Una donna di troppo

Una donna di troppo

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Autore: Carl Hiaasen

Joey ha una missione: vendicarsi di Chaz, il marito che l’ha uccisa. O meglio, che ci ha provato, scaraventandola tra gli squali nel mezzo dell’oceano.
La Corrente del Golfo l’ha portata, aggrappata a trenta chili di marjuana abbandonati dai contrabbandieri, nelle acque blu di un isolotto dell’Atlantico.
Lì vive Mick Stranahan, ex sbirro, un duro dal cuore d’oro, sopravvissuto a sei mogli.
Insieme a Mick, Joey orchestra un imprevedibile piano per portare il marito alla follia e Chaz, che non riesce più a controllare i nervi e la sua impetuosa amante, chiede aiuto a Red, il boss per cui lavora, che gli affianca un tirapiedi pronto a sparare per uccidere.
Eppure, nonostante la protezione della sua villosa guardia del corpo, Chaz finirà in una serie di trappole che lo manderanno lentamente a fondo. Amori, spari, tradimenti e pallottole, sullo sfondo del brillante scenario della Florida, minacciato dai morsi della politica corrotta e dall’avidità di capitani d’impresa senza scrupoli.
La comicità travolgente di Hiaasen dà il suo meglio quando i nervi di Chaz cominciano ad andare in pezzi e il suo "delitto perfetto" si sgretola in una serie di fatali errori.


«Una storia grandiosa, esilarante, spigliata, veloce;
 in una parola un perfetto Hiaasen.»
- The Times -

«Se Hiaasen ha un nuovo libro, devo leggerlo!»
- Terry Pratchett -

«Uno degli scrittori americani di maggior successo,
e di sicuro uno dei più divertenti.»
  - Corriere della Sera -



Autore

Carl Hiaasen è nato e cresciuto in Florida, dove ancora vive con la sua famiglia. Dall’età di ventitré anni lavora per il Miami Herald, sul quale oggi ha un suo spazio fisso. Il lavoro di giornalista (grazie al quale ha vinto il Damon Runyon Award), gli ha fornito il materiale per iniziare a scrivere i suoi romanzi, dai quali sono stati tratti alcuni film.



Recensioni


Buscadero
Gennaio 2011

In una notte piovigginosa di una crociera per l’anniversario di matrimonio, Chaz, marito irrequieto e con parecchio da nascondere, afferra le belle caviglie della moglie e la fa volare nell’oceano.
I motivi dell’agguato sono incomprensibili per Joey, la consorte che lotta nelle acque turbolente, ma hanno radici profonde in una storia di corruzione, di debolezze, di ambiguità e di violenza che inevitabilmente chiama vendetta. Non contento di aver fatto volare la moglie nell’oceano, Chaz sparerà anche all’amante, non prima di averla denigrata declassandola, in una conversazione, a "donna delle pulizie". Errore ancora più grave di puntarle contro una pistola: nella vita di Chaz c’è sempre "una donna di troppo" e dato che la sua incontenibile (diciamo così) energia lo spinge a considerare la condizione femminile soltanto nella cornice delle prestazioni sessuali ed erotiche (e anche qui siamo nel campo degli eufemismi) non sono insolite o fuori luogo altre voglie che mettono, più del piacere, la vendetta in cima alle preoccupazioni quotidiane.
Una donna di troppo è una commedia degli equivoci guidata da un personaggio così viscido, imbranato, imbelle e improbabile nel suo incontinente priapismo da risultare persino simpatico, visto che alla fine gliene combinano di tutti i colori (la vendetta, qui, oltre ad essere gustata fredda, ha parecchie portate).
Se non bastasse Chaz c’è soltanto l’imbarazzo della scelta a partire dalla sua guardia del corpo (o custode, la differenza con il passare delle pagine si fa minima) che viene chiamato Tool (il nome dice già tutto) e a cui non sembra vero che il destino abbia riservato un minimo di redenzione. Per andare in pareggio con i tratti comici ed esilaranti che in fondo sono gli elementi trascinanti di Una donna di troppo, la commedia prende fosche tinte noir, anche se Carl Hiaasen non rinuncia mai all’ironia, al sarcasmo e a una divertita perfidia nel rivelare per gradi una storia molto intricata ma anche piuttosto attuale.
Come se il gesto inconsulto di Chaz all’inizio di tutto, fosse un sasso buttato nello stagno e i cerchi concentrici si fossero allargati fino a schiarire la misteriosa trama. Svelata con un riflesso ecologista proprio dov’era cominciata, nelle paludi delle Everglades, nell’acqua, metafora nemmeno tanto velata dell’essenza femminile di tutta la vicenda. È anche logico perché è da lì che prende forma l’intrigo, che però viene tenuto sommerso per gran parte del romanzo, come se i danni maggiori, comunque, gli esseri umani li facessero sempre a se stessi.
Brillante, divertente, frenetico Carl Hiaasen (uno che scrive sotto una fotografia dei Rolling Stones a New York nel 1964) oltre al film di riferimento (Quei bravi ragazzi di Martin Scorsese) fornisce anche la colonna sonora ideale: tra gli altri cita Neil Young (con una certa frequenza e sempre nei momenti giusti), ma soprattutto George Thorogood che pare accostarsi alla perfezione alla spensierata vitalità di Chaz e dedica il libro a Warren Zevon a cui non sarebbe affatto spiaciuta questa storia di donne risolute e dure a morire.
Marco Denti


cabaretbisanzio.com
6 Novembre 2010

Tutto parte con una crociera (immagino qualcosa di simile a quella di Foster Wallace), poi l’omicidio: Chaz Perrone, dottore in biologia, butta giù dalla nave la moglie Joey.
Bella, intelligente e, sfortunatamente per il marito, ottima nuotatrice.
La storia inizia a prendere svolte inattese, un’isola a largo della Florida, Mick Stranaham che raccoglie Joey abbarbicata a una balla di marijuana. Dialoghi scintillanti sotto il sole o sbattuti dal vento della tempesta. Mick e Joey alla caccia di Chaz, un biologo che non sa neppure da che parte sia indirizzata la corrente del Golfo, un biologo venduto, con una laurea comprata. Bello e affascinante, quanto stupido perché troppo invaghito di se stesso.
Carl Hiaasen non cede spazio alle polemiche, eppure il leitmotiv della difesa dell’ambiente è una chiave dominante della sua scrittura. Dopo Edward Abbey (di cui Meridiano zero ha pubblicato il suo libro più noto ovvero I sabotatori – The Monkey Wrench Gang), Hiaasen è l’autore statunitense che riesce a coniugare letteratura e indagine sociale e ambientale senzaperdere un colpo. Il tutto nelle sue mani diventa una miscela esilarante e ricca di tensione.
La trama si srotola splendida sotto la luce cangiante delle Everglades, in cui i livelli di pesticidi stanno soffocando qualsiasi forma di vita. Penso che ogni lettore non possa che rimanere stupefatto dalla capacità di Hiaasen di dare vita a personaggi unici (anche quando usa dei cliché): Mick, Joey, Chaz, Tool e i suoi cerotti al fentanyl, e anche il detective Karl Rolvaag, appassionato di serpenti (ha due pitoni in casa). E poco alla volta in questo splendido e ricco romanzo, tutto arriva al conto finale: Una donna di troppo è forse il miglior romanzo che possiate leggere se avete nostalgia di un noir ironico e della magia di Edward Abbey, un autore che ricordo sempre con le parole di Whitman: "Resistere molto. Obbedire poco".
Enzo Baranelli


cinemadadenuncia.splinder.com

29 Novembre 2010

Una fredda serata d’aprile, undici in punto.

