Uomini da mangiare

Uomini da mangiare

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Autore: Christine Leunens

Rinchiusa nella dispensa, la piccola Kate fissa con astio le ombre dei prosciutti appesi. Sua madre, un’irascibile vedova lituana, la rinchiude lì per costringerla ad abbandonare la sua innata avversione per il cibo. Nella penombra maleodorante di umidità e cipolle, Kate strizza forte gli occhi finché il buio comincia a respirare e a muoversi come una nuvola di farfalle: le tenebre sono vive, e danzano per lei.
Nell’oscurità riesce a sentire il battito del suo cuore e può abbandonarsi a complicate fantasie. La mente di Kate è fervida e impaziente, ma nessuno si preoccupa di rispondere alle sue domande sul mondo, e così lei si crea delle idee tutte sue su quello che gli uomini e le donne fanno quando sono soli. Gli innamorati si mangiano. Affamati gli uni degli altri si staccano morsi di frutti proibiti che crescono sotto i loro vestiti. Per questo Kate ha paura di mangiare. I suoi occhi sgranati una volta hanno visto un uomo e una donna preda della passione: si consumavano a vicenda sulle lenzuola di un letto, come se fosse una tavola apparecchiata.
C’è un’intera cosmogonia nel mondo di Kate: forse tutto l’universo è commestibile. Forse mangiare ed essere mangiati è il solo prodigioso modo di perpetrare la vita. Ma è nel giorno della sua prima comunione che tutto le appare finalmente chiaro. Sentendo sciogliersi in bocca quel fragile velo di pane, Kate inizia per la prima volta ad aver fame; proprio quando il suo corpo sta diventando quello di una donna e l’adolescenza la sospinge verso i segreti chiusi nelle bocche degli adulti.
Christine Leunens, penna ironica e torrenziale, dà vita a un trasgressivo romanzo di formazione, in cui le metafore dell’inconscio si materializzano, si condensano e restituiscono intatte le nostre tentazioni primordiali.


"Un’atmosfera surreale che ricorda i film di David Lynch,
un romanzo immaginifico."
- Vogue -

"Magico, grottesco e molto gustoso."
- Publisher’s Weekly -

"Maliziosamente divertente."
- The Times -



Autore

Christine Leunens è nata in Connecticut, da madre italiana e padre fiammingo. Dopo la laurea è venuta a vivere in Europa lavorando come modella per Givenchy e Paco Rabanne.
Il suo successo le ha permesso di abbandonare il mondo della moda per allevare cavalli in Piccardia, dove ha iniziato a scrivere per il teatro, prima in francese, poi in inglese.
Ha ricevuto un premio dal Centre National du Cinéma per una sua sceneggiatura e ora vive in Normandia cercando di conciliare l’attività di scrittrice con il suo lavoro occasionale di modella.


