All'immobilità qualcosa sfugge

All'immobilità qualcosa sfugge

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Autore: Max Giovagnoli

Sette vite sull’orlo di un precipizio e in un unico intreccio. Sette personaggi, tratteggiati da una prosa nitida e incalzante, si muovono per tentare di cambiare il loro destino. Ricchi coniugi borghesi, una prostituta in fuga dalla strada, un politico infelice…
L’autore li filma dentro e fuori, mentre sperano, decidono, perdono tutto. Quando i sogni assopiti si risvegliano dall’immobilità, cercando la guarigione, l’amore o la più violenta passione, la catena delle scelte conduce i protagonisti a un punto di non ritorno: non resta che barare al tavolo della vita, anche con le carte truccate di Second Life.
Max Giovagnoli, pioniere della cross-media communication, firma un esordio di grande impatto emotivo. Con una scrittura lucida e policroma che mescola con efficacia differenti forme narrative – dal romanzo sociale ai dialoghi digitali fino alle sequenze cinematografiche – l’autore procede con altrettanti fermo immagine sulle sette storie dei personaggi. Di ognuna cerca di estrarne il cuore, mettendone a fuoco il nodo alla gola esistenziale, incrociandola e innestandola sulle altre.
E andando infine a ricomporre un affresco che racconta gli errori e i rimpianti di un pugno di vite attorcigliate come stracci bagnati nelle strade di Roma.


"Una delle voci più note della WebLiterature"
- Corriere della Sera -



Autore

Max Giovagnoli dirige il corso di laurea in Cross-Media Communication e insegna Sociologia delle emozioni alla Link Campus University di Roma. Caporedattore internet del Grande fratello e direttore del magazine Cross-media.it, è autore di testi come Fare Cross-media: Dal Grande fratello a Star Wars e Scrivere il web.


Recensioni



il Gazzettino
26 Giugno 2008

All’immobilità qualcosa sfugge (Euro 14) di Max Giovagnoli: sette personaggi, in bilico alla Saul Bellow, ma pericolosamente sbandanti verso la tragedia. Parte dei racconti è giocata attraverso le proiezioni in Second Life, un universo parallelo che inevitabilmente lascia fianchi scoperti e che alla prova de facto immancabilmente fa trovare impreparati.
Un curioso esercizio per testare dove può arrivare oggi l’immaginifico, immerso in tendenze comunicative moderne. Forse già superate.
Alberto Beggiolini


il Mattino di Padova
24 Giugno 2008

Tradimenti di Second life

Il mondo bis del virtuale nasceva 5 anni fa. Il suo guru Giovagnoli scopre la fisicità. A voler semplificare, si potrebbe parlare di tradimento. Ma sarebbe decisamente improprio. Il traditore sarebbe Max Giovagnoli, uno dei maggiori esperti italiani di cross-media, ovvero della comunicazione che usa contemporaneamente più media, incrociandoli tra loro, superando i limiti di quella che era la multimedialità. Ed ovviamente parlare di cross-media significa anche parlare di quella espansione della realtà che è il virtuale.
Giusto cinque anni fa, il 23 giugno, nasceva Second life, la comunità virtuale tridimensionale che permette oggi a quattordici milioni di persone di avere una seconda vita, grazie ad avatar che si muovono in una sorta di duplicazione del mondo reale. In coincidenza con questi festeggiamenti proprio Max Giovagnoli ha deciso di pubblicare un romanzo, All’immobilità qualcosa sfugge, che sembra, per certi versi, rinnegare la virtualità a favore della più concreta fisicità.
Il romanzo, pubblicato dall’editore padovano Meridiano zero mette in scene una serie di coppie sull’orlo di una crisi di nervi, in cui tutti tradiscono tutti e stanno male con se stessi. C’è il grande venditore, rampante e insoddisfatto, che ha la moglie professoressa e l’amante moldava prigioniera del racket della prostituzione. C’è la professoressa, sua moglie, che ha come amante un deputato e lo incontra via mail oppure in Second life, dove i loro avatar possono passeggiare nel centro di Roma senza destare sospetti.
C’è la moglie del deputato, Barbara, che programma gli interventi di trapianto in ospedale e rimpiange la maternità che non è arrivata. C’è un padre appena trapiantato con un figlio, regista del Grande fratello o di qualcosa di simile, che cerca di accudirlo. Vite vorticose eppure in qualche modo immobili, perchè ancorate ad una sorta di perenne incapacità di verità, che all’improvviso però si mettono in moto, culminando in specie di resa dei conti totale da cui tutti escono cambiati, proprio perchè è la loro fisicità a subentrare al tormento interiore.
Ed è come una liberazione, come una riappropriazione momentanea di verità anche quando racchiude in se la tragicità. Dunque è curioso che un esperto di virtualità faccia la festa a Second Life celebrando i corpi, ma la sensazione di un tradimento è solo apparente. Prima di tutto perchè le modalità narrative di Giovagnoli devono molto ai suoi interessi mediatici. Il romanzo è un continuo incrociarsi non solo di personaggi, ma anche di stili comunicativi, in cui il videogioco, il cinema, la letteratura, la comunicazione elettronica si fondono tra loro.
Secondo perchè una corretta visione della virtualità non rinnega mai la fisicità, la concretezza, la vita reale. In altre parole non c’è nessun aut aut, una corretta visione cross mediale non oppone virtuale e reale.
Si può passeggiare su Second Life e litigare in quella che è, invece, la prima vita.
Niccolò Menniti Ippolito


