Actarus

Actarus

La vera storia di un pilota robot

13,52 €  8,90 €
34% sconto

Autore:Claudio Morici

Tokio, 2076. Anche se sei un pilota di robot di fama internazionale, la routine lavorativa alla lunga pesa.
E Actarus, dopo anni che deve battersi contro i mostri di Vega anche tre quattro volte a settimana, di certe cose comincia un po’ a stufarsi. In Istituto, i colleghi ormai passano più tempo in chat che a preoccuparsi della guerra intergalattica. Il Dottore non perde occasione per sparargli le sue interminabili tirate sul futuro della razza umana, con la sua costante espressione di grande dignità. E sempre con quella noiosa sigla in sottofondo. L’unico che ancora la sera riesce a trascinarlo fuori di casa è il suo amico Alcor. Ma finiscono sempre in quei locali ultrafashion di Tokio, zeppi di commercialisti che sorseggiano succhi di ananas e carote.
Nel bel mezzo della crisi dei trent’anni, Actarus ha una gran voglia di far luce su alcune questioni nodali della sua esistenza. Per esempio, perché con il suo Goldrake deve sempre prendersele per tre minuti buoni dai robot nemici, prima di tirare fuori il tuono spaziale? D’accordo le esigenze della diretta televisiva, ma non potrebbe farlo subito? Il pilota ha proprio bisogno di un periodo di ferie sulla sua Stella natale, Fleed, con quei tramonti multipli dai colori meravigliosi, le ragazze sempre disponibili, e l’IKEA che fa le offerte anche nei weekend.
Ma, mentre i comunicati stampa dei ribelli veganiani si fanno sempre più deliranti e confusi, Actarus conosce Roberta, la pacifista bella e un po’ anoressica, con la dispensa sempre piena di prodotti equosolidali. E comincia a considerare sotto una nuova prospettiva il destino dei conflitti interplanetari…


IL PILOTA DI GOLDRAKE ALLE PRESE
CON IL TERZO MILLENNIO




Autore

Claudio Morici web artist, scrittore, copywriter, è nato a Roma nel 1972. Ex psicologo, ha ambientato il suo romanzo d’esordio, Matti Slegati (Stampa Alternativa, 2003), in una comunità terapeutica. In seguito ha curato l’antologia Teoria e tecnica dell’artista di merda (Valter Casini Editore, 2004) e firmato sceneggiature di vari web cartoon (visibili su www.gordo.it).


