Prima che l'uragano arrivi

Prima che l'uragano arrivi

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Autore: James Lee Burke

Trish Klein è bella e pericolosa. Se ne va in giro per i casinò della Louisiana, e al tavolo del black jack sbaglia raramente un colpo. Ma delle banconote segnate portano il detective Dave Robicheaux sulle sue tracce. C’è una brutta sorpresa però che lo aspetta. Trish è figlia di Dallas Klein, che Dave ha visto morire davanti ai suoi occhi quando lavorava a New Orleans. Robicheaux ha assistito ubriaco e impotente all’uccisione dell’amico. Uno squarcio doloroso che si sta per riaprire, e che preannuncia uno dei casi più complessi della sua carriera.
Che cosa fa Trish a New Iberia? È una truffatrice? O è solo alla ricerca di una sua personale vendetta? Intanto un altro caso riaccende le tensioni sociali della comunità locale: il suicidio di Yvonne Darbonne, studentessa modello, descritta dal padre e dagli amici come una tranquilla diciottenne. Ma da un’autopsia emerge che la ragazza era reduce da un’orgia, ed era drogata. E il controllo della droga, in quella zona, è appannaggio di Monarch Little e degli altri reietti della comunità nera.
Qual è l’anello mancante che congiunge le storie di Trish e Yvonne? Toccherà a Robicheaux indagare, scavando sotto la patina di perbenismo di New Iberia, con la sua società ancora sospesa a un soffio dall’epoca schiavista.
Burke esplora con la consueta abilità la psiche dell’uomo, interrogandosi sulle ragioni imperscrutabili del suo agire; ma il romanzo si colora di una più marcata costernazione di fronte alla presenza del male, che non è solo il passato conflittuale della Louisiana, ma anche il perdurare di una ingiustizia sociale impossibile da eradicare. E queste sfumature tragiche si intrecciano con un senso di fatalità imminente, che ha il suo culmine nell’arrivo dell’uragano Katrina: una nemesi finale che abbatterà i deboli argini di New Orleans, per sommergere con la sua furia le miserie degli uomini.


"Il detective Robicheaux è uno dei più affascinanti
protagonisti della crime fiction contemporanea"
- Booklist -



Autore

James Lee Burke nato a Houston e cresciuto tra il Texas e la Louisiana, di questi paesi racconta la storia sanguinaria e la natura imponente. Ha lavorato come operaio per una compagnia petrolifera, come reporter, professore universitario, impiegato all’ufficio di collocamento della Louisiana, e non solo. Reso celebre in tutto il mondo dalla serie del detective Robicheaux, di cui Meridiano Zero ha pubblicato nel 2004 Sunset Limited, è tra i pochissimi ad aver vinto due Edgar Award per il miglior romanzo di crime fiction dell’anno.
Da due dei suoi libri, Two For Texas (Meridiano Zero, 2004) e Heaven’s Prisoners, sono state tratte le versioni cinematografiche.
Visitate il sito di James Lee Burke: www.jamesleeburke.com


Recensioni


Bresciaoggi
8 Gennaio 2009

Follia del presente e fantasmi del passato di Dave Robicheaux

Uno scrittore che vi dice che New Orleans è più simile a un sonetto di Petrarca che a uno elisabettiano, merita attenzione ed ascolto, perché vuol dire che è un’anima poetica ad alta percezione. Le metafore non sono solo decorative, sono la comunicazione.
Sicuramente James Lee Burke non rientra nel canone letterario di eccellenza delle maggioranze né delle accademie, ma i suoi romanzi noir costituiscono un appuntamento ristoratore. Burke non possiede il cinismo dell’epigono hard-bolied che imposta il suo ritmo da musica dura sull’azione, piuttosto rappresenta il romanticismo asciutto di chi conosce gli imperativi esistenziali del dolore e del dovere in un mondo che invece si sta scaricando di ogni principio di responsabilità.
La sua prosa si accende di lampi lirici e riflessivi, ci immerge nella natura potente e mutevole della Louisiana (i profumi, i tramonti sul bayou, i cataclismi) come se fossimo lì, ci appassiona con i suoi personaggi umanissimi e marchiati da stimmate. Uno di questi è il detective cajun Dave Robicheaux, protagonista ciclico, un eroe imperfetto, sempre sull’orlo dell’alcolismo, cattolico praticante perseguitato però da qualche demone violento e autodistruttivo, reduce dal Vietnam con la memoria ferita, poliziotto capace di pagare la cauzione dell’uomo che è stato costretto ad arrestare, perché lo crede innocente.
Robicheaux ha consapevolezza di essere un dinosauro in estinzione, È un malinconico superstite, un "triste, solitario y final", confortato solo dalla presenza dolce della moglie Molly, una ex suora impegnata nel volontariato, con cui condivide comunità di sentire e sesso sicuro. Molly è una donna generosa, che non si porta a letto storie arrugginite e rancori sepolti. In Prima che l’uragano arrivi Robicheaux si trova di fronte alla follia del presente e ai fantasmi del suo passato. Una bellissima ragazza, che se ne va in giro per i casinò, è la figlia di un suo amico che lui ha visto morire senza poterlo difendere, perché era ubriaco fradicio.
Una studentessa modello sembra essersi suicidata, ma l’autopsia rivela che era reduce da un’orgia ed era drogata. Dalle acque emerge il cadavere di un uomo senza nome che presenta lesioni e fratture letali.
Tra i vari casi c’è una connessione, ma bisogna trovarla. La verità per Robicheaux merita più di un supplemento di indagine.
Sullo sfondo c’è la Louisiana, "per metà sotto l’acqua e per l’altra metà sotto processo", un impasto stridente tra corruzione della modernità senza freni e le reminescenze di un’antica civiltà schiavista. Su tutto incombe come una nemesi divina l’uragano Katrina, punizione e detergente.
Nino Dolfo