Recensioni



D, Repubblica delle donne
18 Ottobre 2003

INNAMORARSI AL PRIMO MORSO EROS E CIBO

Ironica e sfrontata, Christine Leunens narra la bizzarra ricerca di Un uomo da mangiare
C’è più di un fraintendimento nell’educazione sessuale di Kate, figlia di una vedova dal robusto accento lituano e dal polso di ferro in fatto di educazione. Il suo disgusto per i succulenti arrosti e le frattaglie che la madre porta in tavola, s’intreccia indissolubilmente all’amplesso della coppia di amici di famiglia spiati dal corridoio, che con il concerto di grugniti, schiocchi di lingue, e invocazioni tipo "Mangiami!" le rivela che il sesso non è altro che un rivoltante banchetto.
La morte del padre in un incidente stradale, con una sedicenne tra le gambe, la conferma in questa convinzione. Le cose si complicano quando i primi pruriti adolescenziali la mettono alla ricerca di un uomo da ’mangiare’. Ha una scrittura ironica e spudoratamente sfrontata, Christine Leunens ex modella di Givenchy e Paco Rabanne, figlia di madre italiana e padre fiammingo che, grazie al successo del libro, ha comprato una tenuta in Piccardia e si è data all’allevamento di cavalli e alla scrittura per il teatro in inglese e francese.
Ora alterna la campagna, l’attività letteraria a poche occasionali incursioni nel mondo della moda. La seconda parte del suo romanzo d’esordio finisce in una gourmandise drammaticamente pulp. Kate vince una borsa di studio per la facoltà di Teologia (e sua madre tenta di spronarla a incassare i soldi senza andare all’università), trasferendosi poi in città.
I suoi obiettivi sessual-cannibalici sono un paio di malcapitati professori e un negoziante superdotato del quartiere. Esperienze così poco soddisfacenti (anche per loro), che la stramba diciassettenne opterà per un estremo rituale gastro-onanistico. Monica Capuani Sushi? Proposi raggiante. Rimasi a contemplare i ripiani del frigo, smarrita. Era il caso di andare sul dolce, marmellata di arance, gelatina di menta o miele, oppure sarebbe stato un miscuglio troppo nauseante? Aprii una credenza.
Con le spezie rischiavo di fargli sospettare severe limitazioni nella mia cucina, che non andava mai oltre l’hamburger e l’hot dog. Frustrata, riaprii il frigorifero. In un piccolo Tupperware c’era un avanzo di riso. La soluzione mi balzò agli occhi. Lo compattai e lo appallottolai tra le mie grandi labbra come un tortino, dopodiché lo bagnai con salsa di soia. " Sushi?" proposi raggiante.
Il professor Ranji doveva avere una preferenza per i sashimi di tonno, perché cercò la mia lingua. Dapprima l’assaggiò con la sua, poi tentò di attirarsela in bocca. Era una trappola, lo sapevo. Di fronte agli orrori della vita battei codardamente in ritirata, coprendomi la bocca con l’avambraccio, contenta che la mia lingua ci fosse ancora. Era chiaro che toccava a me, la novellina, attaccare con il primo morso. Fuori le Mura 11 Luglio 20011 L’imperativo materno che esorta a ingurgitare elaborate cibaglie trasudanti grassi saturi affligge Kate ogni giorno, ispirandone l’intera esistenza. Filastrocche assillanti e sgrammaticate in lingua madre lituana mai dimenticata, la tormentano nel corpo e nell’anima. Sputa fuori cibo con starnuti studiati ad arte, appallottola pezzetti di bistecca nella carta e come per magia si ritrova a dormire tra i sacchi di patate nella semioscurità della dispensa, dove mamma-soldato, pena del contrappasso vigente, l’ha rinchiusa per punizione, tra carcasse di prosciutti appesi e olezzi rivoltanti.
Col suo stock di vestiti scarlatti sempre uguali stile Anna Karenina, Kate soffre l’onta della diversità e vive l’anonimato nella mediocre cittadina statunitense di Wachovi. Mai in gita con la scuola, sua madre è una vedova furiosa risparmia spiccioli dall’indole di ferro e dai vezzi hitleriani. Tagliatovaglioli a metà, non ha mai imparato del tutto "l’alfabeto farfallino" degli americani.
Kate ha una sorella minore a volte complice, Cecilia, e una testa di cervo imbalsamato per amico che la fissa da tavola, assolvendola dal peccato di inappetenza e da un trionfo di quaglie arrostite spennellate al whisky. Qualche ostia consacrata alla chiesa di St. Andrew, tirata su a dosi massicce di teologia, ha un padre fedifrago sottoterra. Paul Lester, lui sì che se ne intendeva di carne fresca sedicenne. Poi Ursula e suo marito: un paio di vicini scoppiati con prole. Partecipi e invadenti. Lei abbronzata con la tinta scolorita, lui vecchio maiale della specie cucinata da mamma. Ma cosa avrà poi nelle mutande il signor Tatta? Un ortaggio? Una pianta carnivora che ricresce di continuo?
Perchè tra gemiti e sospiri, rosicchiava le cosce della moglie quella volta in camera? Che il senso della comunione tra maschio e femmina sia di mangiarsi a vicenda sino a consumarsi? È così che si perpetra la vita? Colpevolmente innocente, Kate è candida e incuriosita. Due fuscelli tremolanti per gambe, è un’alice dalle occhiaie scure fino al collo e dalla gola affamata e profonda. Odia vivisezionare i poveri gamberetti somministrati a pranzo e preferisce adescare pomi d’Adamo come farfalle.
Ma gli uomini si mangiano? Come reni sbattuti su un letto di purè di cui mamma Olga sembra deliziarsi? Al college colleziona appuntamenti a base di carne che le fanno battere forte il cuore. Carpacci di ciccia di professore. Pollastri cotti nel brodo fumante della vasca. Zuppe primordiali. Preservativi come After Eight. Ha finalmente fame. Succhia e mordicchia natiche e capezzoli come dita delle mani. Dal momento in cui si è cibata dell’ostia, le fantasie che ha nutrito per tutto il tempo prendono tragicamente forma sino all’orgiastico delirio da autoannientamento nell’estrema esplorazione del proprio corpo. L’ultima grande abbuffata.
Nella vampata di calore che la avvolge e nel bouquet di odori tuttintorno, Kate è finalmente sazia. In totale adorazione della propria carne. Uscito per la prima volta nel 2003, Uomini da mangiare è un romanzo grottesco e vorace che si crogiola nella sua piccola bottega degli orrori, muovendosi in una galleria di corpi conditi a puntino, lesi nella carne e nelle viscere più segrete e inaccessibili.
Il digiuno anoressico e adolescenziale si scioglie nella pratica bramosa di un cannibalismo speziato e saporito, nel rifiuto timoroso che si fa ossessione. Pensieri surreali e parole gastronomiche saltano dai capoversi, rosolate con timbro semplice e scorrevole. Liquido e malizioso, ha il sapore acre e pungente del sangue al gusto di bistecca. Il pasto nudo si consuma nell’amplesso. Carne da mangiare, da tritare, da mordere, sminuzzare e recidere, da nascondere, da scottare se troppo cruda o da offrire in sushi con salsa di soia.
Carne rossa per prepararsi al mondo inaccessibile degli adulti, universo di mangioni incalliti. Ed è amore al primo morso. Tra uno svenimento, un salmo responsoriale e qualche sottaceto. Nel trionfo organico e un poco naif di odori e sapori che fanno tremare il palato, Christine Leunens, assiste con tono irriverente e ironicamente sfrontato ai deliri mistici di una ninfomane antropofaga e gentile iniziata al sesso su ballerine rosse.
Rimpinza suggestioni fanciullesche perverse e veraci che sanno di meringhe leggere come nuvole di zucchero, dando vita a una bizzarra e sanguinolenta interpretazione del mondo. Si trastulla spudorata con le liturgie primitive e angoscianti della religione. Tra seni acerbi e mammelle da poppare. L’universo è soltanto un gigantesco ingordo banchetto. I commensali apparecchiati sulla tavola del piacere hanno denti aguzzi da coniglio e mani avide. Per mangiarti meglio. Del resto anche i fedeli lo sanno. Vanno in chiesa per saziarsi del corpo senza carne di Cristo. Ma davvero l’agnello di Dio è stipato in quella confezione monodose che si attacca al palato? Romanzo di formazione dal gusto sapido, impastato in fretta ma croccante e originale. Da masticare e digerire velocemente.
Bon appétit.
Erika Di Giulio


