Ti ricordi di Ida Durbin?

Ti ricordi di Ida Durbin?

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Autore: James Lee Burke

Per il detective Dave Robicheaux, la Louisiana è terra di fantasmi: dove il tempo sembra scorrere all’indietro, e i ricordi possono uccidere. Come il ricordo inatteso di Ida Durbin. Ida era giovane e bella, e svanì nel nulla in un giorno d’estate. Era il ’58 quando Dave e il suo fratellastro Jimmie conobbero Ida a Galveston. Lei cantava i blues di Kitty Wells accompagnandosi con il mandolino. Il suo sogno era incidere un disco, ma la sua vita era rimasta intrappolata tra le pareti di un bordello. Doveva saldare un vecchio debito. Jimmie, innamoratosi a prima vista delle sue chiome rosse, voleva scappare con lei in Messico. Ma il giorno pianificato per la fuga, Ida scomparve, portata via da un’auto misteriosa. Adesso qualcuno sembra conoscere dei dettagli sulle sorti della ragazza, che la ricollegano al nome degli Chalons, membri blasonati di un’aristocrazia terriera razzista e arrogante. Un caso ben più attuale sta scuotendo intanto la comunità cajun: gli omicidi del "serial killer di Baton Rouge". Le sue vittime accertate sono almeno cinque. Sui corpi sono stati rinvenuti segni inconfondibili di violenza sessuale. Da poco una sesta donna è stata rapita, e la polizia è messa sotto tiro dalla stampa. Nonostante gli anni che passano, l’insofferenza di Robicheaux per l’ingiustizia e l’arroganza del potere è rimasta intatta. Così come il genuino desiderio di andare oltre la ferita razziale che non ha mai smesso di lacerare la sua terra. Protetto dall’inseparabile angelo custode Clete Purcel, Dave tenterà di seguire le labili tracce di Ida e nel contempo di fermare il serial killer prima che sia troppo tardi, anche grazie all’aiuto di una incredibile suora-attivista. Burke tesse nel suo stile migliore un noir che affonda le radici nella violenza della storia americana e dei suoi intramontabili pregiudizi di classe. Ma un nocciolo di speranza resta anche in questo mondo spietato. All’orizzonte risplende la certezza che presto o tardi i pellicani torneranno a veleggiare sulle placide acque del bayou.


"Una delle più emozionanti serie noir americane"
- Giancarlo de Cataldo -



Autore

James Lee Burke nato a Houston e cresciuto tra il Texas e la Louisiana, di questi paesi racconta la storia sanguinaria e la natura imponente. Ha lavorato come operaio per una compagnia petrolifera, come reporter, professore universitario, impiegato all’ufficio di collocamento della Louisiana, e non solo. Reso celebre in tutto il mondo dalla serie del detective Robicheaux, di cui Meridiano Zero ha pubblicato nel 2004 Sunset Limited, è tra i pochissimi ad aver vinto due Edgar Award per il miglior romanzo di crime fiction dell’anno.
Da due dei suoi libri, Two For Texas (Meridiano Zero, 2004) e Heaven’s Prisoners, sono state tratte le versioni cinematografiche.
Visitate il sito di James Lee Burke: www.jamesleeburke.com