Recensioni



Liberazione
6 Maggio 2007

Distruggi il male e va! Actarus, uno di noi Chi è Actarus? Actarus lo conosciamo tutti o quasi.
Actarus è il pilota di Goldrake, il robot con le alabarde spaziali. Ma Actarus è anche il protagonista di Actarus – La vera storia di un pilota di robot (Meridiano Zero, pp. 222, euro13), ultimo romanzo di Claudio Morici, nel quale il pilota di Goldrake vive a Tokyo in un futuro non troppo lontano, ma è un giovane uomo pieno di problemi esistenziali che beve Peroni per distrarsi da un mondo invaso dalle chat. La sua vita non lo soddisfa, si ripete sempre uguale – distruggi il male, salva la Terra, eccetera – e senza nessuna garanzia di stabilità.
La salvezza può essere solo l’amore per una ragazza che lavora nel commercio equo e solidale. Sulle prime potrebbe sembrare un’usurata "operazione nostalgia", ma poi si capisce che si tratta piuttosto di una mimetica biografia sentimentale costruita con la materia dell’irrealtà (eppure così verosimile). Actarus è uno di noi, intendendo con noi quella generazione cresciuta davanti alla televisione e passata senza soluzione di continuità davanti allo schermo del computer.
- Dopo esserti cimentato con i pazzi e il Messico dei funghi allucinogeni – tutte esperienze in qualche modo vissute sulla pelle – hai scelto come protagonista di questo nuovo romanzo Actarus, il pilota di Goldrake, robot del celebre cartone animato anni 80.
Come si arriva a fare questo salto?
-Direi che anche Goldrake l’ho vissuto sulla mia pelle. Non sarei quello che sono senza di lui, proprio come milioni di altre persone della mia generazione. Il fatto è che ha sostituito le favole della nonna davanti al fuoco e gran parte dell’interazione con i nostri genitori (i primi nella storia a piazzare i figli davanti la tv).
Per scrivere il romanzo ho studiato tutte le puntate. Actarus parla come noi, i suoi atteggiamenti nei confronti di tematiche come la guerra, la diversità, gli affetti, ci appartengono di default. Come dire: è successo qualcosa quando eravamo bambini. La mia intenzione era riprendere questo qualcosa come metafora, ma anche svelarlo nella sua realtà causa-effetto, per comprendere i meccanismi di finzione del presente. Quante volte scrivendo hai pensato che il romanzo potesse essere equivocato e preso come l’ennesimo prodotto del marketing della nostalgia?
Stavo scrivendo un libro sul pilota di Goldrake che si scola cinquanta Peroni al giorno, che subisce mobbing sul lavoro e che fa il colloquio da Jeeg, ma lì c’è tutto un altro stile aziendale. E pensavo: "Chi me lo pubblica?". Poi ho intuito l’appeal editoriale, anche per la questione "nostalgica" e in fondo mi andava bene. Tuttavia non sono un nostalgico, Goldrake è solo un contesto funzionale.
Il mio romanzo si interessa del mondo del lavoro, degli extracomunitari come Actarus e della nostra capacità di accorgersi che stiamo vivendo dentro un terribile cartone animato americano.
- Il libro è pervaso da un sentimento di disillusione evidente, come di tradimento di un’utopia: continui sono i riferimenti all’epoca d’oro della New Economy e al suo successivo fallimento…
- Ho iniziato a lavorare come creativo in una web-agency quando ti assumevano perché eri andato a fare il colloquio con lo skateboard. Ricordo che due minuti dopo che era caduta la prima torre gemella, il collega della scrivania accanto aveva preso la foto e ci aveva già fatto il desktop del computer, e mi diceva: "Guarda che fico, Cla!". Tre mesi dopo l’azienda stava fallendo, come tutte le altre. Non a caso i colleghi di Actarus chattano dalla mattina alla sera invece di interessarsi alla guerra. L’unica vera minaccia che puoi fargli è staccare la rete. E’ una situazione che va oltre il precariato, no? Chi è allora Actarus? Actarus si accorge che c’è qualcosa che non va. Sono anni che gli dicono che la Terra è sul punto di essere distrutta, poi combatte, ammazza tutti e si ricomincia da capo. Lo stesso plot, 6 volte a settimana, dalle 7 alle 7:30, con replica il sabato...
Actarus è l’unico a chiedersi: cosa sta succedendo? È mai possibile? Ci hanno presi per bambini dai 7 ai 13 anni? Senza parlare delle puntate: magari stai nel nascondiglio segreto e tutto a un tratto ti ritrovi a fare la spesa al supermercato. Possibile che nessuno si accorga di niente? Actarus prova a parlarne ai pochi amici che gli rimangono, ma ottiene solo indifferenza. Allora tenta un differente stile di vita, ma ecco che dovrà pagarne tutte le conseguenze, una sorta di atroce vendetta della società. Actarus è il classico trentenne italiano: più dimostra di essere intelligente e più viene bombardato da missili termonucleari. Esiste ancora una distinzione tra reale e irreale, tra il vero e il falso? Actarus e la ragazza di cui si innamora (una pacifista che opera nel commercio equosolidale) in una scena del romanzo sono sdraiati a contemplare le nuvole. Il classico gioco del "che ci vedi?". Actarus non ci vede proprio nulla, nuvole e basta. Tranne alla fine, quando tra le forme scorge un bambino, con le scarpe sul divano, che lo sta guardando.
- Hai frequentato per parecchi anni la piccola editoria e i circuiti alternativi. Che tipo di influenza hanno secondo te questi spazi sulla cultura italiana in generale?
- Beh, il discorso è complesso, mi concedo però un’osservazione. Non conosco un libro pubblicato da un piccolo editore negli ultimi dieci anni che non poteva essere pubblicato anche da un editore medio o grande (se escludiamo ragioni di vendite). Il fatto è che non c’è più differenza di contenuti, e questo non mi piace per niente. Negli anni Settanta, ad esempio, non era assolutamente così. Oggi c’è una sorta di intesa, dove il grande fa le stesse cose del piccolo e pesca gli autori dai soliti 4-5 e tutti gli altri piccoli editori stanno lì che vorrebbero tanto che beccassero anche da loro. Roba incestuosa, no? E infatti spesso nascono figli disgraziati, brutti, dementi, pieni di problemi, che campano pochi anni.
- Quali sono gli scrittori che in questo momento preferisci o quelli a cui ti sei ispirato per Actarus?
- Actarus deve molto a Hubert Selby Jr, Viktor Pelevin e anche a Luciano Bianciardi. Gli italiani contemporanei che preferisco sono Pincio e Galiazzo.
Cristiano De Majo