kultunderground.org
26 Giugno 2011

Uscito per la prima volta nel 2003, Uomini da mangiare fa parte di quel genere di libri che, senza dubbio, grazie anche al fatto d’essere romanzi, non si dimenticano facilmente. Ma vediamo subito perché. Avevate mai sentito, allora, della storia d’una persona che da essere destinata a provare odio per il cibo diventa devota del cibo? Pensiam di no.
Allora ecco qui la storia pescata, grazie alla scrittrice Christine Leunens, dall’infallibile editore padovano. Kate, figlia d’una vedova lituana che non vive ovviamente più nel suo paese, subisce le trovate della mammina: una su tutte: rinchiudere la pulzella sua nella dispensa per farle ammazzare la sua totale e assoluta avversione per le cibaglie, ficcandola fra i prosciutti al laccio. Dove, quindi, la pulzella sviluppa le sue fantasie, le ingrandisce e moltiplica, le rende caleidoscopiche.
E la pulzella risponderà da sola alle domande che dall’esperienza della dispensa vengon fuori. Kate si spiega, sempre sola sola, che tanto per cominciare donne e uomini in amore si mangiano. Letteralmente. Si sfamano fra loro. Per Kate mangiarsi, nel senso di mangiare ed essere mangiali, significa prosecuzione della specie. Allora dopo i primi bruciori pubici Kate si dice affamata.
E si prepara, tranquillamente, a fare pranzi e cene col metodo che conosce. Christine Leunens mette in bocca e in testa a una ragazzina una strampalata e divertentissima visione della vita. La correda di battute servite dal fumo delle domande e degli interrogativi esistenziali posti. Predispone un fiocco che tiene insieme le due attenzioni. La crescita di Kate, che da adolescente comincia a praticare dopo quei bruciori quanto l’immaginazione che s’era voluta spingeva a fare, è nell’accogliere l’uomo. In quanto l’uomo è l’altra parte del discorso che Kate si fa.
Grazie al consumo di donna e uomo, ma dove la peggio capita certamente al maschio, il mondo deve continuare. Mangiando. Il racconto di Leunens mette, a tratti, paura. Di certo a noi uomini. Ma almeno, nel passaggio di battute quasi comiche, la scrittrice ha composto un romanzo di quelli che dicevamo difficilmente dimenticabili.
Nunzio Festa