Recensioni

Buscadero
Novembre 2006

È difficile invecchiare, anche per un duro come Dave Robicheaux, il personaggio di tanti romanzi di James Lee Burke che in Ti ricordi di Ira Durbin? è più crepuscolare e contradditorio che mai. È solo con il suo gatto e il suo procione e si sposa una suora.
Dovrebbe avere l’età per andare in pensione, ma attira più guai di un parafulmine in una tempesta del Golfo. Sostiene che il passato è alle spalle ("Ho imparato per esperienza personale che l’età non porta molti doni, ma uno di questi è la consapevolezza che il passato è passato") e, giusto per completare l’opera, va a riesumare la storia di Ira Durbin, una ragazza di cui si era perdutamente innamorato il fratellastro, Jimmie.
Il flashback riporta tutti all’ultimo scorcio degli anni Cinquanta, "la fine di un’epoca che, credo, gli storici potrebbero considerare l’ultimo decennio dell’innocenza americana", come scrive nell’incipit.
Dave e Jimmie sono a mollo nell’oceano e non si accorgono della tempesta e degli squali in arrivo. Una bellissima ragazza li avvicina con un’imbarcazione di fortuna e li aiuta a raggiungere alla riva. Colpo di fulmine, e dato che nei romanzi di James Lee Burke tutti vivono due o tre vite contemporaneamente, si scopre che Ira Durbin suona il mandolino (in verità avrebbe sempre desiderato una chitarra, una Martin, per la precisione, ma questa è un’altra storia) e canta straordinariamente bene, ma è anche una prostituta. L’innamoratissimo Jimmie farebbe qualsiasi cosa per lei. Le paga persino delle incisioni delle sue canzoni e le spedisce alla Sun Records, a Memphis perché "è lì che hanno cominciato Johnny Cash e Elvis Presley. Anche Jerry Lee Lewis".
La love story finisce subito in rissa perché una prostituta è un investimento redditizio e a lungo termine e due sbarbati non hanno molte possibilità di cambiare le regole del gioco e della strada. Ida Durbin sparisce nel nulla, ma ci sarà sempre il suo nome al centro di un vortice promiscuo e ambiguo in cui si intersecano gli efferati omicidi di un serial killer, i contorti legami famigliari di una casta che crede di vivere ancora gli ultimi giorni della guerra di secessione, l’intreccio sordido tra politica, informazione e inconfessabili business criminali che rende irrespirabile l’aria del bayou, di New Orleans, della Louisiana e dell’America tutta.
Dave Robicheaux, per quanto confuso e disordinato (nonché seguendo le convinzioni sbagliate, le sue) se ne va contro i mulini a vento con un moralità scricchiolante, viene preso a legnate, non fa mai quello che pensa e pensa troppo a quello che ha già fatto (dei bei disastri, solitamente) ma in fondo, se proprio non aveva visto giusto fin dall’inizio, almeno è l’unico ad avere una visione d’insieme. Niente di nuovo, si dirà: il paesaggio e i personaggi (compreso il folle socio di Dave Robicheaux, Clete Purcel, che arriva in scena con la forza di un ciclone tropicale) non sono cambiati, ma va bene così.
James Lee Burke è come il tabasco: è sempre lo stesso, ma è bello saporito e in Ti ricordi di Ira Durbin? è anche molto ispirato perché, per citare una delle letture preferite di Dave Robicheaux (Sant’Agostino) "il presente del passato è la memoria, il presente del presente è l’intuito, il presente del futuro è l’aspettazione", e tutto quello che succede in quel particolarissimo angolo d’America attorno al Delta e davanti all’Africa è sempre un viaggio nel tempo.
Marco Denti