Buscadero
giugno 2008

"Il passato non passa mai", una citazione di William Faulkner molto cara a James Lee Burke (e per estensione a Dave Robicheaux alias Streak) condensa tutta l’intricata storia di Prima che l’uragano arrivi.
Un primo flashback riporta Streak al suo periodo più cupo, quando vede uccidere a sangue freddo un amico abituato a stare dall’altra parte della linea. La sua mancata reazione, era ubriaco nel momento dell’assassinio, i sensi di colpa e la disperazione lo perseguitano per anni. Poi sulla scena appare la figlia, una dark lady con un piano in testa e nello stesso tempo un’altra ragazza trova la morte in quello che sembrerebbe un suicidio. Di casi disperati come il suo sono pieni i giorni e le notti di Streak che comincia a farsene una ragione perché ad un certo punto dice: "Non esiste tragedia che venga orchestrata da un unico individuo. Un evento per cui ci incolpiamo potrebbe essere il prodotto di qualcosa che va avanti da anni e potrebbe riguardare più gli altri che noi stessi".
Cadavere dopo cadavere, il suo passato torna in tutta la sua violenza anche perché Streak ha la dolorosa coscienza che "il vero problema è che quasi tutte le persone coinvolte probabilmente avrebbero vissuto vite del tutto normale se non si fossero incontrate". L’intreccio di omicidi è così complesso che nel momento cruciale una delle protagoniste si sente in dovere di precisare che, sì, "siamo tutti assassini". Una definizione che è obbligato a condividere, vista la situazione in cui si trova (non proprio comoda) e visto il suo ingombrante passato, ma contro cui continua a dibattersi in un amletico dilemma.
Nell’eterna lotta, tra un’idea di bene e di male, tra il presente e il passato, per la vita e per la morte è assistito dai suoi colleghi e amici di sempre, a partire dal voluminoso e devastante Clete Purcel, e in Prima che l’uragano arrivi non mancano tutti gli elementi coreografici, le scene d’azione, i personaggi e i caratteri che ben conoscono i lettori della saga di James Lee Burke. Questa volta però sopra le teste della moltitudine di vittime e carnefici, mai così vicini gli uni altri altri, e solo un po’ in ritardo rispetto ai loro appuntamenti con pallottole, spranghe, mazze da baseball e persino un piccone appuntito, sta per arrivare un’apocalisse devastante. Gli uragani che stanno viaggiando nelle acque del Golfo sono soltanto il colpo finale, dopo l’incuria, l’arroganza, l’indifferenza che hanno segnato per sempre la vita di New Orleans e della Louisiana.
James Lee Burke, per bocca di Streak, non usa mezzi termini: "Questo non è il paese in cui siamo cresciuti. Ormai è di proprietà di pezzi di merda, da cima a fondo. Solo che adesso è tutto legale e loro hanno le loro brave lauree e indossano completi da duemila dollari".
All’arrivo dell’uragano Katrina, siamo all’epilogo dell’ultimo capitolo di Streak, ma anche ad una svolta amara, dolente e ancora irrisolta nella storia dell’America. James Lee Burke, in una pagina accorata, descrive così quei giorni drammatici: "Gli argini si ruppero e il grande bacino che circonda New Orleans si riempì d’acqua, di liquami e di rifiuti chimici. Intrappolati sui tetti dele case e nelle soffitte senza finestre, gli abitanti del Lower Ninth Ward del distretto di Orleans annegarono a centinaia, se non a migliaia. Se vi è capitato di ascoltare le registrazioni delle telefonate fatte da quelle persone nelle soffitte e sui tetti, non dimenticherete mai la disperazione nelle loro voci mentre l’acqua saliva".
 Niente sarà più come prima e i toni crepuscolari di James Lee Burke racchiudono lo spirito di una citazione classica (che a lui dovrebbbe piacere parecchio) dal De rerum naturae di Tito Lucrezio Caro: "Il tempo per sé non esiste, ma sono le cose stesse a far nascere il senso del tempo, il pensiero di ciò che è compiuto, trascorso da noi, e di ciò che è presente e infine di ciò che sarà".
Il senso della tragedia corale, della scomparsa di un’intera città, della perdita di un’identità matura, proprio come dice il titolo, Prima che l’uragano arrivi, per poi compiersi in un altro tempo, in un altro passato, quasi malinconico e fatalista, a cui Streak si abbandona citando l’indomabile amico Cletus: "non si abbandona il paese in cui si è nati, né alle forze dell’avidità né alle calamità naturali. Le canzoni che portiamo nei nostri cuori non muoiono. La primavera tornerà, che siamo qui ad aspettarla o meno".
Una piccola, intensa lezione di umanità nel cuore del disastro. Un grande Streak. Uno struggente James Lee Burke.
Marco Denti