Da uno dei ponti di lusso della nave da crociera Sun Duchess precipita nelle scure acque dell’Atlantico Joey Wheeler Perrone: a scaraventarla in mare, come regalo del loro secondo anniversario di matrimonio, è stato l’adorabile marito Chaz. Ma contro ogni previsione la donna non annega: una balla da trenta chili di erba giamaicana prima e un provvidenziale soccorritore poi le salvano la vita. E l’irresistibile desiderio di vendicarsi. Mi sono arreso.
Leggendo e rileggendo il formidabile noir di Carl Hiaasen ho gettato la spugna. Per tutte le 447 pagine di Una donna di troppo (Skinny Dip, il titolo originale significa "fare il bagno nudi") ho tentato di scovare un punto debole, una smagliatura, un passaggio a vuoto. Inutilmente. Come diavolo avrà fatto questo giornalista investigativo esperto nei danni procurati all’ambiente dallo sviluppo edilizio a concepire un libro nel quale si saldano senza sforzo componenti vendicative di ascendenza tragica, catastrofi ecologiche scientificamente circostanziate, dinamiche sentimentali di sapore romantico e indagini condotte col sangue freddo di un serpente? E per giunta su un palcoscenico del genere si contendono il ruolo di protagonista ben cinque personaggi: non solo la trentenne "donna di troppo" Joey, ma anche il priapico e paranoico coniuge Chaz, l’eremita cinquantatreenne Mick Stranahan, il detective di origine norvegese Karl Rolvaag e l’ex caposquadra agricolo Tool, un bestione ipertricotico con una testa simile a un blocco di calcestruzzo.
Magie del talento e della prodezza compositiva di un narratore che dipinge con la stessa felicità di tocco scenari mozzafiato (la distesa delle Everglades), complessi residenziali di disarmante uniformità (West Boca Dunes, Fase II a Boca Raton), isole di corallo a qualche miglio dalle coste della Florida (il buen retiro di Stranahan) ed enormi parchi naturali popolati da polifemici reduci del Vietnam (il Capitano, vero e proprio deus ex machina dell’intera vicenda).
Come se non bastasse, quel geniaccio di Hiaasen non perde occasione per condire ogni situazione di un’ironia così magistrale da strappare risate a ripetizione. Senza tuttavia schiacciare la credibilità delle tensioni emotive e la gravità delle devastazioni ambientali sotto il rullo compressore del sarcasmo amorale.
La maestria del giornalista nato e cresciuto in Florida è semplicemente travolgente: capacità di catturare il lettore in un batter d’occhio (sfido chiunque a leggere l’incipit e chiudere il libro), abilità nel mantenere alto il ritmo del racconto con guizzanti cambi del punto di vista (i cinque personaggi principali si passano continuamente il testimone della narrazione), varietà dei tipi psicologici e dei registri linguistici (ogni segmento è permeato dal modo di ragionare e parlare del personaggio che lo guida), inesorabilità della progressione drammatica (la strategia punitiva di Joey ha un’implacabilità degna di Medea). E un’infinità di altri virtuosismi, tra i quali è impossibile non menzionare l’inserimento di avvertite parentesi che danno sostanza storica e scientifica allo squilibrio ecologico della Florida meridionale (lo spaventoso inquinamento causato dal massiccio afflusso di fosforo agricolo).
Non scarseggiano ovviamente i riferimenti cinematografici: se Mick Stranahan si diverte a imitare le voci di Charlton Heston e Jerry Lewis, Chaz è ossessionato da Quei bravi ragazzi e il detective Rolvaag, uomo del Midwest ammiratore di Frances McDormand, sembra uscito direttamente da un’inquadratura di Fargo.
A questi rimandi espliciti si aggiunge almeno un’altra sfiziosa allusione cinefila: nel dialogo conclusivo con Rolvaag, Mick chiama i gabbiani "topi con le ali", quasi le stesse parole con cui nel finale di Gli amici di Eddie Coyle vengono definiti i piccioni ("topi volanti") che infestano Boston. Sornionamente narrato in terza persona, l’"econoir" (o environmental thriller) di Hiaasen lascia ampio spazio alle esilaranti elucubrazioni dei personaggi (soprattutto Chaz e Joey), ma la trovata di gran lunga più gustosa risiede nella singolarità di alcuni dialoghi "anfibi" che cominciano sul pelo d’acqua delle parole per immergersi nella mulinante agitazione dei pensieri sommersi (Proprio non saprei, rispose Chaz, pensando: "Ma per chi cazzo mi hai preso? Jacques Cousteau?").
Tanto spigliata quanto rigorosa, considerata l’abbondanza di termini tecnici e floridamente connotati, la traduzione di Luca Conti e Luisa Piussi.
Alessandro Baratti


