La ballata di Jolie Blon

La ballata di Jolie Blon

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Autore: James Lee Burke

New Iberia, Louisiana. Due donne stuprate, violate, ammazzate a colpi di fucile. Una ragazza cattolica di sedici anni e la figlia di un pezzo grosso della mafia locale. Il giovane bluesman disgraziato e tossicomane Tee Bobby Hulin è l’unico indiziato, ma per Dave Robicheaux non può essere lui il responsabile. Così, a costo di affondare da solo le mani nelle acque dense e scure del Mississippi, il detective cajun è deciso a trovare l’assassino. Sotto la crosta marcia della società sudista salta fuori un nome: quello di Legion Guidry, prodotto della peggior spazzatura bianca, un uomo spietato e diabolico, sadico aguzzino e supervisore delle piantagioni. Legion, coinvolto nell’incendio che ha bruciato viva la signora LaSalle e spinto il marito al suicidio, sembra lasciarsi dietro solo morti, stupri e abusi. La lunga, sfibrante, sfida tra Robicheaux e Legion sarà un gioco al massacro che farà riemergere nel detective il demone mai seppellito dell’alcol.
In una Louisiana piagata dalle ferite di una storia scritta con la frusta sulle schiene degli schiavi, Robicheaux da voce agli ultimi, a quelli a cui hanno voluto chiudere la bocca per sempre.
Gotico, brutale, struggente, La ballata di Jolie Blon è il disperato blues dello straordinario cantore di un sud magico e selvaggio che conserva, sotto lo specchio delle paludi, il pianto del popolo di colore.


"Nella Ballata di Jolie Blon, il male trova
una delle sue più realistiche incarnazioni."
- The New Times -



Autore

James Lee Burke nato a Houston e cresciuto tra il Texas e la Louisiana, di questi paesi racconta la storia sanguinaria e la natura imponente. Ha lavorato come operaio per una compagnia petrolifera, come reporter, professore universitario, impiegato all’ufficio di collocamento della Louisiana, e non solo. Reso celebre in tutto il mondo dalla serie del detective Robicheaux, di cui Meridiano Zero ha pubblicato nel 2004 Sunset Limited, è tra i pochissimi ad aver vinto due Edgar Award per il miglior romanzo di crime fiction dell’anno. Da due dei suoi libri, Two For Texas (Meridiano Zero, 2004) e Heaven’s Prisoners, sono state tratte le versioni cinematografiche. Visitate il sito di James Lee Burke: www.jamesleeburke.com



Recensioni

il Quotidiano della Calabria
13 Giugno 2005

Arcipelago Robicheaux: c’è tutta la Louisiana dentro


Uno dei creatori di storie poliziesche più interessanti e intelligenti dei nostri tempi è James Lee Burke.
Scrittore texano di nascita, il suo universo elettivo e narrativo è però la Louisiana, alla foce del Mississippi, in un arcipelago di storie, passioni e misfatti di eccezionale densità. Non fa eccezione La ballata di Jolie Blon, ultima uscita italiana e prova davvero maiuscola, una delle migliori di Burke da un bel po’ di tempo in qua.
Il protagonista dei romanzi di Burke è il detective Dave Robicheaux. È un uomo con un passato difficile e doloroso, ex-alcolista, reduce del Vietnam. Un poliziotto dall’umanità scorticata e ambivalente, che segue però una sua etica finale. Un uomo che deve quadrare i suoi conti con la rabbia, e che a volte per ritrovare i fili di se stesso deve fare una capatina dagli Alcolisti Anonimi. Il "verme bianco" della dipendenza è sempre alle sue costole.
Ma la vera protagonista dei romanzi di James Lee Burke è la terra del Sud, la Louisiana grondante memorie che non si lavano via nemmeno coi secoli, terra del risentimento e della vendetta. Lo scrittore texano fa discendere quasi naturalisticamente il presente dal passato ed entrambi, e la storia, dalla natura. La Lousiana ci parla, umida e soffocante. Con le sue paludi e i conflitti razziali irrisolti, le piantagioni di canna e i bayou del Mississippi, i boschetti di noci-pecan, il quartiere francese di New Orleans, la musica zydeco e cajun, le distillerie clandestine e i gamberi di fiume, le case galleggianti sul Golfo del Messico, le costruzioni coloniali sotto le querce secolari, i bordelli sordidi e i localacci d’infimo ordine, i canali e la baia, gli che aironi blu stanno immobili nelle pozze di pioggia.
La terra, la natura e la storia ti guardano di sottecchi, ne La ballata di Jolie Blon. Terra violenta. Nessun conflitto del passato è risolto: la ritirata delle truppe nordiste nel 1863, gli abusi sessuali dei capo-piantagione sulle lavoranti di colore, le ferite dei veterani del Vietnam, le storie (in apparenza) lontane dei cacciatori di alligatori e dei contrabbandieri di whisky, l’ignoranza nella quale è stata tenuta per secoli la gente cajun, gli uragani dei decenni passati che hanno sconvolto questa fetta di mondo, gli abusi sovrumani subiti nel carcere di massima sicurezza di Angola dai detenuti, "le cui ossa giacciono dimenticate sotto la lunga striscia verde dell’argine del Mississippi".
La ballata di Jolie Blon è la ballata di tutti i marginali d’America (e del mondo): prostitute, bluesmen intossicati di memorie malsane, poliziotti violenti, psicopatici e ubriaconi, ragazze uccise (tre) e genitori che non possono essere consolati. Ma al contrario di certa letteratura noir, il cui cinismo dalla parte dei criminali non lascia spazio a nessuno spiraglio, l’opera di Burke conosce invece molti spunti di altissimo livello, sia storico che etico, nei quali alcuni personaggi – e su tutti il detective Robicheaux – s’interrogano sull’origine banale e persistente del male, si sforzano, con disincanto e pessimismo, di raddrizzare a modo loro le storture del mondo.
Sta strettissima a Burke l’etichetta di genere, perché i suoi romanzi raccontano il mondo, non semplicemente il mondo criminale. Il passato: è lì che affondano le loro radici i misfatti de La ballata di Jolie Blon. È nella suddivisione sociale tra i proprietari terrieri delle piantagioni di pepe e canna da zucchero e i loro lavoranti neri; tra i maggiorenti vestiti di bianco e la feccia sociale. Queste distinzioni hanno solo mutato tonalità, ma non sono scomparse. Ecco allora l’avvocato nipote del signorotto di 60 anni fa, che continua a usare le donne come fazzoletti; ecco il guardiano-aguzzino Legion, la vera anima nera del romanzo, l’incarnazione di un Male che viene da lontano, un Male che annienta le sue vittime. In una compenetrazione assolutamente virtuosa tra ambiente e plot narrativo, James Lee Burke scrive con La ballata di Jolie Blon una delle sue storie più toccanti e convincenti. Parafrasando lo slogan di una collana geografica di successo, "c’è tutta la Lousiana dentro".
Gianluca Veltri