Film TV
13 Aprile 2008

Non sarà più la stessa. Infatti l’hanno rinominata "The Big Uneasy", perché dopo l’uragano Katrina New Orleans ha per sempre cambiato i connotati, e niente sarà facile.
James Lee Burke lo aspettavamo al varco. Romanziere, texano d’origine ma adottato dalla Louisiana della quale è straordinario cantore, Burke in oltre una dozzina di libri dedicati al detective cajun Dave Robicheaux ha saputo raccontare nei minimi dettagli le contraddizioni di una città che non si scrolla di dosso gli orrori di un passato e di un presente pieni di contraddizioni. Robicheaux abita nel distretto di New Itaca, dove all’epoca dell’ultimo dei mohicani i francesi del Canada (i cosiddetti "acadiani", da qui la storpiatura "cajun") vennero deportati dagli inglesi vittoriosi. Si adattarono a uno dei peggiori climi del mondo e svilupparono una cultura autoctona, francofona e meticcia, della quale oggi restano tracce soprattutto esteriori, nella musica (lo "zydeco") e nel patois parlato dai vecchi.
Reduce dal Vietnam, ex poliziotto di New Orleans cacciato perché alcolista, poi redento e tornato in servizio a New Itaca, Robicheaux non si rassegna al marciume e alla violenza di una terra che ha conosciuto il segregazionismo più atroce, la nascita di Cosa nostra (che a ridosso del Quartiere francese uccise oltre 120 anni fa un capo della polizia) con clan come quelli dei Giacano e di Carlos Marcello che forse fecero fuori un Presidente, e governatori famigerati come Huey Long. I suoi sociali sono figli della stessa terra: lo sceriffo Helen Soileau, pronta a sopportare gli eccessi di Dave, la moglie Molly, ex suora cattolica, e soprattutto Clete Purcel, un irlandese da un quintale e mezzo capace di sterminare un esercito senza battere ciglio, eppure dal cuore tenero.
Siamo in zona noir, dunque, solo che Burke tratta il genere come fosse la materia narrativa di William Faulkner. Del quale rispetta alla lettera una massima: "Il passato non solo è sempre con noi, ma non è nemmeno passato".
L’ultimo libro, Prima che l’uragano arrivi (Meridiano Zero), dopo alcune prove opache, restituisce lo scrittore all’ennesima potenza, e soprattutto fa i conti con Katrina, lasciando che gli indizi del suo arrivo devastante siano da contrappunto a una storia che ricorda Chandler o la Dalia nera di Ellroy. Robicheaux affronta la figlia di un amico che anni prima non seppe salvare perché troppo ubriaco, e nello stesso tempo indaga sul suicidio di una ragazza limpida e spensierata. Tutt’intorno si muovono gli emissari del potere più arrogante, quello criminale ma non solo, mentre la natura violentata si prepara all’apocalisse.
Come se il "coro" di flora e fauna dei film di Terrence Malick a un certo punto smettesse di rimanere indifferente per esplodere la propria rabbia, e restituire al mondo (e agli uomini) le giuste proporzioni. Burke fa parte di quella generazione di intellettuali traumatizzata dalla guerra del Vietnam, incubo costante di Dave e Clete, durante la quale ci si rese conto che l’unico paese nato democratico aveva perso per sempre l’innocenza. E finalmente il personaggio di Robicheaux avrà un volto cinematografico degno (dopo la non esaltante prova di Alec Baldwin in Omicidio a New Orleans, 1996): Tommy Lee Jones.
Protagonista di In the Electric Mist with the Confederate Dead da uno dei migliori titoli della serie (in italiano uscì per il Giallo Mondadori con il titolo L’occhio del ciclone). La vera sorpresa è però il nome del regista: Bertrand Tavernier.
Mauro Gervasini


jamesleeburke.wordpress.com
27 Novembre 2007

A colloquio con James Lee Burke (parte 2)

Eccoci alla seconda (ed ultima) parte dell’intervista con JLB.
Nel frattempo – come raccontava lui stesso nella Prima parte – Jim si è trasferito a New Iberia "per l’inverno". Lo fa da circa dieci anni e "continuerò a farlo finché potrò guidare con tranquillità". L’intervista è molto "personale", sia nel senso che gli ho fatto le domande che interessavano a me, sia nel senso che volevo capire qualcosa di lui che non si ritrova già nelle migliaia di interviste che ha rilasciato. Anyway: buona lettura.
- Come trascorri il tempo quando non scrivi?
JAMES LEE BURKE - Ogni tanto mi impegno sui ferri di uno sport-club per dare a tutti la possibilità di farsi due risate. Inoltre adoro pescare e il Montana in questo senso è un luogo perfetto. Poi trascorro molto tempo curando i miei cavalli e mandando avanti il nostro ranch. Ma soprattutto io e Pearl abbiamo quattro nipoti ed è meraviglioso passare il tempo in loro compagnia.
WG - Ti interessa la politica? JLB - No, ma sono molto preoccupato per il mio Paese.
WG - In alcune tue interviste hai citato S. Agostino e S. Tommaso: ti interessa la teologia e la filosofia?
JLB - SI, ma non sono ne un teologo, ne un filosofo.
WG - So che sei cattolico…
JLB - Certo, sono un cattolico praticante.
WG - La fede ti ha aiutato ad attraversare gli alti e bassi della vita?
JLB - Si, assolutamente. Credo che la visione Cristiana della vita sia l’unica che funziona per me. Gli altri forse potranno trovare altre vie. La mia è questa…
WG - Puoi dirmi quali sono le figure cristiane a cui più sei affezionato?
JLB - Ero un grande ammiratore di Papa Giovanni XXIII.
WG - Hai avuto un passato molto intenso e "movimentato". Come convivi con la tua storia?
JLB - Io credo che il passato, il presente e il futuro siano un flusso unico, che si comprende nella luce della storia personale di ognuno. Ma noi amiamo e interpretiamo il nostro passato e futuro, solo vivendo il momento presente. Noi siamo ciò che siamo in un dato momento del tempo. Se noi diventiamo persone vere e autentiche nel presente, cambiamo il male del passato e proiettiamo il bene nel futuro nostro e degli altri.
WG - Nella tua visione letteraria: quali sono le differenze tra il tuo personaggio più famoso, Dave Robicheaux, e gli altri detective "storici", Marlowe e Sam Spade….
JLB - Ti dirò la verità, Walter: non ho mai letto romanzi gialli…
WG - Mi ha sempre colpito il fatto che Dave, a differenza di molti detective della narrativa, non finisce a letto con una qualche svenevole preda ogni cinque minuti….
JLB - Dave ha un profondo rispetto per le donne. Lui vede le sue relazioni sempre come coniugali, come sacramentali…
WG - Un altro aspetto della personalità di Robicheaux: difficilmente "ride". L’hai creato senza senso dell’umorismo?
JLB - È presente in lui più il senso del dramma: Dave vede l’assurdità presente nel mondo. Ho lasciato il senso dell’umorismo al suo compagno Clete Purcel.
WG - In the electric mist sta diventano un film. Apprezzi Tommy Lee Jones nei panni di Robicheaux?
JLB - Tommy Lee ha fatto proprio un buon lavoro dando corpo a Dave. Sono anche convinto che pure Alec Baldwin se la sia cavata bene. Nell’insieme sono soddisfatto di come il cinema ha trattato le mie opere.
WG - Il tuo "secondo" personaggio è il texano Billy Bob Holland: hai piani per nuove storie con lui come protagonista?
JLB - Spero di scrivere più storie ambientate in Texas. Vediamo se riesco a farcela: in effetti l’ho trascurato un po’ negli ultimi anni, ma non è facile "spogliarsi" dalle vicende di Robicheaux….
WG - Ultima, classica, domanda: su cosa stai lavorando ora?
JLB - Sto lavorando ora su un romanzo dal titolo Swan peak, la Cima del cigno. È ambientato in Montana. Ho di fronte alcuni mesi di "solo lavoro", perché devo consegnarlo entro i primi mesi del 2008…
Walter Gatti