corpifreddi.blogspot.com
5 Gennaio 2011

Allora uno come me, che di cognome fa Stranahan, di anni ne fa 53, di lavoro niente per colpa del morto ammazzato che putacaso era anche un giudice, cosa questa che di solito sconsiglia di continuare con la professione del private eye, che si trova a pescare tarponi in una bella mattinata di luce nella Biscaine Bay, Florida, a solo mezzo miglio da Elliot Key, non vorrebbe trovarsi nella condizioni di dover raccogliere una donna di soli pelle e stracci che procede alla deriva aggrappata ad una balla di hashish, perché sa che ci si tirano in casa macchinate di guai e nella mia isola, con la compagnia di un cane indurito nella testa come Strom, questo significa mettere una pietra sopra alla tranquillità dei giorni, e rimboccarsi le maniche in preparazione del peggio che sta per arrivare.
A dire la verità non è poi quel peggio che sembra, a giudicare dall’aspetto di ciccia Joey, che di vitamine ne ha prese durante la crescita, e il loro posto se lo sono trovato e si direbbero a loro agio almeno dalla velocità con la quale questa recupera le forze, la vista e qualcos’altro, che poi sarebbe la mia barca per tornare sulla terra ferma. Ma la ragazza non ha tutti i torti, posso proprio capire, vien voglia di fargliela pagare al maritino che, durante la classica crociera, ti chiappa dalle caviglie per aiutarti a scavallare il bordo e finire tra i flutti, persuaso della tua sicura dipartita, magari fidando nel comprensibile interesse di pescetti martello invitati al festino.
E adesso guardala come si scalda e si infervora tutta. Mick Stranahan o come cavolo ti chiami, fino a qualche ora fa pensavo di essere morta, pensavo di trovarmi aggrappata alla schiena di uno squalo e ti assicuro che non è un pensiero confortante! E non mi conforta neanche l’idea di trovarmi in un’isola da sola con uno sconosciuto e un cane. Uno sconosciuto che mi ha pure lavata e vestita, mentre io non riesco a vedere neanche che faccia hai, i miei occhi devono sembrare due canotti. Hai una bella voce però…
Bene Mick, vuoi sapere cosa mi è successo? In poche parole ho sposato un figlio di puttana! Un bastardo che al secondo anniversario di matrimonio ha pensato bene di farmi fare un volo di non so quanti metri buttandomi giù dal ponte della Sun Duchess. Sento ancora le sue mani gelate intorno alle caviglie afferrarmi e scaraventarmi in acqua. E perché poi? Tanto lo sa che non prenderà il becco di un quattrino della mia eredità! Ma quel rammollito me la pagherà, che era un buono a nulla avevo cominciato a capirlo già da un po’. Ho scoperto persino che le parole con cui mi ha abbindolato quando mi ha chiesto di sposarlo: le aveva copiate da una canzone di Neil Diamond, stupida io a volermi convincere a tutti i costi che la sua era pur sempre una dimostrazione d’amore. Che cosa avevo detto, Joey, quel Chaz un motivo deve pur averlo, non si diventa uxoricidi perché una mattina ti girano le balle e vorresti far qualcosa per fermarle. A ravanarci bene puzza da schifo che un biologo marino, che di lavoro preleva campioni d’acqua di palude per studiarne i fenomeni eutrofici, grazie a tutto quel fosforo che cola giù dalle piantagioni di verdure, possa regalarsi un hummer giallo che, come si sa, oggi è indispensabile per trottare sul terreno infido delle Everglades, in mezzo a cattivi crocodiles, che si nascondono tra le fronde delle mimose in fiore. E men che meno irradia essenza di violette il fatto che giri con un gorilla ipertricotico al seguito, profanator di croci funerarie e sempre un pelo irascibile per il dannato male di una pallottola che ha trovato casa nel suo didietro. Però Mick…
ora che riesco a vederti devo dire che non sei niente male! Forse un po’ troppo vecchio per me però… Ma a cosa cavolo sto pensando! Ho ben altro a cui badare adesso e più ci provo e meno capisco. Perché Chaz mi ha fatto una cosa del genere? Cosa non andava tra noi? È per l’odore della crema idratante che metto prima di andare a letto? O perché tendo a cuocere troppo il pollo? Sicuramente non il sesso… lo abbiamo fatto anche poco prima che mi gettasse dal ponte della nave! È vero, mi sono rifiutata di fare una cosetta a tre con la sua parrucchiera, ma non può essere per questo. Il sesso è l’unica cosa in cui era Chaz era bravo e da quel punto di vista non abbiamo mai avuto problemi. Dici che l’acquisto dell’hummer doveva farmi sospettare qualcosa? Perché? Mi ha detto di aver incassato del denaro come risarcimento per un incidente d’auto.
Mentre ne parlava stava cercando di montarmi sopra, ma questo è Chaz! Joey a questo punto il piano è semplice, riprodurre il video del volo in mare e tenere Chaz sulla graticola, un bel ricatto, qualche telefonata minacciosa, qualche incursione in casa e il mandrillo è bello che cotto, impallato come una lepre davanti ai fari di un tir, pronto per essere spedito in mezzo alla baia con una Samsonite piena di soldi, in una notte di burrasca ed una moglie che lo aspetta vigile come un cobra sputatore. Ce la sfanghiamo Mick vedrai. Chaz si beccherà quel che si merita e io spero solo di avere abbastanza sangue freddo da non ucciderlo quel lurido liquame di fogna! Estroso e stravagante dall’inizio alla fine, caldo come il sole che brucia sopra Miami, una trama a trottola che non permette di distrarsi un po’, una gragnuola di trovate da tenersi la pancia perché non scappi via, un cast selezionato la cui recitazione e presenza scenica tocca vertici di impagabile comicità, lo sguardo incantato e preoccupato sul ramato crepuscolo delle Everglades.
Questo è Carl Hiaasen, qualcuno ha detto di lui "è così buono che dovrebbe essere illegale".
E in effetti anche io e Frankie ci siamo voluti divertire un po’ interpretando questa coppia di svitati, protagonisti di una storia esilarante e molto avvincente. Non vi abbiamo svelato tutto però, per non rovinarvi il gusto della lettura.
 Se volete iniziare il nuovo anno alla grande questo è un libro che sicuramente non potete farvi sfuggire.
Mari Shelley & Frankie Stein


fasen.eni.it
20 Dicembre 2010

In una notte piovigginosa di una crociera per l’anniversario di matrimonio, Chaz, marito irrequieto e con parecchio da nascondere, afferra le belle caviglie della moglie e la fa volare nell’oceano. I motivi dell’agguato sono incomprensibili per Joey, la consorte che lotta nelle acque turbolente, ma hanno radici profonde in una storia di corruzione, di debolezze, di ambiguità e di violenza che inevitabilmente chiama vendetta. Non contento di aver fatto volare la moglie nell’oceano, Chaz sparerà anche all’amante, non prima di averla denigrata declassandola, in una conversazione, a "donna delle pulizie".
Errore ancora più grave di puntarle contro una pistola: nella vita di Chaz c’è sempre "una donna di troppo" e dato che la sua incontenibile (diciamo così) energia lo spinge a considerare la condizione femminile soltanto nella cornice delle prestazioni sessuali ed erotiche (e anche qui siamo nel campo degli eufemismi) non sono insolite o fuori luogo altre voglie che mettono, più del piacere, la vendetta in cima alle preoccupazioni quotidiane.
Una donna di troppo è una commedia degli equivoci guidata da un personaggio così viscido, imbranato, imbelle e improbabile nel suo incontinente priapismo da risultare persino simpatico, visto che alla fine gliene combinano di tutti i colori (la vendetta, qui, oltre ad essere gustata fredda, ha parecchie portate). A tratti esilarante, ma non privo di una sua specifica morale che va scoperta nelle ragioni (inquinanti) dell’intrigo.
Marco Denti