iannozzigiuseppe.wordpress.com
21 Luglio 2011

Un piccolo ghiotto capolavoro, l’esordio di Christine Leunens Un pulp sexual-cannibalico quello di Christine Leunens.
Ma anche una favola nera di un’Alice nel paese degli Orrori. Grottesco quanto basta per mettere bene in chiaro i puntini sulle "i": quanta falsità c’è nel mondo maschilista degli uomini e quanta in quella dei preti che ti ficcano l’Agnello di Dio in bocca? Kate è una ragazzina, non proprio la più bella del quartiere: ma a lei non interessa, ha ben altre cose a cui pensare.
La madre dice sempre che i suoi soldi lavorano sodo, per cui non possono essere sprecati per una Coca-Cola o un albero di Natale. La giovane Kate è costretta a fare i conti con una donna che, a tutti i costi, vuole ingrassarla facendole mangiare carne. Tuttavia la ragazzina di mangiare quella carne che prima era un pesce o un pollo vivo non ci pensa nemmeno: ha orrore della morte servita a tavola.
La madre di Kate, lituana in America, vedova, lamenta sempre povertà e non c’è giorno che non se ne inventi una per evadere il fisco o per ottenere dallo Stato vantaggi che non le spetterebbero affatto. E’ una donna diabolica che non ama la sua prole e che in essa vede solamente un peso, un costo da sopportare. Christine Leunens è una demolitrice di idoli nulla affatto romantica: il suo romanzo d’esordio, pubblicato in Francia nel lontano 1999, è arrivato in Italia nel 2003 grazie a Marco Vicentini, avveduto editore che non si è lasciato scappare questa ghiottoneria.
Oggi il romanzo torna sugli scaffali delle librerie e Christine Leunens, grazie alla sua penna tagliente più d’un coltello da macellaio, promette di fare a tocchetti le tante insipide colleghe che si danno ’cento colpi di spazzola prima di andare a dormire’. In Uomini da mangiare l’autrice demolisce i luoghi comuni dell’età dell’innocenza, ma anche quelli più sofisticati e attuali delle vergini suicide di Jeffrey Eugenides.
Christine Leunens fa del grottesco il suo habitat naturale, non mancando mai d’inserire stralci da perfetta commedia erotica alla maniera di Angela Carter. Uomini da mangiare di Christine Leunens è un capolavoro di fantasia e non solo; è soprattutto perfetta fotografia della nostra attuale società e delle sue infinite contraddizioni a tutto danno delle donne.
Sarebbe un peccato davvero mortale lasciarsi sfuggire questo romanzo sì tanto ricco di essenziale nutrimento per la mente.
Giuseppe Iannozzi


