Come semi d'autunno

Come semi d'autunno

15,50 €  8,90 €
43% sconto

Autore: Christine Leunens

"Il grosso pericole delle menzogne è che diventano reali nella mente degli altri. Sfuggono al controllo come semi liberati nel vento, che germogliano per conto proprio nei posti più impensati…"
Vienna, seconda guerra mondiale. Johannes è un ragazzo timido, sedotto improvvisamente dal fascino del Führer. I suoi genitori, però, non condividono la stessa fede politica, e a sua insaputa stanno ospitando nella soffitta di casa Elsa, una giovane ebrea.
Quando Johannes, rimasto nel frattempo sfigurato da un’esplosione, la scopre, incomincia a spiarla ma finisce per innamorarsene. Elsa, costretta in quella soffitta, dipinge e sogna a occhi aperti guardando un angolo di cielo dalla finestra.
Tra i due si instaura una sorta di ’gioco amoroso’, fatto di dialoghi e silenzi, gesti d’affetto e scontri d’opinione, ma anche di dispetti e bugie, in un continuo ribaltamento della posizione: Elsa è fisicamente prigioniera del suo nascondiglio e delle attenzioni di Johannes, ma la sua mente è libera di viaggiare; lui invece, che è libero, si scopre sempre più prigioniero dell’ossessione per lei.
Improvvisamente la guerra finisce, Vienna si trasforma, i simboli del Reich vengono rimossi, la città viene spartita in quattro, gli occupanti danno vita a una nuova, baldanzosa invasione.
Johannes capisce che, ora che è sconfitto il nazismo, Elsa non ha più motivo di rimanere lì. E allora decide che, se vuole trattenerla, deve imbastire una menzogna più grande… Come semi d’autunno racconta l’inesauribile fertilità della bugia, ma anche il punto fino a cui può spingersi la volontà di possesso nascosta nell’amore, e lo fa con uno stile ironico, pungente, pronto a cambiare repentinamente prospettiva per offrirci un nuovo scorcio di verità.


"Una scrittrice Vera"
- Matteo B. Bianchi -



Autore

Christine Leunens è nata in Connecticut, da madre italiana e padre fiammingo. Dopo la laurea è venuta a vivere in Europa lavorando come modella per Givenchy e Paco Rabanne.
Il suo successo le ha permesso di abbandonare il mondo della moda per allevare cavalli in Piccardia, dove ha iniziato a scrivere per il teatro, prima in francese, poi in inglese.
Ha ricevuto un premio dal Centre National du Cinéma per una sua sceneggiatura e ora vive in Normandia cercando di conciliare l’attività di scrittrice con il suo lavoro occasionale di modella.


Recensioni



D, Repubblica delle Donne
25 Febbraio 2006

Semi di menzogna
È una storia di segreti e bugie, d’amore e sottomissione quella narrata da Christine Leunens, bellissima ex modella di Givenchy e Paco Rabanne che da qualche anno si è data con successo alla scrittura.
Nata negli Stati Uniti da madre italiana e padre fiammingo, Leunens vive in Normandia, dove alleva cavalli, si dedica al teatro e dopo Uomini da mangiare, ironico romanzo su eros e cibo, nel suo secondo libro ha affrontato temi più complessi. Ambientato durante la seconda guerra mondiale nella Vienna del Terzo Reich, il romanzo racconta le vicende di Johannes, un ragazzino sedotto dal Führer, e di Elsa, una giovane ebrea che come Anna Frank viene nascosta nella soffitta di casa.
Johannes se ne innamora e tra i due inizia una strana relazione di dipendenza reciproca. Chi è infatti il vero prigioniero fra i due? La ragazzina o Johannes, che a fine guerra cercherà, mentendo, di trattenere Elsa accanto a sé? Il problema è che "le menzogne sfuggono al controllo del bugiardo come semi liberati nel vento, che germogliano per conto proprio nei posti più impensati".
Benedetta Marietti