film.tv.it

7 Febbraio 2011

Leggere. Avidamente, avventurosamente leggere.
Una fredda serata d’aprile, undici in punto.
Da uno dei ponti di lusso della nave da crociera Sun Duchess precipita nelle scure acque dell’Atlantico Joey Wheeler Perrone: a scaraventarla in mare, come regalo del loro secondo anniversario di matrimonio, è stato l’adorabile marito Chaz. Ma contro ogni previsione la donna non annega: una balla da trenta chili di erba giamaicana prima e un provvidenziale soccorritore poi le salvano la vita. E l’irresistibile desiderio di vendicarsi. Mi sono arreso. Leggendo e rileggendo il formidabile noir di Carl Hiaasen ho gettato la spugna.
Per tutte le 447 pagine di Una donna di troppo (il titolo originale Skinny Dip significa "fare il bagno nudi") ho tentato di scovare un punto debole, una smagliatura, un passaggio a vuoto. Inutilmente.
Come diavolo avrà fatto questo giornalista investigativo esperto nei danni procurati all’ambiente dallo sviluppo edilizio a concepire un libro nel quale si saldano senza sforzo componenti vendicative di ascendenza tragica, catastrofi ecologiche scientificamente circostanziate, dinamiche sentimentali di sapore romantico e indagini condotte col sangue freddo di un serpente? E per giunta su un palcoscenico del genere si contendono il ruolo di protagonista ben cinque personaggi: non solo la trentenne ’donna di troppo’ Joey, ma anche il priapico e paranoico coniuge Chaz, l’eremita cinquantatreenne Mick Stranahan, il detective di origine norvegese Karl Rolvaag e l’ex caposquadra agricolo Tool, un bestione ipertricotico con una testa simile a un blocco di calcestruzzo.
Joseba


giallo.blog.rai.it
19 Novembre 2010

 Pochi autori americani conoscono bene il sistema di corruzione statunitense come Carl Hiaasen che spesso ha messo nel centro del mirino dei suoi noir questa tematica, non solo nelle sue inchieste giornalistiche apparse sul Miami Herald ma anche in romanzi in cui ha messo al centro temi come lo sviluppo edilizio e i conseguenti danni ambientali.
Dai suoi Striptease e Hoot sono stati tratti due fortunati film (uno per adulti e l’altro per ragazzi) ma la sua fama in Italia è legata soprattutto a romanzi come Alta stagione, Aria di tempesta, Cane sciolto e Crocodile rock che hanno confermato la sua attitudine esplorare " il cuore nero" della sua Florida e hanno mostrato la sua attitudine scanzonata alla narrazione che per certi versi lo avvicina per molti versi a narratori come Elmore Leonard, Donald Westlake e Joe R. Lansdale.
E che a Hiaasen venga naturale essere ironico e graffiante lo conferma anche il recente Una donna di troppo, una storia che mostra subito il suo lato grottesco fin da quando durante una crociera d’anniversario tutte le persone a bordo di un magnifico yacht devono vedersela con un procione arrabbiato capace di mordere chiunque e di far evacuare la barca. In altri casi qualcuno avrebbe dato direttamente fuoco all’imbarcazione se la proprietaria di questa non fosse l’ambientalista convinta Joey e se quel viaggio non fosse stato organizzato, in realtà, dal marito di lei, lo pseudo biologo Chaz per festeggiare il loro anniversario di matrimonio in una maniera speciale: scaraventare la moglie nel mezzo dell’oceano preda sicura degli squali.
E Joey che ex esperta nuotatrice sopravvive all’inaspettato tuffo in mare e riesce ad aggrapparsi al più improbabile dei relitti galleggianti (una balla da trenta chili di marjuana dimenticata dai contrabbandieri) da quel momento avrà una sola missione: vendicarsi del suo Chaz.
A salvarla nel mezzo dell’Atlantico è Mick Stranahan, ex sbirro sopravvissuto a sei mogli. E così Mick e Joey orchestrano un imprevedibile piano per portare Chaz alla follia.
E i lettori assistono così pagina dopo pagina a una storia fatta di " amori, spari, tradimenti e pallottole, sullo sfondo del brillante scenario della Florida, minacciato dai morsi della politica corrotta e dall’avidità di capitani d’impresa senza scrupoli". Se vi piace leggere storie che parlino di "delitti perfetti" e di coppie diaboliche, sicuramente Una donna di troppo vi divertirà e soprattutto vi aiuterà a vivere in maniera più sospettosa la vostra vita di coppia. Luca Crovi il Giornale di Brescia, 18.12.10 << < VAI > >> Vita dura per canaglie, uxoricidi e avvelenatori ambientali Com’è difficile liberarsi della propria moglie.
Se ne accorge bene Chaz Perrone, canagliesco coprotagonista di Una donna di troppo, spassoso comic-noir di Carl Hiaasen, in cui tentazioni omicide, imbrogli ambientali e amori che sbocciano e tramontano vengono miscelati ad arte lungo un percorso fatto di situazioni sempre più assurde. L’origine di tutto è il volo… assistito (anzi, meglio dire provocato) di Joey Perrone dal ponte della Sun Duchess, nave da crociera dove la donna era imbarcata per celebrare degnamente l’anniversario di matrimonio. Un bel modo di festeggiare, visto che a gettarla dalla nave è proprio il marito, l’ineffabile Chaz.
Da questo incidente, cui Joey, grazie all’aiuto di Mick (ex poliziotto dalla vita solitaria e dalle molte storie naufragate miseramente) riesce a sopravvivere, si origina un turbine di eventi, dal carattere ora grottesco ora drammatico, sempre e comunque nel segno del divertimento.
Tra guardie del corpo dai problemi di peluria eccessiva (e con una preoccupante dipendenza dai cerotti antidolorifici), fratelli allevatori di capre ed un integerrimo ex poliziotto che ha scelto una vita di "simil-eremitaggio", la galleria di personaggi di cui Hiaasen tira i fili è un irresistibile melting pot di debolezze ed idiosincrasie. Se vi aggiungete poi amanti a rischio soppressione, miliardari dal reato facile ed una (ex) mogliettina felice che si ritrova salvata dalle acque grazie ad una balla di "erba Giamaicana", avrete il quadro completo di un romanzo che si gusta come un cocktail ghiacciato. Reso ancor più saporito dal detective Rolvaag, sbirro che sogna il freddo e che si bea dei suoi due serpenti… da compagnia.
Una sarabanda dalla comicità inesauribile che conferma la bravura di Hiaasen nel descrivere situazioni così surreali da sembrare eccessive persino per una città come Miami. Un luogo dove (bastano un centinaio di pagine) sembra che possa davvero accadere di tutto.
Rosario Rampulla