lettera.com
22 Aprile 2007


Prima che l’uragano arrivi: Before the deluge, l’ultima Louisiana di James Lee Burke

Un incidente stradale, un suicidio, una vendetta, una fucilata, un’overdose, un incendio: ci sono molti modi di morire nella Louisiana di Dave Robicheaux e tutti, in una forma o nell’altra, seguono un tempo che va al contrario, verso il passato, in un paludoso intreccio di passioni, storie e fantasmi che non hanno pace.
Ancora una volta tocca a Streak ricosturire il quadro, aspettando un’apocalisse che ha il nome gentile e allegro di una donna.  Non esiste tragedia che venga orchestrata da un unico individuo. Un evento per cui ci incolpiamo potrebbe essere il prodotto di qualcosa che va avanti da anni e potrebbe riguardare più gli altri che noi stessi. L’uragano è Katrina e tutti i suoi discendenti, e non è soltanto l’epilogo dell’ultimo romanzo di James Lee Burke. È anche un modo per raccontare dove e come è finita l’America e il suo sogno.
Prima che le acque trasformino New Orleans in un cumulo di macerie, fango e cadaveri, James Lee Burke per voce del suo alter ego Dave Robicheaux, noto anche come Streak, si lascia andare ad uno sfogo duro e senza appello: "Questo non è il paese in cui siamo cresciuti. Ormai è di proprietà di pezzi di merda, da cima a fondo. Solo che adesso è tutto legale e loro hanno le loro brave lauree e indossano completi da duemila dollari". La trama spiraloide e contorta in cui s’intrecciano le vicende di Prima che l’uragano arrivi, sembra soltanto preparare il terreno, a colpi di omidici e scontri frontali, alla doppia apocalisse finale. Quella in cui Streak e una mezza dozzina dei protagonisti (tutti inclusi i personaggi caratteristici della saga, a partire dall’esplosivo amico Clete Purcel) si ritrovano in una specie di coro tragico in cui una voce dice: "siamo tutti assassini".
Una verità con cui Streak alias Dave Robicheaux si deve misurare da sempre, ma che in quel particolare momento, mentre torna quel passato che, parole di William Faulkner, non passa mai, assume anche altri significati.
Perché introduce l’amarissimo epilogo, quello di Katrina, che come un deus ex machina scende dall’alto a completare l’opera di autodistruzione del genere umano. James Lee Burke (e Streak) al meglio.
Marco Denti