il manifesto
12 Aprile 2007

Dagli anni Ottanta con nostalgia Gli "anime" giapponesi sono al centro del romanzo Actarus di Claudio Morici Esiste il product placement, la pubblicità occulta, anche in letteratura?
Sorge (l’ironico) dubbio, tanto è ossessiva la presenza della Birra Peroni tra le pagine di Actarus - La vera storia di un pilota di robot, romanzo di Claudio Morici in libreria per Meridiano Zero (euro 13, pp. 224), e nella malconcia vita quotidiana del protagonista, ben noto a chi sia stato bambino negli anni Settanta per essere il pilota di Goldrake, il robottone protagonista di Atlas Ufo Robot di Go Nagai, uno dei più celebri fumettisti/cartoonist giapponesi. Dopo anni passati a respingere l’invasione della Terra da parte delle malvagie truppe di Vega, il molto umano extraterrestre Actarus mostra tutti i sintomi di una sindrome da stress post-traumatico, che si mescola alla ben nota "crisi dei trent’anni" da mancata realizzazione, in amore, nel lavoro, persino nel sesso.
Intorno a lui, gli altri personaggi dell’anime non ne escono meglio: l’amico del cuore Alcor si è guadagnato sul campo il soprannome di Alcol e di tanto in tanto fa fuori involontariamente un paio di centinaia di civili, il Dr. Procton è un vecchio trombone tanto dignitoso quanto sinistro e la dolce Venusia una sessuomane in carriera.
La vita di Actarus, scandita dai blackout di fine puntata, è un vero Truman Show: ce n’è abbastanza per pensare di voler cambiare vita, e così fa il nostro eroe dopo l’incontro con Roberta, pacifista militante, bella e un filo anoressica, che vende porta a porta un infuso di fiori di margherita e ne approfitta per fare resistenza culturale. Ma se gli dèi vogliono punirti, di solito realizzano i tuoi desideri…
Così come esistono i film per adolescenti, ecco il "romanzo per trentacinquenni": bisogna infatti essere nati nel 1972 o giù di lì – come Morici – per apprezzare una narrazione che identifica, un po’ come certa fiction televisiva, un target ben definito, tramata com’è di rimandi alla prima stagione, indimenticabile e un po’ piratesca, di diffusione nel nostro paese degli anime: Atlas Ufo Robot è stato infatti tra i primi "cartoni animati giapponesi" ad approdare, all’inizio degli anni Ottanta, sul piccolo schermo italiano, con enorme successo di pubblico (infantile e non) e prevedibile, noioso corredo di polemiche giornalistiche e pedagogiche.
Accanto a Goldrake, è degli stessi anni la trasmissione delle serie di Jeeg Robot d’Acciaio, anche lui un personaggio uscito dalla penna di Go Nagai, e Mobile Suit Gundam, opera di un altro grande nome del settore, Yoshiyuki Tomino. Senza essere in possesso di questo codice, difficile decifrare il senso di una «operazione nostalgia» come quella messa in atto in Actarus da Morici, ex psicologo con esperienze di web art, e due pubblicazioni al suo attivo, Matti slegati, romanzo, per Stampa Alternativa, e Teoria e tecnica dell’artista di merda, per Valter Casini.
Romanzo iperrealista e antiromantico, Actarus. La vera storia di un pilota di robot funziona un po’ come una Peroni di scrittura: scivola giù facile, ma lascia un gusto amaro in bocca.
Laura Pugno