Nuovi Argomenti
Lug-Sett 2008

I fondali bassi di tutti i giorni A tratti le sembra tutto vicinissimo e imminente. Un secondo dopo tutto distante anni luce invece, e impossibile. All’immmobilità qualcosa sfugge è un romanzo ossimoro. Corale e incredibilmente intimista. Digitale e analogico nei fondali di Second Life e solido, fascinoso nella trama di struttura sfrullata eppure ricondotta a uno, scomposta con maestria in tessere che però si ricollocano con continuità in mosaico.
Ana, Tommaso, Frank, Claudio, Barbara, X e Vera sono chiusi come monadi e come quelle compongono l’universo policromo e dolente di Max Giovagnoli, accalcandosi le une sulle altre o liberando l’orizzonte nel tentativo irrisolto di esistenze più tenui. All’immobilità qualcosa sfugge non è un romanzo di appendice o un feuilleton e neppure un saggio teleologico, o non solo, ma un intreccio di storie d’amore e mancanze, di rabbia e insoddisfazione, di malattia e desiderio, narrato giustamente, correttamente, rapidamente come un inseguimento…
Ana era una ballerina, Tommaso uno sposo quasi felice, Frank conosceva l’apnea solo a mare, Claudio era un ragazzo spensierato con la sabbia sotto i piedi, Barbara non aveva figli, X non ha mai avuto un nome e Vera era sempre Vera e continua. Ma Vera è confusa in se stessa là dove gli altri hanno un obiettivo che li tiene come una lenza da pesca. E questa è la direzione. Da qui si emerge e altrove si affonda e basta.
Tutti i personaggi hanno qualcosa di definitivo o almeno un canovaccio quasi buono di se stessi prima che la quotidianità pretendesse una sicurezza, una immobilità, una protervia nelle risposte che nessuno può assicurare. Ana è una puttana, Tommaso un traditore, Frank sta morendo, Claudio è sempre in ospedale, Barbara ha un bambino a distanza e non l’ha detto a nessuno, nemmeno al marito che le ha trafitto gli arti e il cuore, X non ha ancora un nome ma solo un’idea fissa, Vera accelera, accelera ancora perché l’idea fissa di X non è più abbastanza.
La lingua di Giovagnoli è perfetta, insegue se stessa, tentenna intorno alle titubanze dei personaggi, coplpisce e si sporca di sangue, coccola, culla e sospira e All’immobilità qualcosa sfugge è un libro che corre e commuove.
Chiara Valerio