cinemadadenuncia.splinder.com
12 Marzo 2010

New Iberia, primavera del terzo anno della peggiore siccità nella storia della Louisiana. La sedicenne Amanda Boudreau, studentessa modello del liceo cattolico, è stata prima violentata e poi uccisa con due colpi di fucile in un boschetto di eucalipti. Il principale indiziato è Tee Bobby Hulin, sbandato nero di venticinque anni dotato di un prodigioso talento musicale ma schiavo della tossicodipendenza e tormentato da una vicenda familiare tutt’altro che limpida.
Niente affatto convinto della reale colpevolezza di Tee Bobby, il detective Dave Robicheaux si lancia in un’indagine all’insegna dello scetticismo e della diffidenza, spalleggiato dalla bellicosa collega Helene Soileau e dal vecchio compagno della Omicidi di New Orleans Clete Purcel. Finalista al prestigioso Edgar Award del 2003 (premio già vinto due volte da Burke nel 1990 e nel 1998), La ballata di Jolie Blon è il dodicesimo dei venti romanzi dedicati da James Lee Burke al detective cajun Dave Robicheaux.
Un personaggio segnato dalla drammatica esperienza della guerra in Vietnam, tarlato da un turbolento passato di alcolista e lacerato da rigurgiti animaleschi che lo spingono a gesti furiosi e incontrollabili. È questa violenza arcaica e regressiva a scorrere nel territorio della Louisiana, terra di una terribile dolcezza infestata dalla prevaricazione, da inestirpabili pregiudizi razziali e da un’ingiustizia atavica (Clete Purcel, il migliore amico di Dave, la definisce con cinica efficacia "Il Guatemala del nord").
Robicheaux fa del suo meglio per ribellarsi allo stato di cose più o meno pacificamente accettato dalla comunità: si dedica al lavoro di detective con scrupolo e coscienza senza lasciarsi distrarre o scoraggiare dalle apparenze e dalle dicerie. Il suo senso di giustizia lo spinge a scavare in un passato fatto di sfruttamento dei neri, abusi sessuali reiterati e impunità bianca. Il suo bisogno di tranquillità trova provvisoria soddisfazione nell’oasi domestica con la moglie Bootsie, con la figlia adottiva Alafair e col negozio di esche sul bayou Teche gestito insieme al fido Batist.
Ma si tratta di una serenità costantemente minacciata dalla ferocia che impazza tutt’intorno e che mette a repentaglio la sua sanità fisica e mentale. Volente o nolente Dave ha interiorizzato il linguaggio del territorio in cui è cresciuto e, per quanto ben intenzionato, sente strisciare dentro di sé il "verme bianco", quel silente grumo di paura, aggressività e rabbia che l’esperienza della guerra ha alimentato smisuratamente: "il vero nemico (…) era (…) una creatura violenta che si alzava insieme a me la mattina e abitava silenziosa dentro la mia pelle in attesa del momento giusto per scatenare la sua rabbia sul mondo". Ma sono tutti i personaggi (più di trenta) a covare focolai distruttivi o tensioni contraddittorie: Bootsie deve tenere a bada il lupus coi medicinali, Clete oscilla spaventosamente tra intuito e irresponsabilità, Tee Bobby maltratta il proprio talento imbottendosi di droghe e persino il mefistofelico Legion Guidry (il tirannico ex supervisore delle piantagioni di Poinciana Island) è capace di reazioni insospettabilmente clementi.
Mai come in questo romanzo l’indagine del detective cajun si smarca dalla semplice punizione del colpevole: la penna di Burke traccia un disegno accusatorio che mette con le spalle al muro una forma mentis (quella del sopruso e del ricatto) condivisa e avallata da tutti i membri del corpo sociale, a prescindere dal ruolo di carnefici o vittime. I primi rei di un esercizio paternalistico del potere degenerato in onnipotenza (la famiglia LaSalle ne è l’altisonante emblema), i secondi responsabili di un’inveterata rassegnazione fossilizzatasi in connivenza (l’omertà della nonna di Tee Bobby compromette la sua carriera artistica).
Sono le radici del male a interessare Burke, non le sue propaggini attuali e visibili: lo scrittore nato a Houston nel 1936 descrive il caos dell’oggi sviscerando l’origine dello squilibrio. Narrazione soggettiva, asciutta e lineare squarciata da flashback di atroce esattezza (le angherie subite dalla nonna di Tee Bobby nella prima parte del libro, il resoconto dell’omicidio di Amanda Boudreau nella seconda), La ballata di Jolie Blon è anche una struggente dichiarazione d’amore alla Louisiana, ai suoi umori densi e odorosi, alla stregante morbidezza della sua luce e all’incorrotto fascino di un paradiso terrestre in grado di annullare in un solo colpo d’occhio ogni distinzione tra Bene e Male: "Quell’isola era il posto più simile all’Eden che avessi mai visto.
Il cielo della sera era ornato di nubi viola e rosse. Al di là degli alberi potevo vedere cervi e nella baia pesci volanti che splendevano bronzei e scarlatti alla luce del tramonto. In effetti, Poinciana Island era riuscita con successo a evitare il ventesimo secolo. Se fossi stato il proprietario di quel luogo, sarei stato disposto a rinunciarvi? Se avessi dovuto comprare degli schiavi pur di non perderlo, non sarei stato tentato di concedere al Principe delle Tenebre di gestire i miei affari di tanto in tanto?".
Un romanzo di possente, vulnerata umanità.
Alessandro Baratti