lankelot.eu
11 Novembre 2010

 Florida. Durante una crociera la bella Joey vive l’incubo di qualsiasi moglie milionaria sposata con un mascalzone.
Mentre la donna ed il marito Chaz passeggiano al chiaro di luna sul ponte della Sun Duchess, lui la scaraventa fuori bordo lasciandola in balia del oceano.
Aggrappata ad una balla di marijuana da venti chili, con tutta la forza della disperazione, Joey riesce a salvarsi grazie anche all’aiuto di Mick Stranahan, ex detective che vive da eremita su un piccolo atollo a largo di Boca Raton. Dopo un lungo e doloroso momento di sbigottimento in Joey monta la rabbia della donna furiosa e confusa.
In breve la bionda organizza un preciso piano per una vendetta che, come ogni vendetta che si rispetti, va gustata fredda: rubare la vita a Chaz, quello stronzo di Chaz, farlo andare fuori di testa e fargliela pagare con tutti gli interessi. Tuttavia c’è qualcosa che né Joey né Mick (il quale non tarda ad unirsi al diabolico piano, un po’ per curiosità, un po’ per l’indubbio fascino della donna) riescono a capire: perché Chaz ha tentato di ucciderla? Non per i soldi: il testamento di Joey è saldamente nelle mani degli avvocati e comunque Chaz non avrebbe beccato un centesimo. Non per tradimento: Joey assecondava abbondantemente la frenesia sessuale del dotato marito.
Allora cosa? C’é molto altro dietro. Joey sospettava qualcosa ma non avrebbe mai immaginato…
Chaz, giovane e incapace biologo, lavora come consulente degli ecosistemi palustri nelle Everglades, discarica a cielo aperto ma lottizzata come discarica ed ottima fonte d’acqua putrida per campi coltivati. Chaz è pagato da un personaggio di dubbia moralità, Red Hammernut, proprietario di migliaia di ettari di terreno irrigati dalle fetide acque delle Everglades. Compito di Chaz, effettuare quotidiani controlli fasulli dell’acqua per mantenere pulito Red.
Compito di Red, passare mazzette e regalini al suo ragazzone. Ma la faccenda scotta: Joey sospetta qualcosa (o almeno, così crede Chaz) e se la fitta rete di corruzione saltasse fuori Chaz non rischierebbe soltanto il lavoro… Tra personaggi spassosi, scene piccanti ed una borghesia di piccoli scandali quotidiani, il nuovo romanzo di Carl Hiaasen, giornalista americano di origini norvegesi, classe 1953, va come un razzo. Il ricco materiale narrativo – roba alla Edward Abbey ma soprattutto figlia dellablack comedy statunitense e del pulp più leggero e scanzonato – non gli esplode mai tra le mani e la carrellata di personaggi è stereotipata al punto giusto.
Sempre attento alle tematiche dell’abusivismo edilizio a scapito delle risorse naturali, Hiaasen riesce a non risultare un moralista eco-fanatico, dosando perfettamente narrazione e reportage scientifico – lo scempio delle Everglades in Florida, per esempio, materia già trattata dall’autore in numerose pubblicazioni. Con un gran senso dell’umorismo l’autore riesce a costruire un bell’intreccio, tra colpi di scena, ricatti e menzogne, che mette a nudo un aspetto poco raccontato del marciume di certe realtà americane, fino alla resa dei conti finale, da leggere tutta d’un fiato.
Godibilissimo ed esilarante.
Paolo Castronovo


lettera.com
8 Novembre 2010

 Una donna di troppo: Woman Got The Power, gli uomini in un mare di guai In una notte piovigginosa di una crociera per l’anniversario di matrimonio, Chaz, marito irrequieto e con parecchio da nascondere, afferra le belle caviglie della moglie e la fa volare nell’oceano.
I motivi dell’agguato sono incomprensibili per Joey, la consorte che lotta nelle acque turbolente, ma hanno radici profonde in una storia di corruzione, di debolezze, di ambiguità e di violenza che inevitabilmente chiama vendetta. «Lo capisco, sai, quando gli uomini mi dicono la verità. Non capita spesso, ma quelle poche volte lo capisco.» Non contento di aver fatto volare la moglie nell’oceano, Chaz sparerà anche all’amante, non prima di averla denigrata declassandola, in una conversazione, a "donna delle pulizie". Errore ancora più grave di puntarle contro una pistola: nella vita di Chaz c’è sempre "una donna di troppo" e dato che la sua incontenibile (diciamo così ) energia lo spinge a considerare la condizione femminile soltanto nella cornice delle prestazioni sessuali ed erotiche (e anche qui siamo nel campo degli eufemismi) non sono insolite o fuori luogo altre voglie che mettono, più del piacere, la vendetta in cima alle preoccupazioni quotidiane. Una donna di troppo è una commedia degli equivoci guidata da un personaggio così viscido, imbranato, imbelle e improbabile nel suo incontinente priapismo da risultare persino simpatico, visto che alla fine gliene combinano di tutti i colori (la vendetta, qui, oltre ad essere gustata fredda, ha parecchie portate).
Se non bastasse Chaz c’è soltanto l’imbarazzo della scelta a partire dalla sua guardia del corpo (o custode, la differenza con il passare delle pagine si fa minima) che viene chiamato Tool (il nome dice già tutto) e a cui non sembra vero che il destino abbia riservato un minimo di redenzione. Per andare in pareggio con i tratti comici ed esilaranti che in fondo sono gli elementi trascinanti di Una donna di troppo, la commedia prende fosche tinte noir, anche se Carl Hiaasen non rinuncia mai all’ironia, al sarcasmo e a una divertita perfidia nel rivelare per gradi una storia molto intricata ma anche piuttosto attuale.
Come se il gesto inconsulto di Chaz all’inizio di tutto, fosse un sasso buttato nello stagno e i cerchi concentrici si fossero allargati fino a schiarire la misteriosa trama. Svelata con un riflesso ecologista proprio dov’era cominciata, nelle paludi delle Everglades, nell’acqua, metafora nemmeno tanto velata dell’essenza femminile di tutta la vicenda. È anche logico perché è da lì che prende forma l’intrigo, che però viene tenuto sommerso per gran parte del romanzo, come se i danni maggiori, comunque, gli esseri umani li facessero sempre a se stessi. Brillante, divertente, frenetico Carl Hiaasen (uno che scrive sotto una fotografia dei Rolling Stones a New York nel 1964) oltre al film di riferimento (Quei bravi ragazzi di Martin Scorsese) fornisce anche la colonna sonora ideale: tra gli altri cita Neil Young (con una certa frequenza e sempre nei momenti giusti), ma soprattutto George Thorogood che pare accostarsi alla perfezione alla spensierata vitalità di Chaz e dedica il libro a Warren Zevon a cui non sarebbe affatto spiaciuta questa storia di donne risolute e dure a morire.
Marco Denti