lankelot.eu
11 Luglio 2011

Uomini da mangiare è il bizzarro romanzo di formazione della stravagante e poliedrica Christine Leunens, di sangue italiano e fiammingo, nata e cresciuta negli States, passata per la Piccardia e in questo periodo finita dalle parti della Nuova Zelanda.
Ex modella di discreto successo, già allevatrice di cavalli nei boschi transalpini, già autrice teatrale in almeno due lingue, inglese e francese, ha esordito come scrittrice pubblicando, nel 1999, un divertissement grottesco, cattivello, incredibilmente femminile e veramente malaticcio, espressione di una personalità e di una sensibilità abbastanza insolite, fondato su una scrittura nervosa ma non frenetica, veloce abbastanza da restare impermeabile alle ripetute morbosità.
Con caratteristiche come queste non poteva che stuzzicare, qui in Italia, la divertita e appassionata attenzione di un editore e uno scout come Marco Vicentini da Padova, papà (e mamma) della Meridiano Zero. Uomini da mangiare è la storia di Kate, bambina americana di mamma lituana e radicate difficoltà con l’alimentazione: la piccola cresce in un contesto retrogrado, proletario, sessuofobico e ultraconservatore, che finisce per confonderle le idee e per dirottarla in una postadolescenza incresciosamente caotica, sia dal punto di vista erotico che dal punto di vista alimentare. La Leunens fonda buona parte del romanzo sul passaggio dall’infanzia alla pubertà di una bambina vivace e ultrasensibile: è la parte iniziale del libro, quella più stralunata e dolciastra.
Kate cresce tra punizioni grottesche e mancate spiegazioni. Punizioni grottesche come ritrovarsi rinchiusa, proprio lei che faticava a rapportarsi con serenità alle cose da mangiare, in dispensa: sentite come descrive la scena la Leunens…
"Rinchiusa nella dispensa, fissavo con avversione le ombre dei prosciutti appesi. Colpii una forma di provolone con un’asticella di legno e quella oscillò nella sua rete di nylon. Ero seduta su dieci chili di patate dell’Idaho. L’aria era viziata e c’era un puzzo di carcasse affumicate, timo, noce moscata, aglio e cipolla. Non che non mi avessero dato scelta…". …e dalle punizioni d’altri tempi, allucinanti e mangerecce, il passo al macello comportamentale è breve: diciamo che man mano spuntano fuori soavi allucinazioni sul senso e sui significati dell’alimentazione e sulla reale portata delle relazioni tra uomo e donna, con tanto di equivoci blasfemi e di allegre parentesi di autoerotismo.
Il titolo scelto nell’edizione italiana aiuta a mettere a fuoco cosa accade alla giovane Kate, non più bambina, una volta catapultata nel mondo adulto e godereccio dell’università, inevitabilmente lascivo. La Leunens riesce a rappresentare il suo bislacco delirio allegorico con feroce allegria – e finisce per fare la gioia dei cannibali e degli erotomani di tutte le nazioni del mondo.
Oppure, diciamo così, finisce per rappresentare il parossismo della carnalità e della femminilità: un microcosmo bambinesco, caotico, sensuale e mangereccio. Libro sinceramente curioso: avvincente e malato, è un’ilare tragedia scritta per chi ha una gran voglia di farsi una passeggiata nell’inconscio: d’una modella americana nata dall’incontro di tante etnie diverse. Una donna sensibile, un’artista profondamente intelligente. Gianfranco Franchi Linus Ottobre 2003 Da una modella che si dedica alla narrativa ci si aspetterebbero patinati (e/o patetici) ritratti di sfilate, showroom e party esclusivi. Invece l’americana Leunens, già testimonial per Givenchy e Paco Rabanne, si rivela a sorpresa una scrittrice VERA. Racconta l’infanzia, terribile e paradossale, di una bambina vittima di una madre severissima e taccagna che le confonde e idee su religione, sessualità e alimentazione, creandole un esilarante patchwork di nozioni strampalate in testa, come l’idea che l'uomo e la donna debbano sbranarsi a vicenda dopo il matrimonio.
Complimenti a Meridiano Zero per la scoperta e alla traduttrice Maucizia Balmelli per la resa convincente di un linguaggio evidentemente non facile.
Matteo B. Bianchi