Diario


Si può conquistare il lettore con un libro – Come semi d’autunno di Christine Leunens, traduzione di Maurizia Balmelli, editore Meridiano Zero, 377 pagine, costo 15,50 euro – che coniuga il nazismo con l’amore, la bugia con la passione, l’orrore con la speranza? A leggere la Leunens, ex fotomodella che oltre a scrivere alleva cavalli in Piccardia, si direbbe proprio di sì, e senza dover o voler correre alle tinte forti.
Chi scrive confessa di essere abituale fruitore dei volumi pubblicati dalle edizioni padovane che in Italia propongono maestri "noir" come lo statunitense James Lee Burke e gli albionici Derek Raymond e Christopher Brookmyre e "gioiellini" come Le rose della colpa, racconti amari del cantautore rock Usa Steve Earle quindi la sorpresa di sprofondare in un romanzo che è sospeso tra l’incubo e il sogno è stata grandissima così come la soddisfazione di averlo scoperto. Il tema dell’amore e del nazismo non è nuovo, basti pensare al terrificante La lettrice di Bernard Schlink, uscito quasi clandestinamente per la Tea, che grazie a una relazione sessuale scava nel terribile passato di uno dei due protagonisti, ma qui, nella penna della Leunens tutto si fa complesso, dal rapporto tra i giovane Johannes, hitleriano doc nonostante la giovane e tà, e i familiari e, in seguito, con la giovane ebrea Elsa che mamma e papà nascondono in casa con possibile grave nocumento per l’intero nucleo familiare e, quel che più conta per il giovane, per la sua fede incrollabile in Hitler e il suo ruolo nella "Hitlerjugend" che, nonostante la giovane età, gli ha già regalato una grave invalidità. Se nel romanzo d’esordio, Uomini da mangiare pubblicato sempre da Meridiano Zero nel 2003, la Leunens sconfinava nel surrealismo in Come semi d’autunno si è tenuta ben stretta alla realtà offrendo una visione molto viva della Vienna annessa al Terzo Reich e quindi vittima degli orrori della guerra, costellando il libro di figure solo all’apparenza marginali che bene servono a far risaltare la saga familiare al centro della narrazione. Elsa, non ce ne voglia la Leunens, ha un debito grosso con la povera, splendida, tragica Anna Frank, la sua esistenza nascosta ricalca, maledizione, quella di migliaia di ebrei che cercarono di salvarsi in quel modo solo che qui compare Johannes, il fanatico innamorato con il quale si dipana una relazione che fa male e leggersi ma tempra e avvince.
Quasi fino alle lacrime. In tempi di facili, illeggibili bestsellers incappare in Come semi d’autunno è esperienza dura, lettura che affascina e impaurisce al contempo, non priva di spunti macabramente, sottilmente umoristici, pensiamo al crescente serpeggiare dei dubbi nella mente del fanatico Johannes dinanzi alle prime nefandezze naziste, e di una grande forza interiore che nasce e germoglia grazie all’amore che sboccia tra i due. Amore che va ben oltre la fine del secondo conflitto mondiale, si tramuta in un legame morboso fondato sulla menzogna d’amore, diciamo così, e la fantasia sbrigliata.
La Leunens, siamo certi incosciamente, ha fatto sue le tematiche di due pellicole, Il collezionista che William Wyler girò nel ’65 con Terence Stamp e Samantha Eggar e Goodbye Lenin diretto da Wolfgang Becker nel 2003 protagonisti Daniel Bruhl e Kathrin Sass, e sicuramente letto L’avversario di Emmanuel Carrère, vicende dove l’amore sommuove non solo le storie delle persone ma addirittura la Storia con la esse maiuscola, e nella sua apparente irrazionalità, nel suo parossistico possessivismo sopravvive, sì, ma diventa altro, "’na storia de e da paura".