liberidiscrivere.splinder.com
6 Gennaio 2011

 Ci aveva già pensato Alfred Hitchcock a giocare al delitto perfetto dimostrando con rigoroso cinismo che non esiste e non aveva certo scelto uno sprovveduto per impersonare il marito Barbablù deciso a far fuori la moglie per ereditare la di lei lauta fortuna.
Immaginatevi cosa può succedere quando è Carl Hiaasen a dirigere le danze. Di tutto.
Sento qualcuno mugugnare nelle retrovie Carl Hiaasen chi? Beh vorrei far la parte di quella aggiornatissima, che sa tutto, che ha scoperto Hiaasen al primo libro ancora inedito in Italia mentre tutti si chiedevano perché cavolo Hiaasen si scrivesse con due a.
E invece no ho scoperto Hiaasen con Una donna di troppo divertentissimo eco noir scovato dalla astuta ciurma di Meridiano Zero.
Carl Hiaasen è un versatile scrittore americano di origine norvegese che ha iniziato la sua carriera occupandosi di giornalismo investigativo e nello specifico dando calci nelle gengive ai politici intrallazzatori della Florida sviluppando le sue doti di segugio soprattutto sul tema dello sviluppo edilizio a danno dell’ambiente naturale. Quando è approdato alla narrativa conscio che si può fare più danno con la fantasia che con la realtà non ha mollato l’osso e nei suoi libri ha innestato il valore aggiunto dell’ecologismo militante e della denuncia dell’indiscriminato abusivismo e del sistematico avvelenamento dell’ecosistema.
Ecologismo? Ecosistema? Che centreranno con il noir direte voi? Datemi tempo e dissiperò le vostre legittime perplessità. Una donna di troppo è un noir di nuova generazione un noir che usa la comicità per fare risaltare ancora di più l’impegno e la meritoria lotta del bene contro il male.
Ma andiamo con ordine partiamo dall’ambientazione, immaginiamo l’ex paradiso naturale della Florida del sud, fenicotteri rosa a go go, acque un tempo cristalline, ora un po’ torbide per i pesticidi ma di notte chi se ne accorge quando la luna scintilla e una coppietta di innamorati naviga su un panfilo da mille e una notte in una sorta di seconda luna di miele per festeggiare l’anniversario di nozze. Che quadretto romantico direte voi e invece all’improvviso il dramma.
Chaz prende la sua bella e bionda moglie per le caviglie, la ribalta dal parapetto e la scaraventa nelle nere e infestate acque dell’Atlantico a miglia dalla costa compiendo ai suoi occhi il classico delitto perfetto. Non che sia intrinsecamente malvagio il povero Chaz, che a dirla tutta fa anche un poco di tenerezza tanto è stupido, superficiale, sessualmente promiscuo, pure un lampo di rimorso attraversa il suo universo ma non ha scelta. Ha troppo da perdere ormai convinto che la moglie sia a conoscenza del fatto che è un uomo corrotto, pagato dal vero delinquente della situazione Red Hammernut responsabile del più grave disastro ambientale che la Florida ricordi e che sia sul punto di parlare. Già ma Chaz non è un uomo fortunato, non è uno di quei baldi simpaticoni a cui la sorte strizza un occhio e solleva da tutte le responsabilità.
Joey Wheeler Perrone non ha nessuna intenzione di morire. E che fa? Dopo tutto è un ex campionessa universitaria di nuoto, una sirenetta di tutto punto e cosi nuota tra squali, alghe appiccicose e nefaste, meduse, onde salate, correnti atlantiche, e abbarbicata ad una balla di marijuana, trenta chili di giamaicana della migliore, abbandonata da un gruppo di allegri contrabbandieri distratti, approda sull’isolotto di Mick Stranahan ex detective con uno spiccato senso dell’umorismo, un dobermann svitato, 6 ex mogli e un debole per la bionda Joey che dopo essersi ripresa dal momentaneo sgomento medita vendetta. Da questo momento in poi per Chaz non c’è più scampo e più sprofonda nelle acque melmose dell’incubo e dei suoi peccati e più il lettore se la ride con un retrogusto di amarezza e di disincanto legato allo spaventoso inquinamento causato dal massiccio afflusso di fosforo agricolo che ammorba i sistemi palustri degli Everglades rendendo impossibile qualsiasi forma di vita.
In un crescendo mozartiano si arriverà alla resa dei conti finale che non sarà certo considerabile come un lieto fine ma che cancellerà di sicuro dalla faccia di Chaz il suo indisponente sorrisetto di altezzosa impunità.
 Vedere per credere il destino che Hiaasen ha in serbo per lui. Dire che nella traduzione c’è lo zampino di Luca Conti con la brava Luisa Piussi mi sembra inutile ma comunque doveroso perché sembra, si mormora, che ci sia ancora gente che pensa che i libri si traducano da soli.
Giulietta Iannone


mangialibri.com
22 Novembre 2010

 La nave da crociera extralusso Sun Duchess naviga lenta nei pressi delle acque della Florida.
È una fredda serata d’aprile quando da uno dei ponti della nave Joey Perrone viene letteralmente fatta precipitare in acqua. "Ho sposato uno stronzo" pensa la donna mentre comincia a nuotare per cercare di salvarsi e guarda l’enorme nave da crociera che – illuminata – si allontana irrimediabilmente portando con sé ogni speranza di essere soccorsa. È stato proprio suo marito – Chaz – a farla cadere in acqua: con una scusa s’è chinato, le ha preso le caviglie… e il gioco è stato abbastanza semplice.
Chaz è un biologo, o meglio, è uno di quegli inguaribili narcisisti, arrivisti, traffichini e ignoranti, che sono riusciti ad acquistare un PhD e raggiungere una certa forma di rispettabilità sociale basata esclusivamente sull’apparenza.
A Chaz interessa molto più il golf – unico argomento di cui parlerebbe per ore (oltre al sesso, ovviamente) – che qualunque altra cosa che non gli frutti del denaro. Joey però ha dalla sua l’essere stata campionessa di nuoto per anni e una forma fisica che non l’ha abbandonata.
La ritroverà, priva di coscienza e di indumenti, avvinghiata ad una balla di marijuana che è riuscita a farla rimanere a galla, il giorno seguente Mick Stranahan, ex poliziotto, che trascorre una vita isolata su un isolotto a poche miglia dalla costa cercando di avere meno contatti possibili con la terraferma.
Mick è un duro dal cuore tenero, che è sopravvissuto a molti scontri con armi da fuoco e a sei mogli. Tra i due c’è subito feeling e ormai l’unico obiettivo di Joey è di farla pagare a Chaz, di rendergli la vita impossibile…
Scoppiettante, pirotecnico, spassoso, Una donna di troppo non lascia che il lettore si stacchi dalla lettura: si fa apprezzare esattamente come una bibita fresca in piena estate. Carl Hiaasen, pur riuscendo a farci trattenere il fiato e a mantenere alta la tensione emotiva, si distacca dai canoni del noir e riesce a realizzare un lavoro che mescola sapientemente più generi.
C’è una storia d’amore, c’è l’ironia tagliente, c’è la sete di vendetta che rende spietati i protagonisti, c’è una vera e propria denuncia ecologia per quel che sta accadendo nelle Everglades della Florida poste sotto assedio dal costante inquinamento causato dai fertilizzanti dei coltivatori di canna da zucchero che rischiano di distruggere uno dei più importanti parchi ed ecosistemi statunitensi. Hiaasen riesce a tenere assieme contenuti politici, uno stile interessante e una trama complessa: non è essere talentuosi questo?
Non ci sono eroi in questo romanzo. C’è il mondo nelle sue variopinte sfumature, in cui nessuno è mai esente da colpe e i "buoni" non esistono: c’è chi combatte per le proprie idee e per un mondo diverso – ma sempre possibile.
Serena Adesso