gomarche.it
27 Giugno 2008

Il primo romanzo italiano ambientato su Second Life

A cinque anni dalla nascita della piattaforma creata dal Linden Lab di San Francisco, esce in Italia il primo romanzo che ha come sfondo Second Life. Si tratta di All’immobilità qualcosa sfugge (pubblicato dall’editore Meridiano zero) dell’esperto di cross-medialità Max Giovagnoli. A cinque anni dalla nascita di Second Life (l’anniversario è caduto lo scorso 23 giugno), l’arco di celebrità che ha accompagnato costantemente il mondo virtuale più popolato al mondo sembra ormai tendere alla sua fase discendente, e il Web 2.0 mostra ormai chiaramente quali fossero i limiti creativi della piattaforma creata dal Linden Lab di San Francisco.
Saranno dunque la comunicazione per più media diversi (cross-media), i social network e le nuove communities online, la vera killer application di Second Life e degli altri metaversi? Pare di sì, e le ragioni sono diverse. Per la dimensione nazionale delle communities della nuova Internet, innanzitutto, meno dispersiva di quella planetaria proposta da Second Life e dai mondi virtuali. Per l’interattività nella condivisione dei contenuti tra partecipanti (immagini, blog, video, testi, e applicazioni "user generated") contrariamente alle scarse opzioni a disposizione degli avatar dei virtual worlds. Infine, per il numero altissimo di piattaforme disponibili gratuitamente in tutto il mondo.
Non stupisce dunque che le nuove narrazioni e il "marketing del racconto" di oggi tralascino ormai sim e land di Second Life per rifugiarsi invece nei social network (myspace, facebook, linkedin, ning), video player (youtube, crackle) e piattaforme di video o testo per cellulari (qik, twitter ecc). Il nuovo romanzo di Max Giovagnoli, esperto italiano di cross-medialità, usa questo scenario come sfondo e, in contro tendenza rispetto a saggi e manuali dedicati in Italia alla celebrazione di Second Life, intona una sorta di de profundis del metaverso nella trama del suo All’immobilità qualcosa sfugge, dove due tra i protagonisti usano appunto i loro avatar per incontrarsi frugalmente all’insaputa dei loro coniugi, all’ombra di una vecchia relazione avuta nella vita reale.
Nelle chat e nei loro romantici voli compiuti mano nella mano tra le isole di Second Life, una professoressa di filosofia e un misterioso politico, il cui nome è così importante da non poter essere fatto, costruiscono un "adulterio virtuale" che poi, alla prova del corpo, saranno destinati a combattere contro la stessa dimensione fisica della loro natura. "Se l’arco di comunicazione di Second Life si è ormai compiuto", dice Max Giovagnoli "e ormai a fare notizia sono solo i più o meno prestigiosi ’ingressi importanti’ tra i 14 milioni di utenti loggati, Second Life può essere invece ancora molto attivo come bacino emotivo da riverberare su advertising, comunicazione aziendale e scrittura creativa, sfruttando le nuove narrazioni del web 2.0". All’immobilità qualcosa sfugge è il primo romanzo italiano ambientato in parte della sua trama in Second Life, un giallo dei sentimenti e un romanzo di deformazione che filma le azioni dei personaggi coprendo una tappa dopo l’altra, in un cammino che li porta alla affermazione o alla distruzione come nei diversi livelli di un game infinito.
"Ci sono persone che corrono sempre, ed è come se giocassero a riempirsi la vita, e nel farlo galleggiano inevitabilmente sul pelo dell’acqua – dice Max Giovagnoli – Ce ne sono altre, invece, che mantengono fisso un quotidiano più regolare e immobile, che si impegnano nell’abitare la vita degli altri pur di togliere energia alla propria, e nel farlo sono generalmente più bravi a trovare un equilibrio. Ma si tratta di un equilibrio fragilissimo, e anche se la vita di queste persone somiglia al battito regolare del cuore, o a una serie binaria di tanti 0 e tanti 1, quando fatalmente qualcosa si inceppa ne escono fuori sempre eventi violentissimi, avventurosi.
Ecco, All’immobilità è il romanzo di questi due diversi tipi di persone, e di quello che succede quando vengono in contatto gli uni con gli altri".