il manifesto
29 Novembre 2006

La Louisiana in bianco e nero di un detective cajun

Un serial killer e un delitto che riemerge dal passato Potrebbe far pensare a storie già scritte e già lette il fatto che al centro dell’ultimo romanzo di James Lee Burke – Ti ricordi di Ida Durbin? – ci sia un delitto che viene dal passato che i potenti di oggi cercano d’insabbiare. Del resto tutti i casi in cui Dave Robicheaux s’ è imbattuto avevano questo cliché, quasi a mostrare che tutti i mali della Louisiana narrata da Burke hanno radici antiche, radici fatte di schiavitù, di sopraffazione, di odio razziale, di malavita organizzata.
Potrebbe ancor più indurre al sospetto il sapere che stavolta il detective cajun inventato dalla penna di Burke ha a che fare con un assassino seriale e che la soluzione, classicamente per i thriller di questo tipo, arriverà a poche pagine dalla fine, con il classico dettaglio apparentemente banale che fa scattare l’interruttore nella testa del detective innescando la travolgente corsa finale contro il tempo.
Ma se gli attrezzi del mestiere sono quelli risaputi, la maestria di Burke non sta tanto nel saperli usare nel migliore dei modi, ma al contrario quella di sapere quando essi vano deposti e occorre lasciare spazio ad altri. Magari meno precisi al fine di costruire una macchina letteraria per far soldi, ma più "sinceri" nel dipingere una terra quali gli Stati Uniti, il Sud degli stessi ed in particolare la Louisiana, che Burke mostra di amare senza per ò chiudere gli occhi di fronte a problemi e disparità.
Prima fra tutte quella economica che ancora divide i bianchi ricchi proprietari terrieri del passato che ancor oggi mantengono la loro supremazia col petrolio o, come Valentine Chalons, con la propria capacità di manipolare i media dai neri poveri e sfruttati. La storia vede Dave col fratellastro Jimmie ragazzi salvati da uno squalo durante una nuotata nel Golfo da una giovane e affascinante prostituta di nome Ida Durbin. Jimmie se ne innamora e vorrebbe scappare con lei in Messico, ma all’ultimo momento Ida viene rapita da due poliziotti corrotti al soldo dei mafiosi che la costringono a prostituirsi.
Jimmie pensa sia ancora viva mentre Dave non la dubita morta e ne è ancor più certo quando anni più tardi il fratello di uno dei due poliziotti, in punto di morte, gli confida di essere stato testimone da ragazzo del suo rapimento e di averne visto il mandolino fracassato e impronte di sangue nella casa dove era tenuta prigioniera. L’ira di Dave si rivolge verso la famiglia degli Chalons, proprietaria di quella casa e in affari coi mafiosi che la sfruttavano. Ma la riaperta indagine su Ida Durbin s’intreccia con quella di un serial killer che stupra e ammazza donne bianche benestanti nel distretto di New Iberia.
Il vortice di delitti e di rabbia mal repressa porta Dave a confrontarsi con la belva mai completamente sopita dell’alcolismo, ma anche a trovare una nuova compagna di vita. Alla fine, ancora una volta, tutto si risolverà per il meglio, ed ancora una volta Dave sarà riuscito a mettere un piccolo sasso nelle ruote del sistema, mentre a fargli da coreografia sempre più apocalittica, lampi e uragani minacciano di strappar via quella terra anche a causa dell’incuria – ambientale – dei suoi padroni.
Francesco Mazzetta


il Mucchio Selvaggio
Dicembre 2006

A Dave Robicheaux, il detective cajun di New Iberia, succedono sempre un mucchio di cose avvincenti e cattivissime. Anche per questo il suo ciclo non stanca mai. L’ultimo atto della saga sorprende l’ex alcolizzato (ed ex reduce dal Vietnam, e vedovo della terza moglie) alle prese con un fantasma del passato: Ida Durbin, una prostituta dai capelli rossi della quale il fratello di Dave, Jimmie, si era innamorato.
Ida è un’immagine sfocata gonfia di nostalgia e innocenza risalente al 1958, un’epoca di Ford, musica e drive-in che i fratelli Robicheaux ebbero la fortuna di vivere da giovani. Dave e Jimmie covano da allora il rimorso di aver provocato la morte della donna, forse rapita e di certo scomparsa nel nulla. Ma i detriti tornano indietro, i protagonisti non possono evitare d’essere investiti dalla piena di un passato malsano.
Intanto il Golfo è flagellato. La Lousiana dell’ultimo Burke è fotografata subito prima di Katrina: New Orleans, meravigliosamente decadente e malaticcia, allagata d’illegalità, è battuta dalle tempeste, i bayou neri e raggrinziti dal vento, il bacino dell’Atchafalaya paludoso e ostile. Tremano le case coloniali del Garden District. Robicheaux è sotto assedio: magnaccia e serial killer, predatori e sbirri peggio dei delinquenti. Sarà tentato dal demonio alcolico, che apre nella vicenda uno squarcio di straordinaria ambiguità visionaria, per poi sposare in quarte nozze una piacente suora laica disobbediente, che rinuncia alla Chiesa per lui.
Il nostro detective rimane incastrato nella morsa di un cinico anchorman televisivo (che lo manderà addirittura in carcere), ma infine l’umanità di Robicheaux vince. Perché l’ethos è infine più forte del risentimento, e di una violenza covata con ostinazione; la ricerca della giustizia a volte può rendere rabbiosi. Quella di Dave è la verità amareggiata che si accontenta del presente, senza pretendere di emendare un passato che non si può più riscrivere. "La giustizia ci raggiunge con i suoi tempi", è il motto di cui il poliziotto reintegrato in servizio Robicheaux ha fatto tesoro.
Gianluca Veltri