corpifreddi.blogspot.com
14 Aprile 2010

 "Sono cresciuto negli anni Quaranta, a New Iberia, giù lungo la costa del Golfo, e non ho mai messo in dubbio il modo in cui funzionava il mondo." Quante volte vi è capitato di finire un libro, chiuderlo e sospirare per la consapevolezza e il piacere di aver letto qualcosa di splendido e al tempo stesso provare dispiacere per averlo finito?
A me è successo con La ballata di Jolie Blon, un capolavoro firmato da un maestro del noir, James Lee Burke.
New Iberia, Louisiana. Una terra magica e aspra, bellissima e crudele. Una terra dove si respira ancora l’odio razziale, dove il male sembra aggirarsi indisturbato per le strade, dove la violenza dimora dentro la pelle delle persone come un verme. È proprio qui che Amanda Boudreau, una studentessa di sedici anni viene legata ad un albero, violentata e poi uccisa a colpi di fucile. Le prove ritrovate sulla scena del crimine sembrano incolpare Tee Bobby Hulin, musicista blues e tossicodipendente.
Due settimane dopo, il cadavere di Linda Zeroski una prostituta tossicodipendente, viene ritrovato nei pressi del bayou Benoit. La donna è legata ad una sedia ed è stata picchiata violentemente al volto. Dave Robicheaux, il detective che segue le indagini non sembra convinto della colpevolezza di Tee Bobby e insieme alla collega Helen Soileau e all’amico Clete Purcel cercherà la soluzione ritrovandosi coinvolto in storie torbide e rievocando un passato che sa di piantagioni, di schiavitù, di schiene spezzate e mani sanguinanti. Robicheaux è un detective che non segue regole, se non le sue. È un personaggio complesso, un violento, un ex alcolizzato.
Reduce del Vietnam, con ferite ancora aperte nell’anima che spesso sfociano in gesti rabbiosi e feroci. "Non mi ero mai sentito così solo in vita mia. Ancora una volta bruciavo dal desiderio quasi sessuale di richiudere le dita attorno al calcio di una pistola pesante, di grosso calibro, di sentire l’odore acre della cordite, di liberarmi da tutte le responsabilità che soffocavano la mia vita togliendomi il respiro dai polmoni. E poi capii che cosa dovevo fare." Burke ha saputo dar vita in questa storia a personaggi affascinati, complessi, tormentati. Ha saputo descrivere una realtà, quella della Louisiana, dove i conflitti razziali, gli abusi sessuali, la prostituzione e la tossicodipendenza non riescono comunque ad oscurare la bellezza e il fascino di un territorio da lui tanto amato.
È così bravo nel descriverlo che mentre leggevo riuscivo a vedere i bayou, le case coloniali, il cielo attraversato da stormi di aironi. Ho avvertito sulla mia pelle l’umidità delle paludi e gli odori pungenti dei bordelli e dei locali frequentati dai personaggi del libro. "…sulla East Maine, nel chiarore illusorio dell’alba, l’aria era carica del profumo dei fiori notturni e dei licheni che crescevano sulla pietra umida, e dell’odore fecondo del bayou Teche." Ha uno stile unico, oserei dire superbo, da considerarsi un "classico senza tempo", in grado di rapire il lettore dalla prima all’ultima pagina.
La sorpresa più piacevole però è stata scoprire che Burke ha scritto qualcosa come una ventina d libri con protagonista il detective Dave Robicheaux e qualcosa mi dice che comincerò a cercarli tutti!
Marianna Mari De Rossi