Pegasus descending
19 Gennaio 2011

Mentre leggevo Una donna di troppo, nuovo lavoro "italiano" di Carl Hiaasen, il dubbio m’è anche venuto: che il Chaz Perrone del romanzo, un biologo cazzaro come pochi e con una particolare predilezione per i dollaroni sonanti, sia uno dei tanti esperti interpellati dall’OMS in merito alla pandemia influenzale, suina, SARS e compagnia?
Poi mi sono risposto che no, il Perrone di Hiaasen è troppo coglione per riuscire ad architettare una truffa di portata mondiale capace di fottere alle tasche pubbliche, e cioè le nostre, miliardi e miliardi di inutili vaccini che ora se ne stanno lì a fare la muffa.
E i dipendenti delle case farmaceutiche, intanto, hanno pure gli studi con piscina, massaggiatrice thailandese, pista per fare snowboard e cinquantadue mensilità annue.
Perché Chaz Perrone è un essere spregevole, uno che dovrebbe starmi sulle palle come pochi perché è totalmente antitetico a tutto ciò che ritengo importante: essere invece che apparire, rispettare la natura, fare il proprio dovere nel proprio piccolo, rimanere attivi culturalmente e intellettualmente, guardare con curiosità all’enorme e magnifico mondo – e universo – che ci circonda.
Ah, sì, anche non cercare di ammazzare la propria moglie gettandola dal parapetto di una nave da crociera che, seppur io non sia mai stato in crociera e me ne guardo bene, mi dicono essere piuttosto alto. Ma alla fine proprio non mi riesce di prendere Perrone e farne uno dei personaggi letterari più spregevoli e odiosi della storia del romanzo, perché il già citato dottor Perrone – ci tiene al titolo. L’ha comprato con gran sudore – è, all’opposto, uno di quei personaggi che più mi hanno fatto cappottare dalle risate negli ultimi tempi. La comicità di Hiaasen, che forse sarebbe meglio chiamare umorismo, è infatti sempre di grana molto fine, è costantemente miscelata all’interno di una storia lunga, complessa e sfaccettata, ma capace di emergere con una tale semplicità e spontaneità da rendere la lettura di un tomo di quasi cinquecento pagine cosa che più lieve non si potrebbe. Perrone, infatti, ce la mette davvero tutta per fare fuori la sua bella moglie Joey affogandola nelle acqua dell’Oceano Atlantico.
Peccato, però, che Chaz abbia anche saltato quella lezione, all’università, in cui si parlava della Corrente del Golfo, della sua intensità, stagionalità, direzione etc. Altrimenti avrebbe forse fatto meglio i suoi calcoli e la moglie sarebbe veramente morta affogata oppure avrebbe fatto da aperitivo per gli squali che abitano quelle acque. Joey, tra l’altro ex nuotatrice durante gli anni del college, resiste per ore, fino a quando non va a sbattere contro una balla di marijuana abbandonata da qualche narcotrafficante messicano o colombiano in fuga dalla DEA. E viene ripescata dal solitario e molto macho Mick Stranahan, un ex sbirro con vent’anni di più e un fascino che la panzetta molliccia e bianchiccia di Chaz se la sogna.
Il desiderio di vendetta, dall’Aldilà, della signora Perrone darà così il via a una serie di avventure, per la coppietta, e disavventure, per l’inconsolabile vedovo, che coinvolgeranno, tra gli altri: Tool, una guardia del corpo con qualche problemi di peli superflui; Ricca, l’amante di Chaz; Rolvaag, un detective erpetologo che vuole mollare la Florida per zone più tranquille. Nonostante in Hiaasen non manchino i dialoghi, è la narrazione onnisciente in terza persona il vero asso nella manica dello scrittore americano.
L’ottima traduzione della coppia Conti-Piussi rende la lettura di Una donna di troppo di una scorrevolezza e semplicità incredibile che, abbinata alla verve umoristica di Hiaasen, consente di affrontare in maniera lieve, ma per questo non meno efficace, argomenti che potrebbero essere benissimo sviluppati tramite opere di saggistica lunghe e ricche di note a piè di pagina. Argomenti quali, ad esempio, il depauperamento e inquinamento ambientale di un incredibile ecosistema qual è quello delle Everglades, in Florida, una regione paludosa messa a serio rischio, come sempre, dall’avidità umana senza scrupoli e coscienza, oppure la corruzione di ampi settori degli uffici pubblici di controllo da parte di ciechi industriali.
La black comedy messa in piedi da Hiaasen, infatti, altro non è che un pretesto per focalizzare la nostra attenzione su un problema – in questo caso l’inquinamento delle Everglades –, sfruttando le molte frecce al suo arco narrativo. Alle parole "palude", "Everglades", "crociera" o "biologo", ve lo garantisco, se avete letto Una donna di troppo non potrà non tornarvi in mente questo libro e quel magnifico cazzone di Chaz Perrone, personaggio surreale, esagerato e parodistico.
Ma Perrone è davvero così surreale, esagerato e parodistico? Si può e si deve pensare ridendo, la leggerezza del supporto con cui viene mediato un messaggio non è una banalizzazione del messaggio stesso ma, al contrario, un suo rafforzativo. Perché un messaggio è tale ed efficace solo nel momento in cui si fissa nella mente dei suoi target. Se poi sai scrivere e inventare storie e personaggi come fa Carl Hiaasen, beh, è forse tutto un po’ più semplice.
Andrea Pelfini