lideablog.wordpress.com
8 Giugno 2009

Credo che solo in un autore americano voi possiate trovare un procione con tre zampe che entra in una casa lungo il bayou a mangiare nella ciotola del gatto.
Credo che solo in un autore americano del Sud degli USA tutto ciò sia possibile, soprattutto se questo si chiama James Lee Burke.
Credo, inoltre, che solo con un noir, oggi, voi possiate veramente trovare narrata la realtà di un determinato luogo o di una specifica città.
Se volete fare un viaggio per la Los Angeles dei giorni nostri dovete prendere un libro di Robert Crais, se avete voglia di immergervi nella vera Milano dovete leggere Gianni Biondillo e i suoi polizieschi.
Se volete capire cos’è la Lousiana e, per estensione, il Sud degli States, prendetevi Burke e, magari, leggetevelo mettendo come sottofondo Born on the bayou dei Creedence Clearwater Revival contenuta nell’album Bayou Country del 1969.
Sinceramente non ho ancora capito se questo genere di narratori usi l’ambientazione e la narrazione dei luoghi solo ed esclusivamente come cornice per le loro storie hard-boiled oppure, viceversa, siano le loro storie di omicidi e poliziotti a fare da pretesto, da occasione per narrare della loro terra.
In Prima che l’uragano arrivi, ennesima avventura del detective Dave Robicheaux, la trama è complessa e non si dipana fino alle ultimissime pagine del romanzo.
Più storie procedono parallelamente: l’omicidio di una ragazza, un vecchio caso irrisolto che vede un barbone senza nome ucciso da un pirata della strada, il ritorno della figlia di un amico di Robicheaux ucciso anni addietro senza che il detective potesse salvarlo, un affarista senza scrupoli e il suo prepotente compare, spacciatori neri, famiglie per bene, piccoli borghesi arricchiti, procuratori distrettuali arrivisti. Insomma, è impossibile raccontare la trama di questo romanzo in poche righe cercando un seppur minimo livello di chiarezza senza rivelare nulla che possa rovinarvi la lettura.
Poi, sopra tutto, c’è questa grandissima capacità di James Lee Burke di raccontare il proprio mondo, una realtà che padroneggia e conosce in modo egregio e che, mediante una sensazione o una riflessione del protagonista Dave oppure tramite la descrizione di un determinato personaggio, delle sue azioni e delle insopprimibili costrizioni che l’ambiente fa gravare sulle sue scelte, ci racconta cos’è il Sud degli Stati Uniti oggi e da chi è abitato.
"La cultura del Sud della Lousiana è di origine franco-cattolica, e quindi il Klan qui non ha mai attecchito veramente, almeno non più a partire dalla Ricostruzione e la breve influenza della White League. Ma questo non significa che la violenza, la crudeltà e lo sfruttamento sessuale dei neri non ci siano mai stati. Quando ero al liceo, i ragazzi bianchi andavano a caccia di neri lungo le strade di campagna, sparando alle persone di colore con fucili ad aria compressa, gettando fuochi d’artificio sotto i loro portici, o "missili", proiettili compatti che esplodevano all’impatto, contro le loro auto e i loro pick-up. Ricordavo di aver visto Bello Lujan che si sporgeva da una macchina lanciata a tutta velocità, il viso tagliato da un ghigno, proprio prima di imbrattare un nero vestito di tutto punto, pronto per andare in chiesa, con un sandwich al pomodoro mezzo mangiato pieno di maionese." Giusto pochi giorni fa avevamo proposto su questo blog la canzone di Bob Dylan, Hurricane, grande opera di protesta contro le autorità statunitensi troppo spesso eccessivamente frettolose di trovare un nero a cui addossare crimini commessi da bianchi.
Erano i tardi anni ’60, ma una storia simile torna anche in questo romanzo di Burke: "Avete il vostro negro in prigione," dice Monarch Little, un personaggio del romanzo. "Non cercherete nessun altro". Non ci sono, in Burke, i buoni e i cattivi, non esiste il bianco e nero lungo il bayou, ma una infinità di sfumature grigie, in cui ognuno può scegliere cosa essere, ma fino a un certo punto, quasi a riprendere il passo di Machiavelli, contenuto nel capitole XXV de Il Principe, sulla fortuna: "Non di manco, perché el nostro libero arbitrio non sia spento, iudico potere essere vero che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che etiam lei ne lasci governare l’altra metà, o presso, a noi".
Come il Texas di Cormac McCarthy anche la Lousiana di James Lee Burke non è un paese per vecchi, come testimoniano queste parole che potrebbero tranquillamente essere state pronunciate dallo sceriffo Bell di McCarthy: "Dave, non capisci. Non hai mai capito. Noi siamo dei dinosauri. Questo non è il paese in cui siamo cresciuti. Ormai è di proprietà di pezzi di merda, da cima a fondo. Solo che adesso è tutto legale e loro hanno le loro brave lauree e indossano completi da duemila dollari. Ai tempi del Primo Distretto, dei figli di puttana così li avremmo buttati nel motore di un aereo".
Già, non è proprio un paese per vecchi per chi è nato sul bayou.


il manifesto
6 Agosto 2008

La storia editoriale italiana di James Lee Burke è giunta ad un ulteriore punto di svolta col passaggio dalla casa editrice Meridiano Zero alla Fanucci. Lo spartiacque è l’uragano Katrina che sta per arrivare nell’ultimo romanzo pubblicato dalla casa editrice padovana, Prima che l’uragano arrivi (p. 351: titolo originale Pegasus Descending, pubblicato nel 2006), ed il primo pubblicato da quella romana, L’urlo del vento (The Tin Roof Blowdown, pubblicato nel 2007), entrambi usciti negli ultimi mesi.
Prima di queste due case editrici, Burke in Italia era stato pubblicato sia in edizioni da libreria da Baldini & Castoldi, sia in quelle da edicola di pertinenza del Giallo Mondadori. Per certi versi dispiace il passaggio alla casa editrice romana, non certo per il minore prestigio di quest’ultima, quanto per la minore cura editoriale che fa sì che L’urlo del vento di Fanucci sia infarcito d’errori o e sviste (ad esempio: a p. 95 si dice di un agente che tiene in mano una pompa, mentre è chiaro dal contesto che si tratta di un fucile a pompa; a p. 41 un terribile "pensavo che eravate"; il 9/11 spacciato per il 9 di settembre, e così via).
Ma si tratta di un peccato tutto sommato veniale, specialmente di fronte ad un cambio di marcia rispetto ai temi soliti trattati da Burke. E allora non è un controsenso che, come recita il giudizio di The Wall Street Journal riportato in quarta di copertina del volume fanucciano "Questo romanzo sta ottenendo un successo senza pari, quanto James Lee Burke, settantenne, non aveva mai riscosso con tutti i suoi libri messi insieme" e la contemporanea constatazione che – dal punto di vista della trama – si tratta di un romanzo maggiormente convenzionale rispetto a tutti i precedenti che vedono come protagonista il detective cajun Dave Robicheaux.
Benché vi venga ritratta la consueta rete sotterranea che lega l’economia ed il successo sociale specialmente bianco della Louisiana con il crimine organizzato e lo sfruttamento para-schiavistico della gente di colore, il plot è incentrato sul confronto tra Dave e un serial killer sociopatico, brutto, misogino e apparentemente inafferrabile, proprio come prescrivono le convenzioni del genere. Decisamente più in linea con i plot che siamo abituati ad apprezzare Prima che l’uragano arrivi dove Dave indaga sul suicidio di una giovane ragazza nera spinta a tale gesto dall’abuso sessuale a cui è stata sottoposta dal "branco" dei bravi, bianchi ed agiati studenti di una confraternita universitaria, successiva alla violenza subita da parte del padre sessuomane di uno di loro.
A questa indagine s’intrecciano, come spesso succede nelle storie immaginate da Burke, ricordi e situazioni del passato. In questo caso assistiamo all’arrivo dell’affascinante Trish Klein, figlia di un amico di Dave ai tempi in cui lavorava nella polizia di New Orleans. Dave, alcolizzato, non era riuscito ad impedire che l’amico venisse brutalmente freddato durante una rapina e il senso di colpa fa sì che agisca in modo protettivo nei confronti della figlia che invece è decisa a truffare i casinò legati ai mafiosi mandanti della rapina in cui è morto il padre. E tra i presunti mandanti c’è proprio la famiglia sospettata d’aver stuprato la ragazza di colore.
Ovviamente sarà arduo portare a galla la verità, perché sulla strada di Dave si metteranno non solo gli interessi apparentemente insospettabili delle buone famiglie influenti, ma anche il procuratore distrettuale che vi vede un inciampo per la propria carriera politica e l’FBI che vorrebbe evitare che l’indagine su un caso di stupro comprometta la rete in cui vuol far cadere il crimine organizzato legato ai casinò. Ma, ovviamente, per Dave le responsabilità nei confronti di una povera ragazza di colore del tutto innocente vengono prima delle convenienze economiche, politiche, sociali o anche civili. (…)
Francesco Mazzetta