Che non si può abbandonare sino al finale a sorpresa che laurea, senza tanti schiamazzi, Christine Launens, americana del Connecticut, madre italiana e padre fiammingo come i colori di certe sue pagine come una scrittrice da tenere d’occhio e consigliare a chi un libro lo legge per arricchirsi e crescere.
Magari, come in questo caso, a tratti rabbrividendo a cuore e occhi spalancati. Paolo Zaccagnini il Foglio 15 Luglio 2006 La storia del "Violinista sul tetto" - il musicista ashkenazita che, in tempi di pogrom, ballando sulla sommità delle case di un villaggio nella Russia zarista, riversava note klezmer sulle nequizie del mondo - è talmente bella che merita d’esser raccontata due volte. È una violinista però, e sta nella soffitta di un palazzo della Vienna nazista l’eroina del libro di Christine Leunens.
E la scrittrice - americana del Connecticut, di cognome tedesco, madre italiana, padre fiammingo e domicilio francese: l’ex fotomodella, ormai al suo secondo romanzo, vive oggi in Piccardia dove alleva cavalli - non ripete per la seconda volta la favola musical di Sholom Aleichem. Ripete proprio due volte la disavventura della giovane ebrea nascosta nella tana del lupo scavata nell’Austria annessa al Terzo Reich.
Il lupo è il suo custode: potrebbe essere il suo carnefice, diviene invece l’innamorato artefice della finzione che prima la salva, poi finge di salvarla. Si chiama Johannes, è solo un ragazzo il quale ha votato la propria gioventù alla dottrina hitleriana e al quale l’ostentazione di purezza ariana costò la menomazione subita combattendo e, per contrappasso, la concente infatuazione per la figlia d’Israele tenuta incautamente nascosta in solaio dai suoi genitori. Elsa è un po’ più grande di lui. Era un’amica della sorella maggiore: studiava il violino con lei prima che morisse. E il suo charme di donna più matura, la malia del suo volto di bambina - occhioni neri, boccuccia disegnata come le ali dei gabbiani nei quadretti infantili - l’appeal di amata proibita, finiscono per incantare il protettore/rapitore. La liason è pericolosissima.
Lui come niente potrebbe tradirla e consegnarla alla Gestapo. Lei per un niente potrebbe uscire allo scoperto e farlo arrestare per il tradimento della Gestapo. Ma i due amanti continuano a giocare col fuoco, senza scottarsi, finchè la guerra dura. Lo scotto arriva con il cessate il fuoco. Crolla il Reich, crolla l’idolo coi baffi tenuto in piedi dal suo adepto ormai solo per favorire l’amorosa mistificazione.
Potrebbero crollare anche le illusioni nutrite dal giovane nazista sul conto della sua protegée. Potrebbero. A meno di non continuare ad alimentarle con la finzione: perché mai raccontare a Elsa la vera fine del conflitto? Fittizio era in fondo dall’inizio il terreno di coltura su cui era spuntato il menage: un intrico di bugie germogliate "come semi d’autunno" e cresciute fino a sfuggire al controllo del giardiniere bugiardo. Il quale, con sorpresa "un bel giorno si ritrova a contemplare un albero solitario ma non per questo meno robusto".