Pulp
1 Settembre 2006

Quattordicesimo episodio della serie, Ti ricordi di Ida Durbin? ci ripresenta un Dave Robicheaux invecchiato, ma non domo, irrimediabilmente alle prese con un passato, tanto lontano quanto perduto, fonte ultima dei demoni che popolano la sua esistenza. Demoni che riemergono dal tempo dell’innocenza, da una lontana estate del ’58 all’isola di Galveston. Un’estate di lavoro per Robicheaux, e per il suo fratellastro Jimmie, mitigata da qualche uscita a pesca nelle acque della baia, ma turbata da un amorazzo colmo di riconoscenza di Jimmie per Ida, una giovane prostituta, da allora misteriosamente scomparsa, Ritrovandosi casualmente sulle tracce di Ida il protagonista viene bruscamente riportato in un presente instabile e non privo di tentazioni.
Un presente soffocante, manovrato da arroganti oligarghie tra le quali spiccano gli schizoidi componenti, di nobile stirpe, della famiglia Chalons dalle ascendenze normanne. Con il corvo della tentazione alcolica perennemente appollaiato sulla spalla, ma con un inaspettato risveglio delle proprie tensioni ormonali, Robicheaux viene reintegrato, di necessità, nell’ufficio dello sceriffo di New Iberia per collaborare alle indagini su un serial killer. Accompagnato da una malinconia invadente, e dalla sfrontata irruenza del suo pard Clete il nostro, sempre meno tollerante e sempre più scomposto, si aggira alla ricerca di una salvezza possibile o, forse, di un amore.
Come succede con tutti i personaggi seriali ben riusciti, il piacere dell’affezione sovrasta talvolta lo spirito critico e sicuramente questo è il caso di Dave, un compagno ritrovato nelle cui vicissitudini è piacevole perdersi.
Come in un inestinguibile sequenza di narrazioni orali, Burke arricchisce la leggenda del bayou con una serie di digressioni, di variazioni sul tema, innestate su un consolidato, seppur coinvolgente, impianto tematico. Più nostalgico del suo stesso personaggio, ripropone il consueto Louisiana combo: miscuglio di malcelate tensioni razziali, di conflitti di classe solo apparentemente dimenticati e di rancori mai sopiti.
Con sullo sfondo una Big Sleazy sempre piu’ squallidamente impregnata di mafie, quasi in attesa del devastante morso di Kathrina.
Corrado Pipan