Mucchio Selvaggio
Novembre 2007

ANTIEROI
Era la fine degli anni Settanta. In televisione comparvero i cartoni animati giapponesi.
Actarus era il pilota di Goldrake, il robot che salvava la terra a suon di lame rotanti e alabarde spaziali. Un giovane scrittore dalla vena sperimentale, Claudio Morici, immagina che Actarus viva a Tokyo, in un futuro non molto lontano, e che incarni lo spirito scazzato dei suoi coetanei di oggi. È dunque un single poco più che trentenne, frustrato dalla routine e dipendente non da qualche pericolosa droga ma dalla birra Peroni, che costa meno.
Chi dunque da bambino sognava di emulare le grandi gesta dell’eroe spaziale può continuare ora nel percorso identificativo trovandosi a tu per tu con una vicenda di ordinaria frustrazione. L’intento satirico del libro è evidente e ben riuscito: in un mondo dominato dalle chat e dai reality, i rapporti umani autentici sembrano azzerati.
Anche il lavoro e l’utilità sociale sono utopie. A nessuno importa nulla che uno si renda utile oppure no. Realtà e finzione sono un viluppo inestricabile. Solo Roberta, una no global fissata con il commercio solidale, può strappare Actarus dai suoi giorni grigi. Lui nel frattempo vive di sogni: vorrebbe tornare sul suo pianeta d’origine, Fleed, una specie di Eden irraggiungibile, tanto che il lettore dubita persino che se lo sia inventato. Ma la realtà è una perpetua disillusione. Sconfitto un mostro, si ricomincia daccapo. La metafora è evidente: viviamo tutti in un gigantesco cartone animato (magari più americano che giapponese).
Non siamo di fronte a un’operazione della nostalgia, piuttosto a una amara presa di coscienza. Sostiene Morici che "Actarus è il classico trentenne italiano: più dimostra di essere intelligente e più viene bombardato da missili termonucleari".
Paolo Bianchi