Film Tv
18 giugno 2010

Ballate, piombo e angeli perduti

Non sono un lettore centometrista: mi piace leggere con calma e una volta finito il libro rileggerlo da cima a fondo.
Di seguito i sette titoli che ho assaporato negli ultimi tre mesi.
Buona lettura. 1- James Lee Burke, La ballata di Jolie Blon, Meridiano  Zero.
Finalista al prestigioso Edgar Award del 2003 (premio già vinto due volte da Burke nel 1990 e nel 1998), La ballata di Jolie Blon è il dodicesimo dei venti romanzi dedicati da James Lee Burke al detective cajun Dave Robicheaux.
Un personaggio segnato dalla drammatica esperienza della guerra in Vietnam, tarlato da un turbolento passato di alcolista e lacerato da rigurgiti animaleschi che lo spingono a gesti furiosi e incontrollabili.
È questa violenza arcaica e regressiva a scorrere nel territorio della Louisiana, terra di una terribile dolcezza infestata dalla prevaricazione, da inestirpabili pregiudizi razziali e da un’ingiustizia atavica (Clete Purcel, il migliore amico di Dave, la definisce con cinica efficacia "Il Guatemala del nord"). (…)
Joseba


Hot
luglio 2005

Dave Robicheaux fa lo sbirro a New Iberia, Louisiana, "il Nord del Guatemala", un posto che sembra America e in realtà è un mondo a sé. Dove i bianchi discendenti dagli schiavisti, i neri figli degli schiavi e i meticci generati dalle loro unioni maledette convivono con una meravigliosa natura, la Mafia e efferati omicidi.
David è un ex alcolista, beve solo Doctor Pepper, ha una bella moglie e una figlia adottiva sottratta anni prima a un’orribile morte, un procione a tre zampe e un socio, una specie di grizzly da monta in camicia hawaiana che risponde al nome di Clete Purcell.
E soprattutto una tenace vocazione a ficcarsi nei guai. In nome di una visione profondamente etica del mondo e della crociata contro il Male, qui rappresentato da un maniaco assassino che puzza di zombie, da un musicista corroso dalla droga e dai torbidi fantasmi del mai cancellato passato razzista.
Ultimo episodio (in ordine di tempo) di una delle più emozionanti serie narrative noir americane.
Giancarlo De Cataldo


lettera.com
7 Maggio 2005

Dall’omicidio di due donne (bianche), Dave Robicheaux ricostruisce un intricata geografia di connivenze e di identità che ha uno sfondo razzista e violento. Incrociando la sua strada con quella di personaggi memorabili: un avvocato corrotto, un bluesman disperato, un aguzzino demoniaco, un venditore di Bibbie e un vecchio fantasma che gli è sempre amico.
La ballata di Jolie Blon: Born on the bayou "Non mi ero mai sentito così solo in vita mia. Ancora una volta bruciavo dal desiderio quasi sessuale di richiudere le dita attorno al calcio di una pistola pesante, di grosso calibro, di sentire l’odore acre della cordite, di liberarmi da tutte le responsabilità che soffocavano la mia vita togliendomi il respiro dai polmoni. E poi capii che cosa dovevo fare."
Sull’ultima puntata della saga di Dave Robicheaux, il detective più famoso e tormentato della Louisiana, aleggia un’atmosfera metafisica, quasi spirituale.
Nell’occasione, il suo avversario principale (e il più pauroso, a dir la verità) si chiama Legion Guidry ed è un aguzzino che nel fiore dei suoi anni era solito abusare delle donne (di colore). Rimasto impunito, con l’età ha cominciato ad apprezzare il sapore acre del potere e, inevitabilmente, l’anarcoide Robicheaux sente subito puzza di bruciato. Sulla scena de La ballata di Jolie Blon, popolata da una mezza dozzina di personaggi picareschi, scivola lentamente un fantasma del suo passato, un vagabondo che si spaccia per il medico che gli salvò la vita in Vietnam. Se il nome del nemico è Legione, quello dello spettro fraterno (che ricorda non poco l’ectoplasma di Un angelo in fiamme) si chiama Sal che, come tutti sanno, è il diminutivo di Salvatore.
L’epico scontro, nella visione manichea di Dave Robicheaux, diventa una visione mistica con tanto di tuoni e fulmini: una battaglia senza esclusioni di colpi che però non risolve le angosce e i dubbi dell’alter ego di James Lee Burke. La ballata di Jolie Blon s’incastra perfettamente nell’epopea di Dave Robicheaux ed è un romanzo che si legge in una sera, o poco più, perché James Lee Burke conosce i lettori almeno quanto i suoi personaggi e non manca di andare a segno.
Resta però irrisolta quell’aura mistica, quella riduzione dello scontro tra il bene e il male che, chissà, magari avrà bisogno di un’altra puntata.
Marco Denti


lideablog.wordpress.com
18 novembre 2009

Ogni uscita di un libro di uno dei maestri del genere noir qual è James Lee Burke è un evento.
Anche se il libro è una ristampa, come il presente La ballata di Jolie Blon, occasione imperdibile per chi non avesse ancora molta dimestichezza con le avventure di Dave Robicheaux, che qui torna a calcare i familiari territori della Louisiana e dei suoi bayou, dopo l’escursione tra le montagne del Montana nella sua ultimissima avventura, Il prezzo della vergogna, recentemente edito da Fanucci.
Credo non ci sia bisogno di dire altro, non devo certamente essere io a consigliarvi le opere di un genio.
Andrea Pelfini