il Sole 24 ore

14 Gennaio 2007

Un cavaliere indomito per la rossa

Alcuni romanzi possiedono un curioso appeal: si leggono notando lucidamente i difetti che hanno, eppure avvolgono come una coperta calda d’inverno e cullano il lettore fino all’ultima pagina, lasciandolo magari con un po’ d’amaro in bocca per il finale non proprio rassicurante, ma anche con la convinzione di aver letto un gran bel racconto. È quello che succede con Ti ricordi di Ida Durbin? di James Lee Burke che, cresciuto fra il Texas e la Louisiana, e dopo aver fatto i mestieri più diversi, un giorno ha deciso di mettersi a scrivere. E ha scritto tanto e con tanto successo che in Italia, dopo una brevissima escursione mondadoriana, è conteso da due editori: Meridiano Zero e Baldini Castoldi Dalai.
Burke certo non utilizza nessuno degli insegnamenti dispensati dalle scuole di scrittura americane, e fin dall’inizio dˆ la sensazione di infischiarsene bellamente di qualunque regola. la struttura delle sue storie è sbridellata, i personaggi sembrano capitare nella vicenda del tutto casualmente e il protagonista Dave Robicheaux, poliziotto della Louisiana ed ex alcolista perennemente in bilico sul baratro della ricaduta, invece di affannarsi dietro all’indagine, come succede nelle crime stories ortodosse, si concede lunghe pause di inattività che lo distraggono dal fatto criminoso.
L’Ida Durbin del titolo è una bella ragazza dai capelli rossi della quale molti anni prima si era invaghito Jimmie, il fratello di Robicheaux. Cantante di belle speranze ma di brutte prospettive, e prostituta di infimo bordo, sarebbe dovuta partire con il suo innamorato per andare lontano e cambiare vita, e invece, vista l’ultima volta su un auto in compagnia di due ceffi non proprio raccomandabili, era scomparsa. Ossessionato dal ricordo, Robicheaux non è mai riuscito a dimenticare quel caso irrisolto, e da sempre convinto che Ida sia stata uccisa per volere del patriarca della più ricca famiglia del posto, ancora spera di fare giustizia. Gliene offre l’occasione l’omicida seriale chiamato "il serial killer di Baton Rouge". È indagando su di lui che Robicheaux trova il modo di ritornare sulla scomparsa di Ida Durbin.
Dave Robicheaux è un poliziotto assai chandleriano. Come Marlowe, anche lui è dotato di uno strano senso della giustizia, e anche lui si concede trasgressioni che per altri farebbero scattare le manette. Romantico e cavaliere solitario circondato da perdenti, ha come arcinemico un milionario senza scrupoli e il suo rampollo (anche qui l’eco di Chandler è inequivocabile).
Ma diversamente dal maestro dell’hard boiled, James Lee Burke usa la crime story come pretesto per raccontare d’altro. Del razzismo che ancora ferisce gli Stati Uniti del Sud, delle sopraffazioni subite dai più deboli, del cinico sfruttamento della terra da parte dei petrolieri, che lui bolla come del tutto indifferenti ai disastri ambientali. Anche in Ti ricordi di Ida Durbin?, come negli altri suoi romanzi, per raccontare il presente Burke tiene spesso lo sguardo rivolto al passato, alla ricerca di un tempo perduto che a quanto pare neppure la nebbia del ricordo riesce a migliorare.
E in questo è simile a Joe R. Lansdale, anche lui texano e anche lui incatenato a una terra della quale racconta i difetti solo con la speranza di riuscire a eliminarli. "…narrano di tristezze e povertà, di crudeltà e di gentilezza, di speranza e di disperazione nella vita di tutti i giorni, e dipingono quadri capaci di raffigurare la foschia dell’alba…" così descrive gli scrittori degli Stati uniti del Sud il giornalista Premio Pulitzer Rick Bragg.
Se poi alcuni usano il giallo come pretesto, meglio ancora. Non l’ha forse fatto anche William Faulkner?
Laura Grimaldi


