Il paese della menzogna

Il paese della menzogna

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Autore: Christopher Brookmyre

Jack Parlabane, il reporter d’assalto incontrato in Un mattino da cani, è il protagonista di un romanzo dissacrante, feroce e provocatorio, a metà strada tra il thriller e il romanzo di denuncia. Un magnate dei mass media è stato massacrato con la moglie, e una banda di ladruncoli viene immediatamente scaraventata in pasto all’opinione pubblica come capro espiatorio. I servizi segreti si muovono d’intesa con la stampa e la televisione per manipolare l’informazione e scatenare una frenetica caccia all’uomo. L’obiettivo è arrivare all’eliminazione dei quattro malcapitati ladri prima che possano proclamare la loro innocenza.
Ma Parlabane, caparbio e sospettoso come sempre, sente puzza di bruciato.
Christopher Brookmyre, da bravo scozzese, gli inglesi li detesta.
Ma qui non opera distinzione di sorta, e politici inglesi e scozzesi, liberisti neothatcheriani e laburisti di Blair sono coinvolti in un intreccio quasi reale di corruzione, pornografia e morte che non mancherà di seminare vittime, false condanne e psicosi di massa. Dominato da una sotterranea corrente di comicità pronta a esplodere a ogni capitolo, e da una carica incontenibile di satira politica, Il paese della menzogna riconferma Brookmyre quale uno degli autori più interessanti e corrosivi della scena letteraria britannica.


"Un grande talento thriller, una prosa che mescola humour e colpi di scena…"
- D, Repubblica delle Donne -


Autore

Christopher Brookmyre nato a Glasgow nel 1968 da padre ateo e madre cattolica, ha un passato di studente universitario, di critico cinematografico, di pessimo cantante rock e di cronista sportivo. Dopo la pubblicazione del suo primo romanzo, Un mattino da cani (Meridiano Zero, 2000), in Gran Bretagna è diventato rapidamente un autore di culto.
Definito dai media "il futuro della narrativa contemporanea britannica di genere", osannato dalla critica, corteggiato da Hollywood, lo scrittore continua a coltivare, con ironico riserbo, la sua vena rutilante e dissacratoria.
Visitate il sito di Brookmyre: www.brookmyre.co.uk




Recensioni

D la Repubblica delle Donne
25 Settembre 2001

Attenti a Jack

Jack Parlabene è uno spericolato specialista di scoop, tutto acume investigativo e pallino del complotto. Nicole Carrow è una trentenne all’inizio della carriera di avvocato, capitata per caso in una di quelle storie che farebbero la gioia di Jack, se lui non avesse appena promesso alla fidanzata di star fuori dai guai e cercare di diventare adulto. Non manterrà la parola, ovviamente, e scoprirà intrighi a ripetizione intorno alla morte violenta di un magnate dei media. Ma soprattutto offrirà all’autore di Il paese della menzogna, il brillante Christopher Brookmyre, spunti a volontà per una scrittura che mescola humor, digressioni politico-generazionali (siamo agli sgoccioli dell’era thatcheriana) e colpi di scena.
Secondo libro di Brookmyre edito da Meridiano Zero potrebbe ripetere il caso felice di grandi talenti thriller scoperti da piccoli editori.


Gazzetta del Mezzogiorno
25 Novembre 2001

È scozzese l’ultimo talento del Noir: Christopher Brookmyre, 36 anni, dipinge nei suoi libri una Gran Bretagna corrotta che disprezza i diritti dei deboli e saccheggia le casse pubbliche. I conservatori lo odiano: la sinistra lo adora.

L’ultimo talento del noir di lingua inglese viene dalla Scozia, ha 36 anni, si chiama Christopher Brookmyre e ha al suo attivo una cinquina di romanzi ricchi di grande tensione e di straripante umorismo. Brookmyre è uno scrittore di quelli prendere-o lasciare: o ti diverti da morire alle picaresche e nerissime avventure del suo eroe, il coraggioso giornalista d’assalto Jack Parlabane, o ti infuri per la sua radicalissima visione del mondo.
A giudicare dalla stampa del suo Paese, a sinistra lo adorano e a destra lo detestano. Ma Brookmyre non ama essere considerato uno scrittore politico. L’immagine della classe dirigente inglese che emerge dai suoi primi romanzi è a dir poco terrificante: corruzione dilagante, disprezzo per i diritti dei deboli, saccheggio delle casse pubbliche. E anche per il ’modo di vivere’ inglese non mancano, pur nello sfondo indubbiamente ironico della sua scrittura, le critiche più violente.