jugo.it

Debutta in libreria All’immobilità qualcosa sfugge (Meridiano zero), il primo romanzo italiano ambientato su Second Life: a cinque anni dalla nascita della piattaforma creata dal Linden Lab di San Francisco, esce nel nostro Paese il libro dell’esperto di cross-medialità Max Giovagnol iche ha come sfondo il più famoso dei mondi virtuali. Il nuovo romanzo di Max Giovagnoli, in contro tendenza rispetto a saggi e manuali dedicati in Italia alla celebrazione di Second Life, intona una sorta di de profundis del metaverso nella trama del suo All’immobilità qualcosa sfugge, dove due tra i protagonisti usano appunto i loro avatar per incontrarsi frugalmente all’insaputa dei loro coniugi, all’ombra di una vecchia relazione avuta nella vita reale.
Nelle chat e nei loro romantici voli compiuti mano nella mano tra le isole di Second Life, una professoressa di filosofia e un misterioso politico, il cui nome è così importante da non poter essere fatto, costruiscono un ’adulterio virtuale’ che poi, alla prova del corpo, saranno destinati a combattere contro la stessa dimensione fisica della loro natura. "Se l’arco di comunicazione di Second Life si è ormai compiuto", dice Max Giovagnoli "e ormai a fare notizia sono solo i più o meno prestigiosi ’ingressi importanti’ tra i 14 milioni di utenti loggati, Second Life può essere invece ancora molto attivo come bacino emotivo da riverberare su advertising, comunicazione aziendale e scrittura creativa, sfruttando le nuove narrazioni del web 2.0". All’immobilità qualcosa sfugge è il primo romanzo italiano ambientato in parte della sua trama in Second Life, un giallo dei sentimenti e un romanzo di deformazione che filma le azioni dei personaggi coprendo una tappa dopo l’altra, in un cammino che li porta alla affermazione o alla distruzione come nei diversi livelli di un game infinito.
"Ci sono persone che corrono sempre, ed è come se giocassero a riempirsi la vita, e nel farlo galleggiano inevitabilmente sul pelo dell’acqua - dice Max Giovagnoli - Ce ne sono altre, invece, che mantengono fisso un quotidiano più regolare e immobile, che si impegnano nell’abitare la vita degli altri pur di togliere energia alla propria, e nel farlo sono generalmente più bravi a trovare un equilibrio. Ma si tratta di un equilibrio fragilissimo, e anche se la vita di queste persone somiglia al battito regolare del cuore, o a una serie binaria di tanti 0 e tanti 1, quando fatalmente qualcosa si inceppa ne escono fuori sempre eventi violentissimi, avventurosi. Ecco, All’immobilità è il romanzo di questi due diversi tipi di persone, e di quello che succede quando vengono in contatto gli uni con gli altri".