tuttolibri
4 Novembre 2006

Amore e morte tra i bayou di Burke

James Lee Burke è una sorta di orchidea selvatica, un bulbo carnoso da delta, in fiore tra i miasmi delle paludi che si aprono improvvise sulle infinite dita d’acqua che portano al mare tra le brume profonde e i vapori ansimanti del Mississippi.
È un romanziere da bayou, da pesce gatto d’acquitrino, figlio di quella landa umida, spesso malsana, abitata dai cajun, i discendenti degli antichi galeotti francesi mandati in catene dalle colonie penali del Canada. Mescolati con gli antichi schiavi neri del cotone, disprezzati e mal sopportati nello stesso modo in una terra spesso ferma nel tempo e nella memoria, dove ancora sopravvive un’antica aristocrazia padrona che tira le fila del potere e della ricchezza. Il suo eroe è Dave Robicheaux, detective segnato dall’ombra della morte che gli ha portato via ben due mogli; cresciuto nell’insopportazione delle regole che l’hanno fatto entrare e più spesso uscire (meglio: cacciare) dai ranghi della polizia; e ammantato da un personalissimo senso dell’amicizia e della giustizia che l’hanno fatto deragliare più volte dai binari del perbenistico comun sentire.
La sua penna è pregna di quel suo Sud potente, marginale per gli stessi americani, crogiuolo di umori e di rancori, di storie mai finite, di una passato che torna di continuo. E Ida Durbin è proprio una sorta di fantasma che riemerge da una vita lontana, da un amore mai sopito, da un rimorso lancinante: era infatti una remota estate del ’58 quando Dave e il suo fratellastro Jimmy lavoravano dieci giorni su quindici a disporre cavi lungo le baie della costa tra Louisiana e Texas.
Nelle lunghe pause pescavano dai pontili dell’isola davanti a Galveston, mangiavano gamberetti fritti e inseguivano le ragazze. Una di queste era Ida. Una specie di dea con cui fuggire liberandola per sempre da uno quegli sterminati bordelli a cielo aperto che accompagnavano passo passo le trivellazioni di petrolio e la posa di sonde sismografiche di uomini che scendevano a terra dalle piattaforme intossicati di solitudine e di fatica. Ma, un istante prima della salvezza, Ida era scomparsa, molto probabilmente uccisa da un macro che non poteva permettersi di perdere una delle sue donne senza esibire un duro esempio per le altre, anche solo visitate dall’idea di affrancarsi.
Per tutti quegli anni Ida aveva finito per trasformarsi in un sogno sempre più pallido seppur accorato. Ma ora, del tutto inatteso, sulla strada di Robicheaux appare qualcuno che sembra conoscere la verità su Ida, che la lascia immaginare ancora in vita e in un posto neppure troppo distante. In un tumulto di sentimenti, dal ricupero della gioventù svanita alla dolcezza di un primo amore, Dave e il fratellastro partono così all’inseguimento di una chimera. Non immaginando che dovranno fare i conti con antiche questioni di famiglia, con la spietatezza di un serial killer che incrocia continuamente i loro sentieri, con l’ambigua concretezza di una strana suora laica e con l’inestricabile selva di corruzione e arroganza che alberga su quelle sponde.
Grande ritmo, grande fascino e la scoperta continua di una grande terra.
Piero Sori


xtm.it

Che incredibile poesia c’è nel nuovo romanzo di James Lee Burke, pubblicato come sempre da Meridiano Zero, casa editrice di culto per gli amanti del noir, e che malinconia dolce, crepuscolare a incorniciare una storia che scorre come un fiume con il ritmo lento e umido del sud. Ti ricordi di Ida Durbin? ha un’atmosfera diversa dai precedenti romanzi di Burke anche se i meccanismi narrativi sono quelli che conosciamo, la bella umanità del detective Robicheaux è qui portata all’estremo, e l’autore della Louisiana si riscopre un sentimentale, nel senso migliore del termine.
L’affetto nei confronti dei personaggi è palpabile, si respira sfogliando le pagine e non c’è davvero niente di male, anzi, anche perché siamo ben lontani da qualsiasi malcelata ipotesi di autocompiacimento. Burke, insomma, sembra mostrare con orgoglio la fragilità di un protagonista che rifugge il cliché del detective tutto d’un pezzo e non ha alcuna remora nel mettere a nudo le contraddizioni e i dubbi dell’animo umano.
Non è una novità per uno come Dave Robicheaux si dirà, è vero, eppure qui c’è qualcosa che va la di là, sarà l’impietoso avanzare dell’età, il nuovo matrimonio, o magari un senso di sconfitta che sembra aver lasciato il posto ad una serena accettazione o forse, ancora, i nuovi personaggi che nel tempo sono arrivati a camminargli accanto: Tripod, un procione con tre zampe, e Snuggs, gatto bianco coperto di cicatrici arricchiscono con la loro presenza tutt’altro che secondaria un universo di figure che è bello ritrovare per qualche sera invernale quasi fossero dei vecchi amici.
Tornano allora Clete Purcell, da sempre pard di Robicheaux e autentica dinamo vivente, Helen Soileau lesbo-poliziotta super emancipata sempre pronta a "raddrizzare" le teste calde che si aggirano per le strade di New Iberia, Louisiana, e ancora Koko Hebert, medico legale obeso con un’alimentazione ai limiti del possibile.
La trama è puro James Lee Burke d’annata: un serial killer che strangola le donne, un’aristocratica famiglia del sud nel cui passato si annidano vecchi delitti e vergogne, una donna bella e misteriosa che ha stregato in gioventù il cuore di Jimmy Robicheaux, fratello di Dave, e di cui non si è più saputo nulla se non che forse è stata massacrata da un gruppo di uomini vili e bugiardi.
Ma niente è come appare nei romanzi di Burke, lo sappiamo bene, e così tre strade apparentemente slegate arriveranno ad incrociarsi e a modificare un destino che sembrava essere già stato scritto. Inutile dire che il detective Dave Robicheaux andrà a infilarsi, suo malgrado, dritto in un nido di vespe. La chiave del caso sembra nascondersi nella memoria, il che per il poliziotto di New Iberia è un vantaggio, lui che da sempre vive nell’elegia dei ricordi questa volta gioca in casa.
Magistrale.
Matteo Strukul