Quanto gioca, in questa sua visione delle cose, il giudizio sui Conservatori e quanto la tradizionale avversione che divide gli Scozzesi dagli Inglesi?
Non nutro particolari sentimenti anti-inglesi. E a ben vedere, nei miei romanzi ce n’è anche per la tendenza, tipica di noi scozzesi, a scaricare tutte le colpe su Londra. Il fatto è che quando nel ’92 i Conservatori di John Major, nonostante fossero allo sbando, rivinsero le elezioni, noi scozzesi pensammo: che importa quanto inetti e corrotti siano i Conservatori, gli inglesi li premieranno sempre, e noi scozzesi non conteremo mai un bei niente. Da qui un diffuso senso di frustrazione che forse ha contagiato i miei primi romanzi. E adesso che al governo c’è Blair, le cose sono cambiate? Noi scozzesi abbiamo realizzato la devolution. Abbiamo un Parlamento autonomo che attendevamo da trecento anni. Non è poco, non crede? Per il resto, parlando da cittadino, non è che si notino grandissimi cambiamenti nella vita di ogni giorno. Ma d’altronde chi ha detto che i cambiamenti radicali sono sempre necessari? In democrazia l’evoluzione va preferita alla rivoluzione.

Lei si ritiene uno scrittore ’politico’?
Piuttosto satirico. Se nei miei libri abbondano i riferimenti alla politica, ciò dipende dal fatto che i politici offrono un vasto campo d’azione alla satira. E anche al noir: la tendenza all’inganno, al complotto e al tradimento non sono forse gli elementi-base di un bel ’giallo’?

Parliamo un po’ del suo eroe ricorrente, Jack Parlabane. Un giornalista ironico e avventuroso che non si ferma davanti a niente…
Il personaggio mi è stato ispirato dal Ford Perfect della Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams (il grande scrittore inglese di fantascienza scomparso qualche mese fa, NDR). Come lui Parlabane è un inguaribile ’casinista’ che semina disordine nel mondo degli affaristi senza scrupoli e dei poteri apparentemente inattaccabili. Un disordine che è benefico cambiamento. Parlabane, alla fine, vince perché ha dalla sua la stampa libera che divulga le malefatte dei potenti e li costringe a pagare per le loro colpe.
Ma esiste ancora la stampa libera? I potenti pagano davvero? Parlabane è un eroe di carta, purtroppo. Nella realtà la stampa seppellisce spesso gli scandali se divulgarli non conviene ai padroni del giornale. La ’legge di Parlabane’ dice cosi: il pentimento personale consiste nell’ammettere di essersi sbagliati e quindi fare ammenda; il pentimento di una corporazione consiste nell’ammettere di essersi sbagliati e quindi ingaggiare il miglior consulente di pubbliche relazioni sul mercato e cambiare le carte in tavola.

Lei ha paura della guerra, mister Brookmyre?
Non tanto della guerra, quanto che si inneschi un ciclo interminabile di vendette, in cui gli estremisti islamici si sentano giustificati per i loro omicidi e gli Americani per le loro bombe. Credo che l’idea di Bin Laden fosse quella di scatenare una guerra tra i Mussulmani e l’Ociidente, ma mi pare che la maggioranza dei Paesi islamici nono si presti a questo disegno.
Giancarlo De Cataldo


il mattino di Padova, la tribuna di Treviso, la nuova Venezia
5 Dicembre 2001

Il giallo di Brookmyre - Ultime dalla Scozia


Giallista arrabbiato, Christopher Brookmyre, firma con Il paese della menzogna un libro divertente e polemico, in cui thriller e pamphlet politico si armonizzano a meraviglia. Come già nel suo libro di esordio, Un mattino da cani, protagonista è Jack Parlabane, cronista solitario con il vizio della paranoia da complotto. Solo che i complotti esistono veramente, ed i giornalisti paranoici per Brookmyre sono gli unici giornalisti autentici in un mondo in cui i cattivi sono tutti dalla parte del potere. Brookmyre ambienta la sua storia in una Glasgow grigia fuori, ma anche dentro per la furia distruttrice della Thatcher e dei tatcheriani, tutti tesi a sfruttare gli ultimi fuochi della fantasmagoria capitalista dell’Inghilterra degli anni Ottanta. Cinismo, arrivismo, violenza, truffa, assassinio: nulla è estraneo ad un potere corrotto e che sente imminente la propria fine, e proprio per questo cerca di eliminare con ogni mezzo il nemico.
Niccolò Menniti-Ippolito