Stilos
9 Maggio 2006

Durante la seconda guerra mondiale, a Vienna, il giovane Johannes perde un braccio e parte della mascella per un’esplosione. Costretto in casa, scopre che i suoi genitori nascondono una ragazza ebrea, se ne innamora e, a guerra terminata, le fa credere che Hitler abbia vinto, per poter continuare a tenerla nascosta e prigioniera del suo amore.
C’è un termine scientifico, la sindrome di Stoccolma, per indicare il rapporto di dipendenza e di fascinazione che può legare un prigioniero o un ostaggio al carceriere che tiene in mano le sorti della sua vita.
Quella di cui leggiamo nel romanzo Come semi d’autunno della scrittrice Christine Leunens è una sindrome di Stoccolma alla rovescia, perché è il carceriere che si innamora della ragazza che tiene prigioniera, come succedeva al protagonista de Il collezionista di John Fowles: ma mentre il Frederick Clegg di Fowles "cattura" la ragazza, come fosse una farfalla da collezionare e tenere sotto vetro, Johannes si trova per caso nei panni del carceriere, perché Elsa è una ragazza ebrea che i genitori antinazisti di Johannes hanno nascosto in casa, dietro una finta parete.
Anna Frank che incontra Frederick Clegg: come Frederick anche se per altri motivi, Johannes si sente emarginato dalla società perché è stato sfigurato da un’esplosione all’inizio della guerra. Durante la sua reclusione forzata l’adolescente Johannes - cresciuto nell’idolatria del FŸhrer - scopre che c’è "un’ospite" in casa. Un’ebrea, una della razza nemica della Germania, da eliminare.
Dapprima Johannes è inebriato dal potere che ha su di lei, perché Elsa non può sottrarsi alla sua presenza e dipende da lui e dal suo silenzio, poi ne è attratto, è inevitabile che se ne innamori. Poco importa che lei sia più grande di lui e continui a parlargli del fidanzato. Inizia così un legame morboso che dura più di vent’anni: quando finisce la guerra, Johannes prende tempo e non dice nulla ad Elsa, poi le dice che la Germania ha vinto, gli ebrei sono stati mandati tutti nel Madagascar, se lei uscisse adesso, lui verrebbe arrestato per averla nascosta, sarebbe la fine per entrambi. Johannes è un carnefice che ama la sua vittima (ma esistono carnefici senza vittime che si lasciano vittimizzare?), che le dà tutto quello che pensa possa farle felice - tranne la libertà che renderebbe infelice lui. Quanto percepisce Elsa della verità?
A volte sembra che sappia e che preferisca non sapere, come un animale domestico che non si azzarda ad uscire dagli ambienti che conosce; gli articoli di giornale che Johannes le fa leggere non hanno date: noi le sappiamo - una delle ultime notizie è quella degli americani che mettono piede sulla luna - e ci servono per marcare il passare del tempo, come il muro di Berlino, i cambiamenti della lunghezza delle gonne e i nuovi modelli di automobile. E il rapporto di equilibrio o di squilibrio tra i due cambia, se prima era la Bestia che si innamorava della Bella, nel corso degli anni il viso sfigurato di Johannes passa più inosservato, mentre Elsa si imbruttisce, ingrassa, i capelli si ingrigiscono. Non si sa più chi è il carceriere di chi, prigionieri entrambi nel bilocale in cui sono stati costretti a traslocare perché Johannes ha finito i soldi, dilapidati per lei.
Sopra i tetti, perché nessuno guardi dentro e veda Elsa. Finché resta solo Johannes, carceriere e prigioniero di se stesso, in questa storia di fanatismo politico, amore malsano, di ossessione e possessione, di menzogne che irretiscono e generano altre menzogne a cui si finisce per credere, come fossero realtà. Stilos ha intervistato la scrittrice.