lankelot.eu

27 Maggio 2008

Quando un sistema muta equilibri – passando dall’ordine al disordine – allora la sua entropia aumenta. E magari possiamo farne letteratura, di queste nuove dinamiche del disordine d’un sistema, con buona pace di Beckett e delle sperimentazioni letterarie più introspettive e profonde, quelle rivoluzionarie intimiste protonovecentesche. Max Giovagnoli, giornalista, saggista e scrittore romano classe 1973, ha deciso di cantare l’entropia nel suo secondo romanzo, All’immobilità qualcosa sfugge, storia di sette persone intrecciate da dinamiche di amore, desiderio e morte.
Due le reminiscenze cinematografiche chiave per accedere allo spirito del romanzo: la trilogia di Kieslowski, Tre colori, e Magnolia di Paul Thomas Anderson. Spiego: il narratore, extradiegetico e onnisciente, tiene i fili delle sue marionette, proprio come fosse dio; le sue marionette interagiscono deviando dalle loro relazioni originarie, fracassando stabilità e frantumando ogni equilibrio iniziale, seguendo esclusivamente un principio-cardine: assecondare un disegno che non conoscono.
Fossimo stati in epoca classica avremmo parlato di destino, di volontà divina, di dannazione plurigenerazionale e di sacrifici per la liberazione dalle colpe: siamo in era postmoderna, niente destino, niente dio, nessun ghenos da estirpare, nessun disegno misterioso. O forse – proprio come in Kieslowski – necessità e destino sono sinonimi di casualità: si vede che certe storie andavano raccontate. Oppure, come in Magnolia, si devono accettare l’inspiegabile, le connessioni tra le vite delle persone, dimenticando che stiamo giocando il gioco di un autore. Il regista. Lo scrittore. Quasi questo regista fosse il regista di un Truman Show di weiriana memoria. Già.
Altra reminiscenza nient’affatto accidentale, come scopriremo. Il romanzo di Max Giovagnoli potrebbe – con l’eccezione di una storia, annodata attorno all’esperienza web borghese di Second Life, divertissement per creature nicolettiane, e del retrogusto grandefratellide di un’altra – essere stato ambientato in qualsiasi altro secolo, e in qualsiasi società occidentale. Perché le tematiche sono e rimangono quelle che ci ossessionano da sempre: desiderio, fedeltà, verità, lealtà, appartenenza.
Cambiate il costume a questi personaggi, cambiate le tecnologie e sempre di fronte alla stessa umanità vi ritroverete. I dialoghi, in questo libro, mancano del tutto o quasi; c’è una discreta epifania di conversazioni avvenute su Second Life che non sembrano molto distanti dal parlato quotidiano e "reale", e qualche sms e una o due mail – non a caso, confezionate esattamente come le missive scritte a mano di qualche anno fa, o al limite battute a macchina. C’è qualche tentativo di rappresentare l’italiano di una straniera o il dialetto romanesco, ma senza incidere, senza volontà di rappresentarlo. Succede, e scivola. La questione è indagare e analizzare i sentimenti, scandagliare le emozioni, descrivere.
Giovagnoli è un descrittore infaticabile, è come se prima ambientasse e dipingesse e poi, e soltanto infine, raccontasse. È come se volesse fosse il lettore a far dialogare queste sue mute creature di carta. È un autore che ti racconta quel che succede ma non sa interpretarlo. Succede.
Terza persona. Come centodieci, centoventi anni fa. Come era in principio. La differenza potrebbe, dovrebbe farla la contemporaneità: ogni elemento della contemporaneità. Uno dei personaggi è uno dei registi mestieranti dell’abominio catodico per antonomasia della televisione berlusconiana, senza nominarlo – che questo almeno possiamo fare - facilmente avete inteso: parlo dello squallore assoluto della ripresa delle scimmie antropoidi in gabbia, viatico per serate delle scimmiette televisive da Costanzo e nei locali.
Scopriamo la sua umanità nel momento in cui s’accorge che il padre sta combattendo contro un grande male all’ospedale: quanto al resto, il personaggio è curiosamente polemico nei confronti di quelle figurette che gli danno da mangiare, i suoi topolini dal volto d’uomo e di donna, e nei confronti della curiosità morbosa del pubblico della sua televisione. Ma insomma, viene il sangue al cervello soltanto al pensiero che un personaggio letterario sia un regista di un format trapiantato da quasi un decennio nelle reti, già pericolosamente livellate verso il basso, del capo del governo, dei suoi sponsor e dei suoi discutibili scherani. Allora è meglio non pensare che la contemporaneità è il format della casetta con tante telecamere e l’internet dei ricchi annoiati che scoprono il web, dimentichi delle avventure grafiche degli anni Ottanta e Novanta o della preesistenza delle community nel Duemila almeno.
È meglio pensare che la contemporaneità di Giovagnoli è composta da quei sentimenti universali che decidono il nostro stato, e determinano i nostri ruoli o almeno le nostre interazioni. Troverete una prostituta dell’est e le sue ferite d’adolescenza, e di perduto romano amore; e la nostalgia irrefrenabile del conquistatore traditore, già sposato e con un bambino in arrivo; e la di lui moglie che intanto tresca su Second Life con un loffio parlamentare; mentre la di lui moglie cura il padre del regista di quel programma idiota e patetico, steso su un bianco letto d’un ospedale.
Matrimoni traballanti, tresche senza colpevolezza, passioni clandestine e fittizie. Sentimenti falsi ed emozioni vere. Ci si incontra di nascosto, o per caso. Il destino è un disegno. Autoriale. Buon viaggio.
Gianfranco Franchi

Da inserire:


Data di inserimento in catalogo: 30.04.2013.

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