motortravel.info
luglio 2005

Il luogo è la Louisiana: il reticolo di bayou e di vecchie tradizioni sudiste e razziste che costituiscono un contemporaneo ed indistricabile labirinto sia per lo spazio geografico che per quello spazio interiore che chiamiamo "anima". E’ lì che lavora come poliziotto Dave Robicheaux, il protagonista di una fortunata serie di romanzi polizieschi di James Lee Burke.
Nell’ultimo, La ballata di Jolie Blon (Meridiano Zero, 408 p., Euro 16), Dave si trova di fronte alla brutale violenza sessuale e successivo omicidio ai danni di una ragazzina adolescente. L’odio comune si indirizza immediatamente contro persone di colore ed in particolar modo contro un ragazzo nero il cui principale peccato non è quello di essere un drogato o di essere un eccezionale musicista blues, quanto quello di fare il filo ad una ragazza bianca. Ma Dave sa che una cosa sono gli assassini materiali, ed un’altra l’humus culturale che ha consentito che l’assassinio potesse essere compiuto. E allora non basta andare a indagare all’interno della comunità di colore, ma occorre anche smuovere il marcio che c’è all’interno della rispettabile comunità bianca, non solo, ma proprio tra i suoi esponenti apparentemente più progressisti e liberali.
E il tutto ogni volta riporta Dave al passato, un passato fatto di violenza e sopraffazione, di schiavutù e di violenze inimmaginabili ai danni della gente di colore. In questo caso pericolo ben maggiore del giovane bluesman Tee Bobby Hulin e della malavita organizzata, sono due persone apparentemente agli antipodi: da un lato Legion, antico supervisore della piantagione del padre dell’avvocato di Hulin che era temuto come il demone suo omonimo dagli schiavi e come violento stupratore dalle schiave; dall’altro lato Marvin Oates, apparentemente innocuo venditore porta a porta di Bibbie, che in realtà ha un’idea tutta propria di come vada somministrata la giustizia divina.
Sembra proprio che abbia perfettamente ragione l’amico di Dave, Clete Purcel, quando dice al primo: "Questa è la Louisiana, Dave. Il Nord del Guatemala. Smettila di fingere di vivere negli Stati Uniti e la vita avrà molto più senso." Ma per Dave, veterano del Vietnam, ex-alcolizzato, ex-detective di New Orleans, la contea di New Iberia dove vive e lavora ed il bayou Teche, in riva al quale ha anche un negozio di esche, sono la propria parte di paradiso in mezzo all’inferno che egli ogni volta farà di tutto per difendere.
Francesco Mazzetta


nonsolonoir.blogspot.com
17 Dicembre 2009

 "Sono cresciuto negli anni Quaranta, a New Iberia, giù lungo la costa del Golfo, e non ho mai messo in dubbio il modo in cui funzionava il mondo. All’alba, le case coloniali della East Main emergevano dalla nebbia, i portici ornati da colonne e i vialetti dei giardini e le verande umide di rugiada, i camini e i tetti d’ardesia segnati dolcemente dai rami delle querce che come un arco coprivano tutta la strada. Le carcasse delle navi affondate della Marina americana giacevano sui fianchi a Pearl Harbor e le stelle di servizio erano appese alle finestre di tutta New Iberia. Ma sulla East Main, nel chiarore illusorio dell’alba, l’aria era carica del profumo dei fiori notturni e dei licheni che crescevano sulla pietra umida, e dell’odore fecondo del bayou Teche, e anche se una stella di servizio d’oro era stata appesa alla finestra di una grande casa a indicare la morte di un membro della famiglia nell’esercito, l’anno avrebbe potuto benissimo essere il 1861 invece del 1942."