Intervista a Christine Leunens

La sua biografia dice che è figlia di madre italiana e padre fiammingo, che è nata negli Stati Uniti e abita in Francia. Come mai ha scelto una storia che si svolge a Vienna e che inizia negli anni ’30?
- A Parigi, anni fa, ho conosciuto una signora francese sulla settantina la cui famiglia aveva nascosto un ebreo durante la guerra. Lei si era innamorata di lui e lo aveva sposato dopo la guerra. I suoi genitori si erano opposti al matrimonio, l’avevano disconosciuta ed esclusa dall’eredità. Nella mia storia ho messo una donna al posto dell’uomo e ho spostato l’ambientazione a Vienna: ho vissuto a Vienna a periodi alterni per due anni ed è una città in cui, secondo me, si respira ancora il passato. Johannes sembra predisposto ad amori unici e possessivi: fin da bambino era stato affascinato da Hitler, e dopo trasferisce la sua ossessione amorosa su Elsa. E’ immaturità, mancanza di fiducia in se stesso, necessità di trovare la propria ragione d’essere in qualcun altro? Sia immaturità sia mancanza di sicurezza di sé. E tuttavia Johannes cade in trappole insidiose. Da bambino è affascinato da Hitler perché Hitler lo fa sentire importante, gli dà il senso di avere una missione vitale in cui il suo ruolo è di salvatore: salvare dal pericolo la sua razza, fare del mondo un posto migliore. Anche Elsa gli dà il senso di avere una missione vitale. Lui è l’eroe che la salva. Quando la guerra è persa, Johannes si rende conto che, se la lascia libera, non solo perde lei, ma anche questa sensazione di essere necessario a qualcuno, collegata a questa grandiosa immagine di se stesso e del suo amore per se stesso. E poi c’è il motivo della bruttezza attirata dalla bellezza, anche se il rapporto tra di loro è così complesso che bellezza e bruttezza sono completamente capovolti alla fine. Prima dell’incidente, come ragazzo Johannes era più bello di quanto Elsa fosse carina; tuttavia cerca di convincersi che il suo bell’aspetto non è scomparso del tutto, perché i suoi geni sono intatti e avrebbe avuto dei figli belli. In realtà è toccato profondamente dal fatto che Elsa non sia turbata dal suo aspetto. Poi, col passare del tempo, le sorti si ribaltano: Elsa ingrassa e lui, nella sua gelosia, ne è contento. Si sente più sicuro, perché meno uomini potrebbero desiderarla se lei fosse libera. Invece la sua cicatrice viene nascosta dalle rughe e ha un aspetto più interessante che attrae la gente. Ad un certo punto Elsa dice: "Puoi immaginare l’orrore di vivere tra le lame di rasoio della verità?".
- Quanto sa Elsa e quanto non vuole sapere? Ormai Elsa sa e non vuole vivere nel mondo della verità. Il suo rapporto con Johannes, in quella che a quel punto è la loro menzogna reciproca, sembra più speciale di un legame ordinario con piccoli problemi domestici. Avendo avuto un assaggio degli orrori del mondo, Elsa non si sente in grado di affrontare la vita fuori e tutti i particolari spaventosi che la aspettano. E poi, sapendo che Johannes ha perso i genitori a causa dell’aiuto che le hanno dato - un’azione coraggiosa di cui sente che lei non sarebbe stata capace - è tormentata dai sensi di colpa. In un certo senso è lei stessa che si è rinchiusa in prigione. Quando Johannes regala ad Elsa un uccellino e lei lo rifiuta, aprono la gabbia e l’uccellino prende il volo. A volte gli uccellini domestici non volano via anche se ne hanno la possibilità: è il caso di Elsa? E’ perché ci vuole più coraggio a vivere fuori dalle sbarre quando si è abituati alla protezione che offrono? L’aria è così calda e profumata che l’uccellino esita, ma poi prevale l’istinto. La fuga dell’uccellino permette a Johannes di spaventare Elsa con uno degli scheletrini degli uccellini dei vicini - come un segnale di avvertimento. Elsa rimane nella sua gabbia dove è tenuta bene e nutrita. Ci si dovrebbe chiedere come Elsa sarebbe stata in grado di cavarsela, se fosse uscita all’aperto. E’ come l’uccellino che ha dimenticato come si fa a procurarsi il cibo. Aveva interrotto gli