Nova/il Sole 24 ore
14 Febbraio 2008

Intervista con Actarus, pilota di Goldrake Actarus, nel libro di Morici vuoi le ferie ma non te le danno: è colpa della precarietà? Il contratto da pilota di robot é a tempo indeterminato. Certo, la guerra può finire... ma la vedo dura. Combattiamo da anni, tutti i giorni dalle 6 alle 7, con replica il sabato e la doppia battaglia in giorni particolari, come il Natale. Non mi danno le ferie perché c«è questa cosa di salvare la Terra dalla distruzione totale. Io gliel’ho detto: "Anche Gundam si é preso una settimana l’anno scorso...".
Ma loro niente… Sei stressato? Stressato non é la parola giusta, é che mi sento un deficiente. Scusa un attimo... (Tira fuori una bottiglia di birra e la scola sollevandola con due mani). Ogni giorno mi avvertono che un nemico "invincibile" si sta avvicinando: io allora prendo la moto, raggiungo il nascondiglio segreto, entro nella testa di questo robottone con le corna e disintegro il nemico. Ma non era invincibile? Vinco sempre io, negli ultimi secondi, da 10 anni. Statisticamente é assurdo, perché nessuno dice niente? (...)
(...) E allora mi sento un deficiente, come tanti trentenni di oggi. Sono convinto che tra un paio d’anni scoppierà la moda sui libri che parlano di trentenni normali, con un lavoro pagato, che non sono preoccupati per la loro flessibilità, ma per il fatto che si sentono dei deficienti. (Mi fa cenno se voglio un sorso di birra, poi si accorge che é finita). Il precariato è stata una forma di meditazione trascendentale applicata. Ma la mia generazione ha capito che il lavoro non é tutto nella vita. Puoi fare anche il mestiere più bello del mondo, come il pilota di robot, ma quello che devi fare per guadagnartelo, questa tutina rossa aderente, la gente che devi frequentare, questo senso di inutilità... Non basta l’alabarda spaziale per vivere felici! Il lavoro rende tutti i giorni uguali, o sono solo le puntate a finire con la stessa sigla? Scusa, mi sono dimenticato il filo interdentale dentro Goldrake. Ci metto cinque minuti, e ci penso...
(Torna dopo un’ora, barcollando, abbracciando cinque birre). La prossima domanda? Come pilota di robot esistono fringe benefits? Ah ah! Questa me la rivendo in Sala Raggi Protonici... No. Io ci provo a parlare ai colleghi. Al mio capo, il Dottore, gliel’ho detto: "La senti la musica? La senti questa sigla di sottofondo?": ogni volta che sono in moto, che viaggio verso il nascondiglio… se faccio attenzione, parte una sigla, sempre la stessa. E se il Dottore è di spalle, rivolto verso il monte, che parla dell’Umanità, dell’Impegno... ne parte un’altra. Che è? C’é qualcosa che non va, ma non mi ascoltano. Mi trattano come un matto. Pure al telefono, a Gundam, gli ho chiesto se non si é mai stufato di essere quello che è. Mi ha risposto: "Che mi stai a diventà frocio?", e ha attaccato… Parliamo del Centro da dove parte Goldrake, è efficiente ed efficace? Che?? Voglio dire, si lavora in modo produttivo? L’Istituto ha una logica New Economy. Ti mettono in ufficio palestra, videogiochi, gente della stessa età, feste una volta a settimana, stagiste, videoproiettore... Sperano che non te ne andrai mai, che rimarrai a lavorare pure di notte, o il sabato e la domenica, perché la tua vita é fichissima ed è lì dentro… E tutti chattano come dannati: senti queste tastiere che macinano, e se passi davanti allo schermo, tutto tace all’improvviso. Io non sarò mai come loro, io odio le chat. Ancora non ho capito che significa .jpg…
Preferisco morire lentamente, abbracciato a una decina di birre. (Canta) Vai distruggi il male Vai!... E chi se ne frega… Avete casi di riabilitazione sociale al Centro? Il mio collega Alcor è un ex alcolista. Perciò lo chiamano "Alcol": morti bianche, fuoco amico, incidenti con il disco volante, é un disastro! Eppure ogni volta mi fa la ramanzina "Si inizia con la Peroni e poi lo so io dove vai a finire".
Ma é il mio unico amico, gli voglio bene. Anche se certamente oggi sparerà per sbaglio contro una scolaresca. Vuoi un sorso? (Mi offre un’altra bottiglia, ma è di nuovo vuota. Fa la faccia sorpresa, si guarda intorno con aria sospetta, in allerta). Come si combatte il nemico della Terra, e chi è ora? Non é cambiato niente. È sempre Vega. Quanto è importante l’utilizzo dell’alabarda spaziale di Goldrake? Bah, l’alabarda spaziale non è tutto. Contano molto anche la tecnica e la durata. (Inizia ad avere crisi narcolettiche, apre di scatto gli occhi arrossati, rotea le mani come a dare pugni rotanti). Beh! Allora grazie. Ciao… (Scappo!
Lo sapevo: dovevo intervistare Marc Lenders). Per l’intervista ad Actarus si ringrazia Claudio Morici (Roma, 1972): ex psicologo, scrittore, copywriter, web artist, cartoonist, autore del libro Actarus. La vera storia di un pilota di robot.
Mauro Garofalo