Comincia così La ballata di Jolie Blon, opera tra le più riuscite di James Lee Burke: con l’evocazione di un passato che sembra da tempo dimenticato. Ma la descrizione della Lousiana degli anni ’40, apparentemente paragonabile – avvolta com’è dal comprensibile alone mitico di ogni luogo della memoria – alla terra verde e rigogliosa del 1860, abitata da "bravi cristiani", patrioti e gentiluomini del sud, non dura molto: concluso un antefatto che poi si rivela tale solo da un punto di vista temporale, perché è quasi scollegato dal seguito, l’autore passa alla "nuova" New Iberia, dipinta in tutta la sua miseria attraverso l’evocazione di un paio di omicidi, quello di una sedicenne di buona famiglia, legata sotto un albero, violentata e uccisa a colpi di fucile, e quello di una prostituta tossicodipendente. La falsa opposizione tra paradisiaco passato e decaduto presente, creata dai capitoli iniziali, ha vita breve: per risolvere il caso, Robicheaux dovrà distogliere lo sguardo dal giovane, dolente bluesman Tee Bobby Hulin, presunto assassino delle due donne, per guardare indietro; e, nel farlo, non solo rivaluterà (svaluterà?) il passato, sistemando vecchi ricordi irrisolti e afferrando meccanismi vigenti (ma per lui incomprensibili) all’epoca della sua infanzia, ma si troverà ad affrontare un temibile superstite: il vecchio schiavista Legion(1) Guidry, emanazione prima del "male assoluto".
E mentre lo scontro si fa duro, e gli assalti del diabolico Guidry diventano diretti e violenti, Robicheaux deve tentare di mantenere sotto controllo una banda di mafiosi italiani imparentati con la prostituta uccisa, accorsi in città per indagare "in proprio"… Il romanzo procede inesorabile, incidente dopo incidente, verso un "biblico" finale, e, intanto, quello che balza fuori dalle pagine, nel confronto serrato tra ferite passate e cicatrici presenti, tra antiche brutture e moderne crudeltà, è una profonda verità morale, un discorso sul male(2), sulla sua esistenza e immutabilità; una riflessione che Burke affronta con grande serietà, senza concedere al suo personaggio nessun tipo di scorciatoia(3): così, grazie a una prospettiva fideistica popolar-hollywoodiana, à l’Américaine (è solo per merito del "soprannaturale" aiuto di un angelo straccione, che la vicenda si risolve positivamente)(4), l’autore può permettersi di chiudere senza introdurre un facile lieto fine e senza contrapporre una "violenza giusta" a quella, insopportabile del vecchio Legion(5). Il romanzo La ballata di Jolie Blon di James Lee Burke, edito da Meridiano Zero, è stato recentemente riproposto ai lettori italiani in edizione rivista e aggiornata, nell’ottima traduzione di Matteo Curtoni e Maura Parolini.

(1) Il nome del personaggio contiene un chiaro riferimento al Vangelo di Marco che, nel corso della narrazione, si fa sempre più esplicito. Recita Marco: "Intanto giunsero all’altra riva del mare, nella regione dei Gerasèni. Come scese dalla barca, gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo. Egli aveva la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo. Continuamente, notte e giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi, e urlando a gran voce disse: "Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!". Gli diceva infatti: "Esci, spirito immondo, da quest’uomo!". E gli domandò: "Come ti chiami?". "Mi chiamo Legione, gli rispose, perché siamo in molti". E prese a scongiurarlo con insistenza perché non lo cacciasse fuori da quella regione. Ora c’era là, sul monte, un numeroso branco di porci al pascolo. E gli spiriti lo scongiurarono: "Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi". Glielo permise. E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone nel mare; erano circa duemila e affogarono uno dopo l’altro nel mare". (Marco, 5:1 – 5:12).
(2) Il discorso non manca di qualche riflessione politica volutamente ingenua: sembra, a tratti, che i "ricchi" siano necessariamente "cattivi", e di converso (e in maniera altrettanto falsa) che tutti i "poveri" siano "buoni". I brani che danno questa impressione, che paiono semplificare una situazione difficilissima, nella quale le tracce di problemi sociali (si pensi alla questione razziale) vecchi o contemporanei si fondono alle colpe personali (antiche e presenti) in maniera inesplicabile, testimoniano in realtà perfettamente i travagli di Robicheaux, personaggio sempre in bilico, al confine tra granitico moralismo cristiano-americano "di destra" e attenzione alle vittime, tra senso del dovere da sbirro "duro" e cristiana (stavolta in senso positivo) comprensione e attenzione per gli "ultimi". (
3) In effetti, le ultime pagine lasciano intendere un possibile ricorso di Robicheaux alle maniere forti (cfr. p. 348), ma il provvidenziale intervento di Sal permette al protagonista di arrivare "immacolato" alla fine del romanzo. Lo stratagemma, lontano dai normali modi del romanzo nero, non stona con il finale "soprannaturale"; d’altra parte, il riferimento biblico, raro nella letteratura poliziesca, è un elemento centrale della grande letteratura degli stati del sud, da Flannery O’Connor a Faulkner, da Caldwell a Carson McCullers, e così via fino a McCarthy (tutti autori che Burke dimostra di aver letto e amato, e che si affacciano con prepotenza da alcune sue pagine)…
(4) Ed è quasi sorprendente che la figura stracciata e dolente del folle angelo-reduce non tolga nulla alla vicenda, ma contribuisca alla sua perfezione…
(5) Ben altra era la conclusione del più recente e meno riuscito L’urlo del vento
Fabrizio Fulio-Bragoni