Mangialibri
27 Ottobre 2011

La piccola Kate viene rinchiusa dalla madre, una vedova lituana arrabbiata con la vita stessa, ogni volta che si rifiuta di mangiare. E Kate non vuole mai mangiare. Fino a quando, il giorno della prima comunione, quel velo di pane le fa sentire per la prima volta un appetito incontrollabile. La mente curiosa della bambina risponde finalmente alle tante domande che le si sono affacciate nel tempo, e a cui nessuno ha voluto dare risposta. Sono risposte perfettamente logiche, ma che partono da presupposti bizzarri e fantasiosi, e che portano a una lettura del mondo tutta particolare. Gli uomini e le donne, nella loro intimità, fanno proprio questo: mangiano. Meglio, si mangiano.
Morsi, lappate, bocconi, è questo che Kate intravede da una porta aperta a sproposito, un banchetto luculliano che si svolge tra le lenzuola… Un romanzo di formazione, dove la crescita passa attraverso un pasto sconvolgente e indimenticabile.
Non si può che provare simpatia per Kate. L’inglese stentato della madre, le sue recriminazioni contro tutti, quei pezzi di carne tremolanti che finiscono sul piatto con il dovere di essere mangiati… sono davvero troppo! Chi non si creerebbe un mondo tutto suo, dove finalmente domande importanti della vita ricevono risposta? Quando nessuno è disposto a dare sollievo alla fame curiosa di spiegazioni che ha Kate, è costretta a darsi risposta da sola. Da quello che ha visto e sa, la bambina comincia a costruire i suoi tasselli.
Un puzzle folle, che ha però perfettamente senso. Chi aprisse il libro nelle sue pagine finali troverebbe la vicenda surreale e impossibile, ma percorrendo pagina dopo pagina la storia di Kate e la sua introduzione bizzarra al mondo, si sorprende a trovare schiacciante la logica della bambina. E a domandarsi perché nessuno le abbia mai detto che le sue ipotesi sono sbagliate. Un piccolo errore di educazione, una mancanza di comunicazione che porta Kate al disastro. L’idea centrale del libro è originale, folle, intrigante. L’epilogo ancora di più. Lo svolgimento lo è un po’ meno, il ritmo rallenta e non cattura come avrebbe potuto, ma lo spunto rimane inquietantemente e spinge a voltare pagina. Raccapriccianti alcune scene, che non possono essere lette che con il fiato sospeso, per il disgusto.
Perché per Kate tutto è commestibile, ma davvero tutto tutto.
Silvia Turato


Pulp
Novembre/Dicembre 2003

Primordial Soup, molto probabilmente, sarebbe stato un titolo meno evidente e che avrebbe rivelato al lettore meno informazioni riguardo al vulcanico finale, ma, anche subodorando fin dall’inizio dove si andrà a parare, questa prima apparizione italiana di Christine Leunens è fenomenale. Divertente e orripilante al tempo stesso, Uomini da mangiare è anche un frettoloso e perverso romanzo di formazione, almeno in quel senso dubitativo su cui s’interroga Franco Moretti nella nuova introduzione del suo saggio sul romanzo di formazione, appunto.
"E il romanzo di formazione ’degli altri’- donne, neri d’America, proletari, africani...?", e di giovani adolescenti anoressiche, aggiungerei in questo specifico caso. Inoltre l’autrice statunitense divide il suo tempo tra la scrittura e il lavoro di modella, fatto che porta a insinuare un qualche nesso autobiografico. Uomini da mangiare è la storia di Kate e del suo diventare grande, della continua mediazione tra gli stimoli di una mediocre cittadina statunitense, di una madre eccentrica e squilibrata, di un inconscio che riesce magicamente a raffigurare e letteralizzare le sue metafore. A metà strada tra lo spirito nichilista di Una banda di idioti di John Kennedy Toole e la vulgata freudiana, il cibo assume forme mostruose e l’atto sessuale esplicita tutta la sua potenzialità antropofaga. Questo "pasto primordiale", rito di passaggio adolescenziale e grottesco, è troppo perfetto per essere casuale.
Christine Leunens ha giocato sapientemente con la metafora sessuale allo scopo di delineare un difficile romanzo umoristico. La religione, senza alcun pudore, viene sapientemente rievocata nella sua inquietante ritualità primitiva, con i suoi sacrifici umani, e tornano nel romanzo tutti gli incubi più o meno repressi e dimenticati dell’infanzia. La bellezza di Uomini da mangiare è proprio di rievocare le sensazioni di disgusto dell’infanzia generalmente rimosse, di condensarle e di dimostrare quale sia stato il rischio che abbiano passato molti di noi, bambini inappetenti.
Domenico Gallo


Repubblica Musica
18 Settembre 2003

Ero anoressica, ora mangio uomini Provate a coprirvi di spezie e a sedervi su una piastra! La scrittrice, di origine fiamminga, ex modella, ci racconta della giovane Kate e della sua anoressia che si trasforma in voracità erotica, con effetti splatter. Ironia, grottesco, e bella penna.
Filippo La Porta

Da inserire:


Data di inserimento in catalogo: 18.04.2013.

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