studi, non aveva famiglia, né una casa, né soldi, nessuna preparazione al lavoro, e ormai non c’erano più le organizzazioni postbelliche che cercavano di dare una mano seppure con mezzi limitati. Come poteva cercare aiuto senza incriminare Johannes? Prima di scappare, sappiamo che è uscita almeno una volta e chissà se solo una volta. Dobbiamo anche chiederci se continua la finzione per amore di Johannes. Quando lui le dice la verità, si spezza l’incantesimo, si rompono le sbarre mentali e lei se ne va. La storia principale del libro è quella di Johannes e Elsa, ma ce ne sono altre: qual è il ruolo di quella del padre di Johannes, una storia completa in sé? La storia del padre di Johannes è raccontata attraverso Johannes, ma occupa un posto importante nel romanzo perché rivela come la politica e la guerra possano rompere dall’interno i legami famigliari. Il padre di Johannes perde il suo socio in affari, opera nella resistenza, aiuta Elsa e nello stesso tempo sopporta lo stress dell’avere un figlio nella Hitlerjugend, viene deportato in un campo di lavoro, fugge, è ferito e sfruttato da una prostituta. Quando recupera la memoria e si rende conto di che cosa sta succedendo con questa donna e che la moglie è morta, anche se non sa che cosa sia accaduto a Johannes ed Elsa, sente che lui e la sua casa sono precipitati e non può vivere con questa consapevolezza.
- E la storia della nonna? Rappresenta un mondo che scompare? La nonna è uno di quei personaggi comici sopravvissuti di un mondo che è scomparso. Ha votato per l’annessione dell’Austria alla Germania nazista pensando che venisse restaurata la gloria dell’Impero Austro-Ungarico. E’ come una di quelle persone che ci sono in ogni famiglia, che continuano a vivere nella bolla di quello una volta era il loro mondo, le cui idee ti farebbero infuriare se non fossero parenti affettuosi che ti danno anche buoni consigli e sono pieni di buone intenzioni. Anche la casa ha una storia e anche essa sembra rappresentare un mondo che scompare. Smantellata a poco a poco, sembra disfarsi pezzo dopo pezzo della sua gloria passata. La casa subisce le stesse trasformazioni del mondo che la circonda. Prima una struttura del vecchio impero, poi una specie di rifugio-prigione durante la guerra, diventa quasi un bordello ad un certo punto e termina la sua trasformazione nella nuova era commerciale, quando le stanze possono essere affittate singolarmente e il terreno diventa un parcheggio. Si alza il suo valore commerciale a discapito della bellezza. E tuttavia, nonostante tutto quello che c’è di negativo nella storia, paradossalmente siamo quasi sopraffatti dalla forza dell’amore di Johannes. Johannes ama veramente Elsa ed è per questo che gli perdoniamo e stiamo dalla sua parte. Ha una rara capacità di amare e lascia che l’amore guidi la sua vita nel bene e nel male, anche se è una vittima dell’immaturità attraverso cui tutti passano prima di imparare dal tempo e dall’esperienza. All’inizio è infantile nella sua gelosia, possessivo, suscettibile, poi il suo amore matura e scopre la generosità e l’indulgenza.
- Caging skies
(Imprigionare il cielo) è il titolo in inglese e Come semi d’autunno quello in italiano: entrambi hanno una qualità inafferrabile, ariosa. Sono una metafora per il significato essenziale del libro, che nessuno ha il diritto di limitare la libertà di un altro? Che nessuno ne ha il diritto, ma che alla fine, cercare di limitare la libertà di qualcuno è un tentativo assurdo di ingabbiare il cielo, perché la mente umana non può essere contenuta in uno spazio limitato proprio come non si può mettere il cielo in una gabbia per uccelli. Johannes è riuscito a tenere il corpo di Elsa nella casa, ma non ha mai potuto controllare la sua mente, che ha sempre vagabondato e fantasticato. Ironicamente, poiché lui invece era libero di andarsene in giro, la sua mente è sempre rimasta nella piccola stanza in cui era Elsa. Imprigionando il corpo di lei, lui in realtà ha imprigionato la sua stessa mente. Emilia Pagliano