mescalina.it

Quella di Dave Robicheaux, detective del distretto di New Iberia, è una lotta contro il male: non la classica sfida però tra buoni e cattivi, ma piuttosto un tentativo di venire a capo di crimini e criminali in cui il protagonista riconosce la parte più buia di sè. Originario della Louisiana – tutte le sue indagini si svolgono dalle parti del Bayou –, Robicheaux non ha altra scelta che portare avanti questa estenuante battaglia. È la sua natura, il suo carattere, il suo destino: così lo ha creato James Lee Burke sin dai tempi di Pioggia al neon. Al suo fianco vivono nelle stesse condizioni colleghi, come Clete Purcel, ancora più sbandato di lui, e personaggi che ruotano di volta in volta con gradi diversi di malvagità e perdizione. Nel corso degli anni (e dei romanzi, sempre tutti crime fiction), Robicheaux si è fatto più esperto, più smaliziato, ma anche più stanco e più intollerante: lo si nota in questo Prima che l’uragano arrivi in cui si trova a fronteggiare un caso che gli sfugge continuamente di mano ("È come tentare di afferrare l’acqua con le dita").
Il protagonista mal tollera qualunque tipo di prepotenza, compresa quella dei suoi superiori, mettendo a repentaglio la propria vita e la propria carriera nel tentativo di fare un minimo di giustizia ma anche nell’impossibilità di domare i propri istinti di rabbia e distruzione (lui stesso si sente ed in parte si rende colpevole dei fatti). Il male stavolta è più che feroce ed è realmente degenerato: si accanisce contro giovani ragazze e contro animali innocenti e infetta persino i vecchi, compreso un’invalida su una sedia a rotelle.
Mafia, droga, sesso, alcol sono solo ingredienti di un composto che è come un gumbo più piccante del solito, anche per i palati avvezzi alla cucina cajun.
Robicheaux dichiara a più riprese di non sapere cosa fare e, se non si arrende, è solo perchè quello è il suo mondo, il luogo in cui nolente o volente gli tocca vivere. Come sempre, l’ambiente è ben presente e localizzato nei romanzi di James Lee Burke. E come sempre la Louisiana, con il suo clima umido e i suoi scenari di florida decadenza, aiuta ad aumentare la densità del noir (un po’ come succede anche nell’opera di Joe R. Lansdale).
Stavolta però anche il territorio è assalito da un senso di pericolo che incombe su ogni luogo e che aumenta man mano si procede nella lettura: evitando qualunque retorica e pietismo, Burke non nomina mai l’uragano Katrina e solo nelle ultime due pagine del testo arriva ad identificare il disastro che si sta abbattendo sulla regione. Ancora una volta questo scrittore dà prova della sua abilità nel costruire un puzzle che pezzo dopo pezzo si fa sempre più intricato: così si svolge la trama, così si svelano i personaggi e così si presenta pure l’ambiente, che si intuisce essere sempre più a rischio attraverso una serie di riferimenti camuffati tra la vegetazione e le pagine.
Entrare nel mondo di Robicheaux è come addentrarsi in una giungla, cosa che a tratti la Louisiana è. E che a tratti pure l’anima umana è.
I romanzi di James Lee Burke sono un modo piacevolmente carico di tensione per compiere un viaggio oscuro (anzi, noir) che non sembra ancora arrivato alla fine. Anche se qua l’autore pare proprio delineare un punto di non ritorno.
Christian Verzeletti


Mucchio

settembre 2008

Terzultimo romanzo di James Lee Burke, Prima che l’uragano arrivi termina con l’uragano Katrina, che sommerse New Orleans tre anni fa.
L’evento, che arriva solo nelle pagine finali, è continuamente incombente, in un senso di minaccia che Dave Robicheaux non riesce a levarsi di dosso.
La compenetrazione tra vicende umane e naturali, tra ambiente e persone, sempre esemplare nelle opere del romanziere della Louisiana, raggiunge qui il suo apogeo.
In uno Stato che per metà è sott’acqua e metà sotto processo, le canne da zucchero che ondeggiano ai lati della via, le fronde delle querce gravide di umidità, Robicheaux, detective umanissimo e violentissimo, indaga su una serie di delitti incollati tra loro da una scia di crudeltà e sete di potere. Storia intricata quanto mai, con il gioco d’azzardo come motore del malaffare.
È sempre immersiva la lettura di Lee Burke: ci aggiriamo tra rottami d’auto lucidi di pioggia, baracche di assi, i noci, i portici, il bayou rossastro nella luce del tramonto. Dave come sempre sta con le vittime senza voce – una ragazza innamorata che viene drogata, stuprata e assassinata, un barbone investito e poi finito lì sulla strada – in una società che tramanda le sue nefandezze senza vergogna alle generazioni seguenti.
 "Il passato non solo è sempre con noi, il passato non è nemmeno passato", diceva Faulkner, il maestro di Lee Burke. Anche questo ennesimo splendido noir dell’autore americano affonda le radici avvelenate nel passato: un amico dell’investigatore venne giustiziato in Florida una ventina di anni prima. Lui non seppe intervenire perché in preda all’alcol. Oggi, tornato a New Iberia, Dave s’imbatte nei protagonisti e negli eredi di quell’oscura ossessione.
La ricerca di una forma di redenzione è quindi elemento centrale del romanzo, e infine il detective, una sorta di Don Chisciotte del Mississippi in lotta contro i mulini a vento, troverà inattese quadrature del cerchio. Anche se, nei prati verdi e profumati del dopo-Katrina ("la primavera tornerà"), ammette, fintamente sconsolato: "se è vero che l’età porta con sé la saggezza e risposte ad antiche domande, con me deve aver fatto un’eccezione".
Gianluca Veltri