Vetrine (Elle)
Marzo 2008

Cult generazionale
È finalmente uscito in tascabile Actarus. La vera storia di un pilota di robot (Meridiano zero) di Claudio Morici, narratore romano classe 1972, psicologo pentito e net artist.
Actarus è improvvisamente lucido. é cosciente della scansione in puntate della sua vita, vuole uscirne. L’alienazione si sintetizza in un mix micidiale, televisione e Peroni, e nella percezione che c’è qualcosa che non va, perché prima di sconfiggere il nemico deve prenderle sempre di santa ragione per un bel po’, e magari salvare Alcor e Venusia. Tutto si ripete identico, vai distruggi il male vai e via dicendo, alabarda spaziale e passa la paura. Actarus deve uscirne: così, dopo anni di lavoro ininterrotto, di scontri all’ultimo sangue con i veganiani, pretende una vacanza. Anche Gundam s’era preso una settimana, l’anno precedente.
Gianfranco Franchi


XL
Giugno 2007

Se l’eroe di Goldrake ha una crisi d’identità Dopo anni a lottare contro l’implacabile Vega, anche Actarus, il pilota del mitico robot Goldrake, non ce la fa più. Il capo rompe, gli anni (trenta) cominciano a pesare e il vuoto dentro si fa più grande di quello cosmico. Come reagire? La risposta sta in questa divertente storia dell’ex psicologo Morici da leggere se sembra pure a voi di partire per una guerra intergalattica ogni mattina.
Vai, distruggi il male, vai.
Mario Pellizzari