omardimonopoli.blogspot.com
4 Marzo 2010

Da queste parti si è sempre guardato con una certa adorazione a James Lee Burke, scrittore dalla robusta poetica southern ormai decisamente assurto a status di classico (e non solo all’interno dei confini del genere noir) di cui Meridiano zero ripropone in questo periodo – in edizione rivista e aggiornata nell’ottima traduzione di Matteo Curtoni e Maura Parolini – La ballata di Jolie Blon, sicuramente la testa di ponte della cospicua e comunque sempre qualitativamente valida produzione dell’autore statunitense.
Questo romanzo, come la quasi totalità dei libri di Burke, si svolge nella Louisiana selvaggia e rurale dei Rednecks e dei bayou e mette in scena una realtà sociale e culturale distante anni luce dalla cartolina high-tech delle grandi metropoli costiere. Con la sua abituale destrezza narrativa, Burke ci trascina infatti nell’ennesima indagine del poliziotto ex alcolista Dave Robicheaux, andando ad aggiungere un altro tassello al proprio personalissimo Grande Mosaico Noir. Ma mai come questa volta il razzismo e le contraddizioni del Sud vecchia maniera fungono da detonatore per una vicenda che si fonda su una capacità di analisi sociale davvero sopraffina, attenta alle più sottili sfumature dell’animo umano e basata su una lucida, amara contemplazione del Male in tutte le sue svariate (e per questo inseparabili dalla vita stessa) modulazioni.
Le descrizioni della natura sono come sempre superbe, perfettamente amalgamate al ritmo della storia al punto da diventarne un efficace contrappunto (e come non intravedervi tanto Faulkner, in questo?). Su tutto risplende d’una luce plumbea e sulfurea la strepitosa, agghiacciante figura di Legion Guidry, granitico ancorché anziano razzista che dal passato arriva a inoculare alla vicenda il suo contributo di sangue e soprusi con leggendaria, epica prepotenza. Davvero il miglior Burke di tutti i tempi.
Omar Di Monopoli


ilparadisodegliorchi.com

In una New Iberia pre-katrina spazzata dalla bassezza umana dei suoi protagonisti i corpi di due ragazze assassinate vengono trovati nel bayou: sarà il detective cajun Dave Robicheaux ad occuparsi del caso con l’aiuto dell’ex-poliziotto Clete Purcel, una colosso di argilla che si muove nella città demolendo con innocenza infantile tutto ciò che incontra in un’apoteosi di distruzione e autodistruzione.
Per portare a termine l’indagine Dave Robichaux dovrà scontrarsi con venditori di bibbie, gangster, prostitute, bluesmen, bianchi razzisti in un sud che tenta di evitare con tutte le sue forze il ventunesimo secolo.
Scrittore di best sellers e di romanzi di genere James Lee Burke è uno dei pochi autori che sono riusciti a costruire intorno ad una storia noir un vero e proprio universo di personaggi e ambienti che descrivono un sud degli Stati Uniti così lontano e così vicino all’immaginario collettivo.
Autore pubblicato in Italia senza continuità in diverse collane, prima fra tutte il Giallo Mondadori ora pare finalmente essere entrato in pianta stabile nella scuderia di Meridiano Zero.
In attesa della pubblicazione del suo penultimo romanzo Ti ricordi di Ida Durbin?, è possibile trovare in libreria uno delle sue opere migliori, La ballata di Jolie Blon ultima uscita italiana dell’autore. Questo noir è uno dei pochi titoli che si possono gustare in odorama, eh si perchè nelle pagine dell’ultimo romanzo di James Lee Burke ci sono le foglie in putrefazione nelle paludi della luisiana, il gumbo che bolle e i polli arrostiti sulla brace, le birre jax e il fumo di sigaretta in decrepiti locali dove si ascolta ancora il blues di Guitar Slim.
È un luogo dove gli uomini hanno le pance piatte come assi da stiro e spalle larghe come manici d’ascia, dove gli uomini si baciano per umiliarsi e dove muscoli, tendini e sudore sono lo specchio della propria anima. E’ un luogo fuori dal tempo fatto di violenza e di soprusi dove la fisicità dei personaggi, i peccati, la religione, i tentativi di redenzione e una natura furiosa e struggente sono i veri protagonisti.
La ballata di Jolie Blon non è un semplice noir ma un piccolo gioiello dove si può osservare un sud dell’America che sembra immobile nei secoli, dove i fantasmi di soldati confederati, schiavi e proprietari terrieri si muovono nei bayou. E’ una guida all’inferno e al paradiso della Luisiana, dove la vicenda del protagonista Dave Robicheaux e delle sue ossessioni sembrano una cornice ad un’epica del sud.
Nei romanzi di J.L.Burke tutto è ricoperto da un leggero velo di malinconia e di rimpianto, i suoi uomini, sempre in bilico tra una possibilità di riscatto e l’abisso, diventano sempre più ambigui e tormentati, fino ad arrivare a Legion Guidry, uno dei personaggi più sinistri mai descritti in un romanzo noir. Diventerà lui, con la sua crudeltà e intollerante fisicità, la nemesi del detective Dave Robicheaux, e il vero protagonista della La ballata di Jolie Blon. Succulento.
Martin Lorenzo