Mucchio Selvaggio
6 Novembre 2001

In tempi di assoluta, totale inflazione del genere reso celebre da Chandler e Hammett, Raymond e Bove, diventa sempre più difficile distinguere un buon libro noir da uno semplicemente medio (colpa delle collane monotematiche della stessa Meridiano Zero, di Stile libero o di un pubblico particolarmente avido di sangue?), e di conseguenza pronunciare un giudizio che non appaia stanco e sbrigativo.
Comunque sia, Il paese della menzogna è un romanzo dissacrante, feroce, provocatorio, a metà strada tra l’indagine sociologica, il pamphlet e il romanzo di genere. Il giustiziere è ancora il burbero Jack Parlabane (già protagonista assoluto di Un mattino da cani) e i suoi antagonisti sono tycoons e autorità politiche, finanzieri e direttori editoriali, tutti "succhiacazzo bugiardi" - come recita senza troppa retorica l’epigrafe alla terza parte del libro - che hanno svenduto ai saldi qualunque ombra di etica professionale.
Senza distinzione di sorta, politici inglesi e scozzesi, liberisti neotatcheriani e laburisti di Blair sono coinvolti in un intreccio quasi reale di corruzione, pornografia e morte, che non mancherà di seminare vittime, false condanne e psicosi di massa. Non c’è remissione di colpa neanche per la categoria dei giornalisti (cui lo stesso Parlabane, per quanto cane sciolto, appartiene), rei di aver abusato e strausato i superlativi e le immagini iperboliche per creare innocui sensazionalismi, e privi di credibilità e di impatto presso il pubblico nei momenti di reale pericolo.
Scrive al proposito Brookmyre, con ironia che taglia come un coltello: "Quando hai usato tutte le tue espressioni di stupore di fronte a Hugh Grant che si fa succhiare l’uccello, come fai a esprimere lo shock per trenta bambini abbattuti a colpi di fucile in una palestra, o per uno degli uomini d’affari più potenti del mondo costretto a guardare la morte per dissanguamento prima che taglino la carotide anche a lui?".
Ecco, soprattutto nella prima parte, quando il gomitolo fin troppo complesso di storie e personaggi è ancora tutto da dipanare, il romanzo ha la forza critica di un film di Ken Loach e quella comico-visiva di una pellicola di Tarantino, con sangue, armi, inseguimenti e una fauna molto singolare di killer scoppiati.
Maura Murizzi


il Sole 24 ore
16 Dicembre 2001
 
Di un altro interessante giovanotto, il trentatreenne scozzese Christopher Brookmyre, Meridiano Zero propone Il paese della menzogna, un romanzo che ha richiamato l’attenzione dei critici e che segna il ritorno del protagonista di Un mattino da cani. Stiamo parlando di Jack Parlabane, un giornalista dal fiuto fine il quale non ci metterà più di tanto a capire che i ladruncoli da quattro soldi ritenuti colpevoli dell’assassinio di un editore, di sua moglie e di due guardie del corpo non c’entrano proprio per niente. E che al contrario, per approdare alla verità, bisognerà scavare nel marcio che si annida nei quartieri alti della politica e della giustizia. Come logica vuole Parlabane farà quadrare i conti (anche con l’aiuto di un plico di compromettenti fotografie in sede processuale) e si farà "impalmare" dalla bellona di turno, non prima però di aver guadagnato un bei po’ di quattrini raccontando la sua "storia del secolo".
Mauro Castelli


Buscadero n.231
Gennaio 2002

Jack Parlabane, il reporter d’assalto dai metodi poco ortodossi già protagonista di Un mattino da cani (sempre Meridiano Zero) si ritrova coinvolto, suo malgrado, in un complotto oscuro e spietato.
Un magnate dei mass media ("Solo un uomo d’affari morto, talmente impegnato a farsi pubblicità da sé che, dopo la sua scomparsa, non c’era nessuno a soffiare nelle trombe per lui. A conti fatti, non era un gigante, e la storia lo avrebbe rimpicciolito ogni giorno di più") massacrato con la moglie e le guardie del corpo, una banda di ladruncoli presa come capro espiatorio, servizi segreti che tramano nell’ombra e soprattutto l’opinione pubblica da controllare, manipolare, illudere ("L’incredulità nasceva come reazione al continuo gridare al lupo. Il pubblico era talmente desensibilizzato dalle iperboli usate per riferire gli avvenimenti più tediosi, e dalle esagerazioni che consentivano di distorcere o decontestualizzare la frase più innocua per creare sensazione dove non c’era nemmeno una storia, che quando accadeva qualcosa di veramente notevole non era più in grado di affrontarlo. I media, dopo avere privato di significato ogni superlativo con l’abuso e lo strauso, non avevano più un vocabolario capace di trasmettere un vero impatto").
Con il ritmo di un thriller, Il paese della menzogna (bel titolo, ma anche l’originale, Country of the Blind, rendeva bene l’idea) aggiunge un nuovo capitolo alle teorie della cospirazione (Don DeLillo insegna), con certi personaggi picareschi degni di Jerome Charyn e soprattutto percorrendo le stesse atmosfere fosche e minacciose dei romanzi di Iain M. Banks, probabilmente il capostipite dei narratori scozzesi dell’ultima ora. C’è più di un punto di contatto tra Il paese della menzogna e il suo Complicità, in particolare quest’attitudine a vedere e leggere il noir come una sorta di laboratorio sociale. Forse c’è qualche lungaggine di troppo, ma Il paese della menzogna offre un punto d’osservazione spietato sul mondo moderno: "Di solito, tutto diventava più reale alla luce del giorno, quando ti svegliavi e scoprivi di non avere sognato la notizia e, cosa più importante, ti rendevi conto che il mondo non si era fermato; e che, al di là dell’essere costretto a tenerti aggiornato sulle interminabili discussioni, la faccenda non avrebbe influito sulla tua vita".
Fiction e realtà si sovrappongono, e non solo tanto in Scozia o in Inghilterra. Un bel ’Paese della menzogna’ Christopher Brookmyre potrebbe benissimo trovarlo anche qui da noi.
Marco Denti