carmilla.com
22 Giugno 2007

Actarus è un combattente un po’ suonato, non mangia libri di cibernetica, insalate di matematica, è dedito alla Peroni, ne ingurgita ettolitri, solo così riesce ad attutire gli sgarbi di una vita eroica ma altamente stressante. Ogni giorno, puntata dopo puntata, un format crudele lo condanna a guidare un robot e a sconfiggere le forze del male.
Certo, è soddisfacente, la gente chiede autografi, i bambini raccolgono figurine, ma la responsabilità è sfibrante. Va’, distruggi il male, va’. Tra un combattimento e l’altro rilascia interviste a giornalisti feroci e paraculi, zappa la terra nella fattoria del Dottor Procton e simula una relazione con Venusia che alimenta l’ingordo gossip interstellare.
Con il collega Alcor, passa le serate alla Bomba, uno di quei locali per pubblicitari, gente alla moda, piccoli industriali, dj, commercialisti e piloti di robot, dove stanno tutti zitti con il bicchiere in mano, bicchiere lungo e sempre pieno, succo alla carota, succo alla carota e mela, mela e pompelmo, a guardarsi intorno o per terra, facce da sms. Alcor è tristemente noto per il fuoco amico, nel corso delle missioni è solito ammazzare civili durante goffe manovre.
È il ragionevole prezzo da pagare, la terra va salvata ogni giorno, i nemici sono alle porte, la fine del pianeta è imminente, procrastinata grazie allo splendido lavoro dell’ Istituto Spaziale s.r.l., dove tutti collaborano UNITI, secondo le proprie competenze, rispettando gerarchie e organigramma. Tutti lottano per l’umanità, i mostri di Vega sono sempre più minacciosi, l’insicurezza schiaccia la popolazione, ma al termine della puntata miracolosamente il maglio perforante fa la cosa giusta.
Va’, distruggi il male, va’. Fino al giorno in cui ad Actarus qualche pericoloso dubbio inquina il cervello. In preda a pensieri idealisti ed effeminati assedia Alcor. Perchè si parla sempre di quello che fa Vega? Di quanto è forte e cattivo, di come anche stamattina la Terra verrà distrutta da uno con le orecchie da asino… Poi andiamo lì, tiriamo due missili rotanti e gli facciamo un culo grande che ci passa un’astronave madre. Non ti sembra una cosa per bambini? A insinuare pensieri deboli e domande controproducenti è Roberta, anoressica al punto giusto, equosolidale quanto basta. La presa di coscienza è amara, Roberta incalza, infarcita di sana controinformazione.
"Actarus ti rendi conto della parzialità del tuo programma di studio nel collegio per diventare piloti? "No." "Qual è la capitale della Corea del Nord?" "Praga." "Lo sai che il dieci per cento dei suicidi in Giappone avviene tra le persone che lavorano per l’Istituto?" "A me non è mai successo di uccidermi." "Lo sai che l’industria che sta dietro la costruzione di un robot costa ogni anno circa il doppio dei soldi che servirebbero a sfamare tutti gli abitanti della Terra?" "Avanza pure qualcosina per il cinema e la pizza?" La depressione schiaccia la scatola cranica di Actarus, il cervello imbevuto di Peroni oscilla pericolosamente, la nostalgia per il pianeta della sua infanzia, il paradisiaco Fleed, esplode. Fleed è l’antitesi della Terra, la Stella natale di Actarus dove trovarono asilo le migliori menti dell’universo, uomini politici, artisti, attivisti controculturali, ex galeotti, ex casalinghe, viaggiatori, capi di Stato convertiti a nuove religioni, liceali illuminati e soprattutto gente che voleva divertirsi e basta. L’escamotage narrativo è geniale, l’abuso di un feticcio pop il cui ricordo accomuna una generazione che ha poco da rivendicare, ha in sé qualcosa di estremamente comico ( si ride, durante la lettura, credetemi, si ride ) e volontariamente tragico.
Goldrake, primo e irripetibile, reiterato poi all’infinito, senza requie. Goldrake è per sempre stampato nei nostri cervelli, dove riposano da qualche parte tutte le sigle dei cartoon giapponesi in un’orrida compilation. In Morici, psicologo pentito, la componente lisergica, allucinata, è solo un piccolo propulsore che colora di tinte accese e trash uno squallido bianco e nero. Gratti un poco la superficie del testo e appare evidente una spietata analisi dei nostri malesseri, tracciati in modo quasi didascalico. La metafora dell’incomunicabilità del nostro tempo non poteva essere più centrata, il nostro io è ostaggio di sovrastrutture ingombranti, difficilmente governabili. Siamo prigionieri di format sempre identici, il potere e i galoppini dell’informazione ci gestiscono come fossimo bambini ritardati. Se alzi la manina per un dubbio sei game over, fuori dal giro giusto, un disadattato. Nemmeno Gundam ha pietà di noi. "Mi chiedevo ad esempio, ti capita mai di stancarti di essere Gundam?" "Stancarmi? Che intendi amore mio? Se mi stanco mi sparo un fialone di anfetamina endovena e sono pronto a far saltare le cervella a questi ridicoli burattini chiamati nemici. Ieri a uno gli ho messo la pistola dentro l’orecchio." […]
"Intendevo tutt’altro tipo di stanchezza… Ad esempio non ti è mai venuto in mente che… non può essere tutto qui? Cioè, che c’è dell’altro, magari potremmo vivere in modo diverso." "Actarus?" "Sì?" "Sei diventato frocio?"

Morici il 27 giugno esce dal format, parte per un campo di lavoro sandinista in Nicaragua. Fine della puntata. La Stella Fleed forse esiste. Io invece chiudo con una frase spregevole, Actarus – La vera storia di un pilota di robot è il perfetto libro estivo. La copertina può trarre in inganno, quindi in spiaggia proteggetelo da mocciosi invadenti e trentacinquenni rincoglioniti.
Va’, Morici, distruggi il male, va’.
Saverio Fattori

Da inserire:

    ISBN: 978-88-8237-137-1
    Pagine: 224 
    Brossura con bandelle
    Formato: 15x20 cm
    Data di pubblicazione: Marzo 2007
    Tutti i libri dell' autore: Claudio Morici

Data di inserimento in catalogo: 18.04.2013.

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