Il Salvagente

New Iberia, Louisiana. Primavera 2005.
Dave ’Streak’ Robicheaux ha una storia travagliata alle spalle. Ultra sessantenne, padre annegato, in Vietnam con un plotone sterminato, madre e due mogli (Annie e Bootsy) morte assassinate da uomini crudeli, poliziotto da 35 anni a New Orleans e a Miami. Ora è un detective del Dipartimento dello sceriffo di Iberia, l’unico con ancora un po’ di umanità, liberal inguaribile, guadagna poco, sogna molto, è ancora forte e allenato, frequenta sporadicamente l’alcool e talora gli Alcolisti Anonimi, vive in una piccola casa con stupendo giardino sul Bayou Teche con la moglie Molly Boyle, dolce rossa lentigginosa ex suora, il gatto non castrato Snuggs e l’anziano procione con tre zampe Tripod (Alafair studia). Venti anni prima aveva assistito da ubriaco all’esecuzione di un amico indebitato da parte del crimine organizzato. La figlia e i cattivi gli riappaiono vicini, coinvolgendo il fratello d’avventure Clete Purcel e i tre casi che sta seguendo apparentemente scollegati, proprio alla vigilia di Katrina (Audrey era nel 1957).
Non sbaglia un colpo il colto poliedrico James Lee Burke (Prima che l’uragano arrivi, Meridiano Zero), in prima, citando la pittura di Modigliani e Hitler, molti e Petrarca, blues e band cajun, hamburger e stufato familiare. Altro che Crichton sul climate change!
Consigliato ai violenti, affinché ne rispondano.
Valerio Calzolaio


ilsilmarillion.it

Prima che l’uragano arrivi è un libro straordinario di un autore settantaduenne che appare tutt’altro che stanco o appagato. Sembra anzi che la vecchiaia stia giovando al nostro.
Forse perché, dopo una vita passata a svolgere i lavori più disparati, ora conduce una serena esistenza semi stanziale, tra il Montana e New Iberia, una cittadina a 100 miglia da New Orleans dove sono ambientate tutte le storie del poliziotto Dave Robichaux.
Quella di Prima che l’uragano arrivi, è molto più di una tipica, intricata crime story. È il definitivo tributo a una terra, la Louisiana, dove più che altrove si avverte un senso di tragica imminenza. Dove il ricordo di un’epoca in cui la mano dell’uomo esaltava la bellezza di una natura selvaggia, rende ancora più dolorosa la consapevolezza di un presente fatto di soprusi e abusi, ideale e inevitabile teatro per la furia devastatrice di Katrina.
Burke ci prende per mano e ci porta lungo il Bayou Teche iniziandoci a questa America di altri tempi, inebriandoci con i colori gli odori e i sapori che fanno da sfondo alle dolorose vicende di una umanità varia e ricca di contraddizioni, dove l’odio razziale è ancora fortissimo e ogni spinta all’emancipazione è stata vanificata dalla diffusione del crack nei quartieri popolari. I personaggi che animano queste vicende non durano talvolta che lo spazio di una pagina e tuttavia possiedono un’umanità straordinaria che Burke gli conferisce dipingendo illuminanti squarci del loro passato. Perché Burke racconta il male certo, nella sua ineluttabilità e talvolta banalità, ma vuole credere che le persone siano migliori di quello che sembrano e che sono costrette ad essere. Così accade che uno spacciatore nero impartisca una lezione di morale a un benestante e rispettabile bianco. O che un poliziotto assista, ubriaco e impotente, all’assassinio di un collega.
Gli assassini di (cui ci parla) Burke non sono sofisticati serial killer vanesi ma persone "che non hanno avuto la possibilità di scegliere il mondo in cui nascere" e le cui azioni sono a un tempo conseguenza di drammi sociali e causa scatenante di ulteriori conflitti. Per questo ci è difficile odiarli. Perché alla fine essi non sono che vittime a loro volta. Alla fine ciò che proviamo per loro è autentica compassione.
Ed è questo il più grande merito di Burke.
Giulio Crotti


tuttolibri
5 Aprile 2008

Il solito Dave Robicheaux denso, tragico, melmoso come i bayou di New Orleans e New Iberia sul cui sfondo indaga tra neri federati e cajun dall’identità sempre più incerta.
In Prima che l’uragano arrivi il detective di James Lee Burke si trova diviso tra il vendicativo ritorno di Trish Klein (del cui padre da giovane è stato imbelle testimone di morte) e il suicidio di una ragazza modello, Yvonne Darbonne, che tuttavia l’autopsia macchia come drogata e reduce da un’orgia. Due tracce che si intersecano e che si confondono fino all’inatteso finale in cui Katrina avrà l’inatteso ruolo di nemesi, finale e terribile raddrizzatrice di torti.
Piero Soria


L’Unità
31 Marzo 2008

Louisiana 2005, in attesa dell’uragano, torna l’investigatore Dave "Streak" Robicheaux.