eumagazine.it
27 Febbraio 2008

Christopher Brookmyre attacca senza pietà stampa e politica, nel nuovo "Quarto potere" letterario.

Christopher Brookmyre è uno scozzese doc, nato in pieno ’68 nella Glasgow cattolica ma ribelle; personaggio stravagante, osannato dalla critica internazionale e già etichettato come autore cult della nuova narrativa inglese, vanta un passato rocambolesco, fatto di studi universitari, giornalismo sportivo e critica cinematografico. Eppure proprio lui che ha fatto parte del dorato mondo della carta stampata, se la prende ne Il paese della menzogna (Meridiano Zero), con giornalisti, reporter, magnate dei nuovi media e soprattutto con la classe politica.
Nel giro di poche pagine Brookmyre ci riporta alle atmosfere di Chandler e di certi romanzi di genere, troppo riduttivo definire gialli, troppo cinematografico definire noir. J
ack Parlabane, già incontrato in Un mattino da cani (sempre edito da Meridiano Zero), è il reporter d’assalto, dai metodi anticonvenzionali e perennemente in bilico tra ricerca della verità e consapevolezza di essere artefice, come i suoi colleghi, di affari poco leciti. Tutto comincia con la morte di un magnate dei mass media, uno di quei personaggi anacronistici che si rifanno al vero potente della stampa William Randolph Hearst, come il protagonista di Quarto potere. A fare la parte del leone nelle indagini non sarà la polizia ma, come in tutti i casi scottanti, ci penseranno i giornalisti a trovare e condannare quattro innocenti ladruncoli, capri espiatori e vittime del linciaggio mediatico.
In realtà la verità, come insegnano quasi tutti i gialli, i noir, i thriller, si cela sempre nei posti più inaspettati; e toccherà proprio all’eroico Parlabane lottare contro l’opinione pubblica, così facilmente manipolabile, e scovare la verità. Quella verità con la V maiuscola, che non risparmia autorità e politici, né di destra né di sinistra.
Brookmyre attacca l’Inghilterra a cavallo tra il pugno di ferro tatcheriano e il riformismo di Blair, analizzando con lucidità e cinismo vizi e virtù di una società ossessionata dalla voglia di informazione a tutti i costi.
Elisa Carrara


onblu.it

Christopher Brookmyre, scozzese di 36 anni, è considerato l’ultimo talento inglese del genere noir. Dalle sue opere, ricche di tensione e di umorismo, traspare una classe dirigente inglese corrotta, che disprezza i diritti dei deboli e si appropria del denaro pubblico. Per questo, anche se Brookmyre non si sente uno scrittore politico, è amato dalla sinistra e odiato dai conservatori.
Protagonista ricorrente dei suoi libri è Jack Parlabane, un giornalista d’assalto ironico e avventuroso, bravissimo a creare scompiglio tra affaristi senza scrupoli e personaggi influenti apparentemente inattaccabili. Puntualmente, Parlabane riesce ad avere la meglio sui potenti grazie alla stampa libera che rende pubblici i loro imbrogli li costringe a pagarne le conseguenze.
Nel suo nuovo libro, Il paese della menzogna, Brookmyre parla dell’omicidio di Roland Voss, guru miliardario del mondo della comunicazione e proprietario del maggiore tabloid inglese legato ai conservatori. Polizia e media incolpano immediatamente quattro disoccupati con piccoli precedenti, ma Parlabane non ci crede…


rebelot.it

21 Febbraio 2009

Un giallone dallo stile americano, con eroi molto eroi e antieroi molto antieroi. Ma di americano ha lo stile e non l’ambientazione, visto che la scena si piazza a Glasgow e dintorni. Un libro che è piacevole da leggersi, senza aspettarsi il capolavoro del secolo. Adatto per qualche ora di svago, insomma.
Andrea


Da inserire:


Data di inserimento in catalogo: 13.03.2013.

Meridiano Zero. Via Benedetto Marcello 7, 40141 Bologna, Italy
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