Sartoris
25 Ottobre 2010

Sul congedarsi della scorsa estate, durante una piacevole cena innaffiata senza riserve del miglior Primitivo di Manduria, lo scrittore Giancarlo De Cataldo a un certo punto si è voltato in direzione del titolare del blog (no, Sartoris non è un frequentatore abituale della crème del noir all’italiana: il baccanale agostano in compagnia dell’autore di Romanzo criminale va addebitato unicamente ad alcune particolari coincidenze astrali nonché, cosa di non poco conto, alle comuni origini pugliesi) per rivelargli con una certa amarezza che la nuova leva degli scrittori gialli made in USA non lo esaltava più di tanto.
A seguito di quella dichiarazione l’aria intossicata dal fumo dei nostri toscanelli si è d’improvviso affollata di nomi e titoli di romanzi, dando adito ad uno scoppiettante confronto su trame e personaggi cui si andavano via via aggiungendo i suggerimenti del resto dei commensali, per ritrovarsi infine, un po’ mestamente, a convenire tutti più o meno unanimemente che in effetti – a parte la mecca degli intramontabili Leonard e Crumley, scrittori ormai senza tempo al pari di un Chandler o d’un Hammett – i nomi di spicco sfornati dall’America negli ultimi anni non erano, salvo qualche raro caso, granché convincenti.
Poi, come un refolo inaspettato, una luce ha acceso a sorpresa il torpore etilico delle nostre coscienze, e sia il titolare del blog che il buon De Cataldo si sono scoperti entusiasti a pronunciare (facciamo flic e floc?) due brevi paroline: "Meridiano", e "zero". E questo è bastato a risollevare la discussione, perché – a prescindere di come la si pensi sulle nuove generazioni del noir americano – non si può infatti negare che se c’è un editore che da anni sta con tignosa risolutezza importando (talvolta solo ripescando) quanto di davvero valido provenga d’oltreoceano (e non solo da là) in questo settore è proprio la casa editrice di Marco Vicentini.
E così eccoci qui a riconfermare quanto già espresso per Burke, Reasoner, Gischler, Crews e compagnia sonante con l’ultima, mirabolante uscita a firma Carl Hiaasen: giornalista e scrittore classe 1953, pressoché snobbato quaggiù nei lidi di Berlusconia (checché i suoi libri siano stati pubblicati in Italia da Mondadori, Baldini & Castoldi e Rizzoli), che l’editore padovano ha selezionato per tutti gli appassionati del genere "spara, insegui, indaga, vendicati e – in questo caso più che mai – sorridi". In ossequio a un filone recente che vede forse in "Champion Joe" Lansdale il suo culmine, infatti, gli artefici della crime-fiction contemporanea statunitense sono soliti inoculare d’una robusta dose d’ironia storie altrimenti cruente, dure e violentissime. Dotato di una fantasia sfrenata e di una penna agile e irriverente,Hiaasen mette a segno con Una donna di troppo (traduzione di Luca Conti e Laura Piussi) una vicenda funambolica, che non lascia scampo al lettore.
C’è una donna spinta nell’oceano durante una crociera dal marito fedifrago, l’attacco degli squali, lei che viene miracolosamente salvata da un ex poliziotto sopravvissuto a sei matrimoni, un investigatore che come un segugio si mette alle calcagna del coniuge aspirante assassino, un boss della malavita eccentrico e via così in una ridda di personaggi e situazioni davvero strambe e appassionanti, inanellate con precisione in un divertente mix esplosivo che non delude mai. Hiaasen è così: se incappi nella prima pagina, sei costretto a sciropparti tutto sino alla fine perché è davvero impossibile abbandonare un suo romanzo.
Ottimo.
Omar Di Monopoli


stefanodonno.blogspot.com
9 Novembre 2010

 La narrativa di Carl Hiaasen, alzata a livello massimo di qualità con questo ultimo Una donna di troppo, uscito negli Stati Uniti d’America già nel 2004 e col titolo di Skinny Dip – ma per fortuna esiste Meridiano Zero, almeno –, è una prova di forza: una prova di forza della letteratura: del poi 2000. Che, su tutto, siamo oltre le migliori pellicole cinematografiche ’autoriali’. A qualche centimetro di prossimità con la migliore tradizione letteraria internazionale.
Hiassen, con questo romanzo, specifichiamo, riesce a tenere perfettamente sullo stesso piano il disastro ambientale che lentamente (ma neppure così tanto) sta annullando il mondo con la bella aderenza dell’ironia, a volte vergata d’ondate piccine di sarcasmo, e persino con la sagacità del noir più giovane come attuale; ma il gioco del ’noir’ aumenta solamente, eppure forse non ce ne sarebbe perfino bisogno, l’intensità di stretta col romanzo che andiamo a leggere.
Insomma Chaz, lo si capisce proprio da subito subito, è un gran pezzo di merda, uno stronzo più che stronzo, un professionista, ma assolutamente non di valore, che ha scelto la biologia quale rifugio per la sua volontà, e possibilità, di carrierismo e soldi in tasca. Un uomo, per di più, atletico e di bel successo con le donne. Di successo, però, almeno fino a quando queste capiscono chi davvero hanno davanti e spesso dentro. E il bastardo, insomma, fa partire la storia, che si chiuderà alle sue spalle anzi sulle spalle sue rovinate infine dagli insetti vari, gettando nell’acqua dell’oceano la moglie che in realtà proprio non merita. Ma, malgrado lui, la donna si salva.
Povero lui. Dunque la moglie, gettata in acqua oceanica quale regalo d’anniversario, Joey inizia invece, appena può, dallo sperimentare la progettazione della vendetta. Perché l’ex suo marito, insomma, aveva scelto di sacrificarla, e non per divertirsi maggiormente con l’amante. Darla in cambio alle sua foga di fare il furbo. Sempre contro l’ambiente. Ai servigi d’un inquinatore di prim’ordine. Una persona, tra l’altro, in tutto e per tutto di primo piano. Ma nella trama arriva l’investigatore, pronto ad andare via dalla Florida che più non sopporta, Rolvaag. E il salvatore Mick Stranahan. E il guardiaspalle, redento o quasi, Tool. E, quindi, l’amante Ricca. E il fratello della morta Joey.
E i serpenti dell’investigatore Rolvaag. Oltre, chiaramente, a una serie di comparse non proprio secondarie. Carl Hiaasen, giornalista investigativo del Miami Herald con l’obiettivo di documentare proprio lo scempio dell’ambiente, innesca da un’idea di fondo semplicissima una bomba d’avvenimenti e rimandi ad altri episodi sparati nella pagina. Con cattivi e cattivissimi. Traccia pure approvvigionata delle spoglie d’alcuni soggetti che provano a rendere conto al bene.
Per essere davvero attenti, si dovrebbe raccontare, facendo magari delle schede, d’ogni personaggio. Persino, appunto, dei serpenti dell’investigatore. Però meglio assicurarsi d’essere presi alla gola dall’ironia impareggiabile di Hiaasen e farci, quindi, incastrare dalla sua opera. Il ’moderno’ di C. Hiaasen, comunque, forse sta proprio nell’essere moderno a condizione di non tralasciare il punto d’ascolto dell’impegno con la Letteratura. Ovvero tenendo insieme contenuti e scrittura, trama e stile e talento di rara misura. Un brindisi, allora, per la natura. E che i concimi che ammazzano le riserve naturali degli States non diventino persino più imponenti del cemento che s’allarga a dismisura. Come in Italia.
Al pari di tanti altri lembi d’universo sventrati solo dalla protervia degli interessi esclusivamente particolari. Assassini ecc. compresi e botte in mezzo.
Nunzio Festa

Da inserire:


Data di inserimento in catalogo: 25.03.2013.

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