Brescia Oggi
9 Novembre 2006

Un noir di James Lee Burke


La visione di una giovane donna, quasi una ninfa delle acque, che si trasforma in magnifica ossessione, in scena madre, in reliquia per la memoria e per la mitologia della giovinezza.
Tutto ha inizio nel lontano 1958, a Galveston, sulla costa tra Louisiana e Texas. Una terra eccessiva, dove la violenza della natura è pari a quella degli uomini che la abitano (non è forse un caso che proprio a Galveston è ambientato il bellissimo L’anno dell’uragano di Joe R. Lansdale, romanzo squassato da una furia biblica di contenuti e forme).
Ti ricordi di Ida Durbin?
di James Lee Burke (Meridiano Zero, pp. 347, euro 15,50) riporta alla ribalta il detective Dave Robicheaux, di origine cajun (i discendenti degli antichi galeotti francesi, una di quelle figure che, una volta conosciute, entrano nell’arengo dei prediletti per direttissima). Ispido, insofferente alla stupidità e all’ipocrisia dei propri simili, provato duramente dagli infortuni che riserva la vita (due volte vedovo), braccato dalle anestesie dell’alcol e dai fantasmi del Vietnam, ma con un codice etico di valori essenziali che provengono dalle sue origini frugali: Dave Robicheaux è un uomo maturo, un poliziotto sempre a rischio di sospensione, non ha smarrito il sentimento religioso, ha un temperamento schivo e ardente, è fallibile ma tiene in gran concetto la propria dignità, propende più all’istinto che alla ragione.
Ebbene, il passato non è a perdere per Dave, il passato dorme dentro di lui e prima o poi ritorna. Lui e il suo fratellastro Jimmie erano solo dei ragazzi, quando a Galveston conobbero Ida Durbin, una rosso naturale, glamour e lentiggini. Lei cantava i blues di Kitty Wells accompagnandosi con il mandolino, sognava di incidere un disco, solo che il suo destino era rimasto intrappolato tra le pareti di un bordello.
Jimmie si era innamorato a prima vista delle sua chioma fulva, voleva scappare con lei in Messico, ma il giorno della fuga Ida scomparve misteriosamente. Ora, a distanza di decenni, il caso di Ida Durbin si riaffaccia ed esige delle risposte. E le sue labili tracce si intrecciano con gli omicidi del "serial killer di Baton Rouge". Le indagini procedono lentamente in un delta del Mississipi carnoso e carnale, corrotto e infido, dove i conflitti e le tensioni del razzismo si sono impastate con la contemporaneità progressiva e con il trasformismo di un potere che non rinuncia alla sua arroganza di classe.
La storia americana nasconde una polveriera che ha il suo detonatore nel profondo Sud. Accanto a Robicheaux, ultimo anti-eroe di un individualismo allergico a qualsiasi spirito di squadra, troviamo una incredibile suora laica capace di coniugare la teologia della liberazione con il calor bianco di una passione senza remore. Ti ricordi di Ida Durbin? è una lettura entusiasmante, un noir doloroso che non dà tregua e che rilancia alla speranza. James Lee Burke ha un grande senso del ritmo e soprattutto sa descrivere la fisicità degli spazi, restituendo profumi, incanti, brividi ed immensità del bayou. Un fondale lussureggiante e melmoso in cui va in scena l’ultima disfida tra amore e morte.
Nino Dolfo

Da inserire:


Data di inserimento in catalogo: 15.03.2013.

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