tuttolibri
10 Giugno 2006

La ragazza ebrea nel bugigattolo

Nata in Connecticut da madre italiana e padre fiammingo, ma residente in Normandia, Christine Leunens predilige i romanzi giocati su situazioni estreme. Fattasi conoscere in Italia con Uomini da mangiare, feroce e nemmeno troppo metaforica contaminazione tra i temi dell’anoressia e dell’antropofagia, anzi dell’autocannibalismo, presenta ora Come semi d’autunno, un lavoro altrettanto perturbante, che solo di primo acchito sembra adagiarsi nei moduli del romanzo di formazione: una moderna ed eterodossa educazione sentimentale ambientata a Vienna tra gli anni dell’annessione alla Germania e quelli dell’occupazione alleata, fino al ritorno dell’Austria all’indipendenza.
I due protagonisti sono in linea con il contesto storico. Johannes, che ha iniziato la scuola all’epoca dell’Anschluss, è cresciuto tra la Jungwolk e la Hitlerjugend, sullo sfondo del rogo dei libri e della notte dei Cristalli, vittima ignara di un morbido ma accurato lavaggio del cervello che ne ha fatto almeno ideologicamente un fanatico del Nazismo. Elsa è una ragazza ebrea che, per sottrarla alle leggi razziali e alla deportazione, i genitori di lui tengono segregata peggio di Anna Frank in un tombale bugigattolo.
È, la sua, una esistenza negata, non molto dissimile da quella che altri conducono nella stanza imbottita di un manicomio, nella camera malsana di un lupanare o nella ruvida cella di una prigione. Qui Johannes la scopre, e quasi controvoglia, finisce per innamorarsene in maniera ossessiva e morbosa. Una storia come tante, che potrebbe prestarsi a sviluppi e soluzioni scontate, tragiche o liete, e che invece si dipana, senza mai risolversi, in maniera imprevedibile e mostruosa. La guerra finisce, Vienna è liberata e il Reich è sconfitto, ma Elsa resta sigillata nella casa di Johannes, il quale, per timore di perderla, le fa credere che l’Asse abbia vinto, trasformandosi così da protettore in carceriere.
E a questo punto il lettore comincia a rendersi conto di avere seguito una miriade di false piste, giacché il fulcro del romanzo non è l’amore anomalo forse nemmeno ricambiato tra un fervente e maldestro seguace della svastica e una reietta figlia d’Israele; e nemmeno soltanto il misterioso e ambiguo rapporto reciprocamente sadomasochistico che viene a insinuarsi tra carceriere e carcerato, tra carnefice e vittima.
È invece l’analisi dell’incontenibile fecondità della menzogna, capace di creare una colossale finzione che sa farsi assecondare dalla vita e dall’esperienza concreta. E mentire non giustifica né rinnega la realtà, ma la plasma ai suoi desideri e l’adegua alle sue necessità. E il mentitore stesso si avvolge nelle spire dei propri inganni, fino a ingabbiarsi consapevolmente in un universo virtuale al cui interno vero e falso, fittizio e autentico, soggettivo e oggettivo costituiscono un tutt’uno. Se, come sostiene Christine Leunens, "le menzogne diventano reali nella mente altrui" (e non solo), chi mente non si trova soltanto costretto a modellare se stesso e gli altri su di esse, ai piccoli e grandi eventi della quotidianità e della storia; ma a chiedersi se perfino la propria vita non sia qualcosa di assolutamente immaginario, magari programmato e gestito dal mentire altrui. Si sgretolano così le barriere tra custode e recluso, ingannatore e ingannato.
E in questa insidiosa e perfida ragnatela gli "altri", chiunque siano, vengono relegati ad anonimi ruoli di burattinai o burattini, a seconda che minaccino di smantellare o aiutino a consolidare una partita interminabile e insolubile, giocata tra due protagonisti/antagonisti, ciascuno dei quali non è il doppio bensì la metà dell’altro. Come fratelli siamesi simili ed opposti, condannati a convivere per sempre.
Ruggero Bianchi


Dispenser RadioRai2
27 Marzo 2006

BUGIE E AMORE AI TEMPI DEL TERZO REICH: IL PARADOSSO SENTIMENTALE DI CHRISTINE LEUNENS

Questa sera abbiamo scelto un libro di una scrittrice di cui ci eravamo già occupati. È una ragazza da tenere d’occhio, ci eravamo detti. E ora è tornata. Si tratta di Christine Leunens, scrittrice che ha una storia bizzarra. Nasce negli Stati Uniti da madre italiana e padre fiammingo. Poi viene a vivere in Europa per lavorare come modella per Givenchy e Paco Rabanne, poi smette di fare la modella e si mette a scrivere prosa e teatro, prima in francese e poi in inglese. Oggi vive in Normandia. Qualche anno fa era stata pubblicata da Meridiano Zero con il romanzo Uomini da mangiare che parlava di adolescenza. Il libro di cui sentiremo un brano è quello nuovo.
Come semi d’autunno
racconta una storia d’amore di quelle poderose, inaffondabili, che sconfiggono gli elementi. E gli elementi in questione sono veramente tosti, talmente tosti che raramente ce ne sono che si siano avvicinati. Si tratta di una storia d’amore tra un ragazzo prima della gioventù hitleriana e poi delle SS, e una ragazza ebrea. Il giovane, che si chiama Johannes ed è un convinto sostenitore del Führer, uno cresciuto con quella formazione, plasmato dalla più tenera età, a scuola, e passato per tutta la trafila del perfetto nazista.
Lei entra in contatto con la famiglia di Johannes perché i genitori non sono assolutamente dei nazisti, anzi. Quindi decidono di nascondere Elsa, rischiando la vita. La nascondono in casa e quindi Johannes finisce per conoscerla. Quando la guerra finisce, e lui è un mutilato di guerra, c’è il rischio che Elsa se ne vada. Per tenerla vicina a sé, lui le racconta delle bugie, produce delle minacce finte, costruisce un mondo di fuori che non esiste, pur di avere lei accanto a sé.
Matteo "Ferrato" Bordone

Da inserire:


Data di inserimento in catalogo: 18.04.2013.

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