Un semplice giallo? No, quella dello scrittore texano è vera, grande letteratura.
"Perché una persona viene risparmiata e un’altra no? Se è vero che l’età porta la saggezza e risposte ad antiche domande, con me deve aver fatto un’eccezione. Ma ho smesso di interrogarmi sui grandi misteri della vita. Vivo in un luogo in cui i soldati della Confederazione con indosso uniformi lacere baluginano ai margini del campo visivo, ricordandoci che il mito dei cavalli alati e dei guerrieri greci dà ancora forma alla nostra coscienza collettiva, che la nostra storia è fatta di antichi dèi e antichi popoli ed è impossibile separarla dalle nostre storie personali. Non è poi male vivere con una scenografia come questa."
Quella del detective Dave Robicheaux del distretto di polizia di New Iberia, a due passi da New Orleans, potrebbe essere una delle tante saghe a cui il poliziesco americano ci ha abituato negli ultimi anni. Prendi un detective dal passato torbido, in questo caso ex alcolizzato e per giunta cattolico in un Paese protestante; mettilo dalla parte giusta, ma con una capacità, acuita da anni di lotta per le strade, di compenetrarsi nel modo di pensare del cattivi. Costruiscigli intorno un mondo di affetti saldi: una giovane moglie ex suora, una superiore lesbica con cui condivide l’odio per il Male e la tenace volontà di combattere le tante ingiustizie sociali che il neo-liberismo si lascia dietro come una viscida bava corrosiva, un vecchio procione domestico a tre zampe e un gatto rissoso, simboli della purezza incontaminata e istintiva della Natura, una figlia adottiva scampata agli eccidi degli Squadroni della Morte di una narco-dittatura sorretta dai dollari yankee, un socio ex-marine schizzato e tossicofilo, e costantemente innamorato della psicotica di turno.
Ambienta il tutto in uno scenario poco frequentato – nel caso, le paludi della Louisiana – e la formula dovrebbe garantirti il successo: uno o due romanzi all’anno, premi, prima o poi l’immancabile trasposizione cinematografica, e il gioco è fatto.
Ma i romanzi di James Lee Burke sono un’altra cosa. I romanzi di James Lee Burke non si possono confinare nel recinto del genere, sia pure di buona fattura. I romanzi di James Lee Burke pescano a fondo nel Mito, odorano di divinità scomparse e di eroi tanto insossidabili quanto tormentati.
I romanzi di James Lee Burke dipingono l’America per quello che è, un luogo di violenza ma anche di tenerezza che non t’aspetti, e sono, soprattutto, grande letteratura. In questa ultima avventura della serie, scritta a cavallo della catastrofe del 2005, quando mezza Louisiana fu distrutta dall’uragano e il vecchio Milton Friedman, guida spirituale dei neoconservatori, salutò l’evento fregandosi le mani (perché un po’ di case vecchie cadevano, e così ne avrebbero costruite di nuove), Dave ’Streak’ Robicheaux, così detto per via della frezza bianca, è alle prese con il misterioso suicidio di una ragazzina per bene, l’omicidio di un barbone senza nome rinvenuto sul ciglio di una strada, le disavventure di uno spacciatore nero e il tragico percorso verso la perdizione di due rampolli dell’alta botghesia locale.
Dominato dall’attesa dell’imminente uragano, gravido di umori dolenti, è uno dei migliori episodi dell’intera saga di New Iberia. Tutti i temi cari a Burke sono presenti: l’eredità del razzismo che ancora marca un muro impenetrabile fra bianchi e neri. L’odio di classe che serpeggia fra la vecchia aristocrazia creola e i nuovi ricchi dall’incerto passato. L’ombra dei legami sospetti fra mafiosi, politicanti, ambiziosi pubblici ministeri e predicatori che si arricchiscono pervertendo la fede, ormai diventata un business come un altro. A farne le spese, sotto gli occhi spesso impotenti, mai domi, sempre carichi di pietas, di Dave Robicheaux, sono i giovani. Che, se potessero,vivrebbero liberi dal retaggio di un passato impresentabile, ma che sono irrimediabilmente stritolati dai meccanismi di un presente ancora più duro e spietato. Un grande affresco sull’amara America di oggi: forse non sarà un paese per vecchi, ma nemmeno i ragazzi se la passano tanto bene.
Giancarlo De Cataldo


libreriauniversitaria.it

Il detective Dave Robicheaux sta per affrontare il caso più difficile e pericoloso della sua carriera.
Una giovane e bellissima ragazza è nei guai: si aggira per i casinò di New Iberia con una riserva di banconote segnate. Robicheaux sta per aprire un’indagine, ma scopre che la ragazza, Trish, è la figlia di un suo amico, ucciso durante una rapina in banca nel 1980. Robicheaux, che allora era un alcolista, aveva assistito ubriaco e impotente all’uccisione dell’amico: l’esperienza avrebbe per sempre cambiato la sua vita.
Che cosa fa Trish a New Iberia? È una rapinatrice, solo una brava ragazza in una brutta situazione o è in cerca di vendetta? Intanto un’altra "brava ragazza" viene trovata morta. Presunto suicidio. Ma qualcosa non torna. Studentessa modello al college, il padre descrive Yvonne come una ragazza tranquilla, e il diario della diciottenne sembra confermarlo. Ma il coroner le trova addosso tracce di alcol e droga, ed evidenti indizi di rapporti sessuali con più uomini.
I due casi, per quanto diversi, potrebbero essere collegati.
L’indagine scava sotto la patina di perbenismo della società di New Iberia per portare alla luce una scomoda verità. Accanto a Robicheaux i ben noti personaggi che come al solito lo accompagnano, dando vita e colore al suo mondo.

Da inserire:


Data di inserimento in catalogo: 14.03.2013.

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