rootshighway.it

maggio 2005

Esce per Meridiano Zero un romanzo nuovo fiammante di James Lee Burke, si tratta di La ballata di Jolie Blon, il secondo, per la lungimirante casa editrice patavina, dedicato alle avventure poliziesche del detective cajun Dave Robicheaux, sbirro dal cuore d’oro, alcolista e tossico, alla ricerca, questa volta, della soluzione di un quanto mai complicato caso di duplice omicidio.
Come già nei precedenti romanzi del ciclo, anche in La ballata di Jolie Blon sono almeno due le caratteristiche vincenti che permettono a Burke di andare oltre le fuorvianti catalogazioni di genere.
La prima attiene alle splendide descrizioni dei paesaggi della Louisiana che svelano un’ambientazione che va ben oltre lo sfondo: la natura non è cioè semplice cornice ma diviene piuttosto elemento imprescindibile della narrazione, polpa viva delle "pieghe" più intime del romanzo.
La seconda è quella per cui il concetto di noir pare in qualche modo trasformarsi in strumento formale, chiave di lettura, primo "strato narrativo" per raccontare, piuttosto, il sud attraverso spaccati vividi ed efficacissimi, in grado di metterne in evidenza il problema razziale, tutt’altro che sopito, la lotta costante dell’uomo con la natura che ha ormai assunto tutte le caratteristiche dello stupro, sono parole di Burke, il classismo sociale, figlio dell’aristocrazia latifondista e della proprietà terriera pre-secessione che in molti casi è rimasto ostinatamente attaccato alle proprie radici.
Accade quindi che passando al setaccio il bayou a caccia di un serial killer affamato di vittime, fra mocassini d’acqua ed alligatori, battute di pesca e down home blues, Robicheaux si scontri con le miserie quotidiane di un sud che è parente stretto di quello patriarcale e violento della confederazione, cercando di rimettere insieme i pezzi di una tragica vicenda che affonda le proprie radici nell’odio razziale e nel desiderio di vendetta e di sopraffazione dell’altro. Ne viene fuori un romanzo splendido, che ritrae una ricca galleria di "cattivi" davvero riusciti, come il luciferino Legion Guidry, diabolica nemesi di Robicheaux e forse la figura più inquietante mai tratteggiata da Burke, Perry La Salle, arrogante avvocato penalista sessuomane, Marvin Oates, enigmatico venditore di bibbie.
Tutta la vicenda sembra tuttavia ruotare attorno a Tee Bobby Hulin, un giovane bluesman di talento, drogato e impaurito che probabilmente è coinvolto nella tragedia più di quanto non voglia confessare e infatti La ballata di Jolie Blon è proprio il titolo di una delle canzoni da lui suonate nei locali della palude. Sono queste le figure chiave che dettano gli accenti della storia ambientata nel microcosmo sociale di New Iberia, Louisiana, avvolto nelle ombre di un razzismo radicale, in cui le donne sono sempre e solo vittime predestinate di violenze, fisiche e psicologiche, incapaci di allontanare gli spettri di un potere primitivo e rabbioso che è pronto a scatenarsi all’improvviso come l’urlo di una belva feroce. In un’indagine che lo porterà a misurarsi, mai come questa volta, con le proprie paure e dipendenze, Dave Robicheaux, spalleggiato dai pards di sempre, il gigantesco Clete Purcell e la collega Helen Soileau, poliziotta lesbica tutta d’un pezzo con un passato di abusi sessuali, dovrà conquistarsi uno alla volta i tasselli di un mosaico terrificante, scavando nel tessuto della città, andando, a poco a poco, a grattare dove si annida un male indicibile che minaccia di chiudere la bocca anche a lui, e questa volta per sempre.
Il sud degli States ha sempre avuto una straordinaria schiera di affascinanti cantori e James Lee Burke, che di quel deep south è custode e cultore integerrimo, è solo uno dei talenti emersi negli anni recenti, se è vero che al suo fianco non possono non venire a mente, fra gli altri, anche Joe Lansdale, Daniel Woodrell, e James Sallis.
Nato a Houston, Texas, nel 1936, Burke non è certo un accademico nel senso ortodosso del termine: ha infatti lavorato nell’industria petrolifera e poi come giornalista ed impiegato all’ufficio di collocamento in Louisiana, è stato quindi professore di College nel Kentucky e successivamente assistente sociale a Los Angeles, senza che tutto questo gli impedisse di prendere una laurea in Letteratura Inglese presso la University of Missouri nel 1960. Eppure tutto questo girovagare non lo ha distolto dal suo grande amore per la Louisiana ed il Texas, che poi, guarda caso, sono i due stati in cui vengono ambientati i cicli di avventure dei suoi due personaggi di maggior successo, quelli che gli hanno permesso di scalare le classifiche di mezzo mondo e di vincere ben due Edgar Awards: rispettivamente il detective cajun Dave Robicheaux e l’avvocato texano Billy Bob Holland.
Autore superbo, definito da Jonathan Kellerman "il Faulkner della Crime Fiction", ma i riferimenti possibili sarebbero infiniti, da Flannery O’Connor a James Ellroy tanto per nominarne un paio, James Lee Burke è uno di quegli scrittori in grado di rivoluzionare il concetto di noir, riuscendo a fondere i tratti caratteristici del genere con il lirismo vibrante della letteratura del sud. Infatti, anche a causa del suo vissuto, Burke è, a dispetto delle etichette e delle categorie di scrittore di noir doc pure certamente utili sotto il profilo divulgativo-informativo, anche e soprattutto autore di romanzi sociali.
Nei suoi libri il detective Dave Robicheaux è un ex agente della squadra omicidi di New Orleans, a cui hanno ucciso la moglie, che ha deciso di ritirarsi in un angolo appartato sul bayou Teche a vendere esche e a fare l’aiuto sceriffo di New Iberia. Disilluso senza essere rassegnato, cinico ma non spietato, Robicheaux è la figura perfetta per Burke, il deus ex machina che gli consente di mettere in vetrina i complicati intrecci della società del sud, incrociando politica con corruzione e sete di denaro, aristocrazia e potere, rabbia e sopruso, evitando, peraltro, nel modo più assoluto di "pennellare" personaggi a senso unico ma anzi proponendo caratterizzazioni quanto mai complesse e sfaccettate, in grado di affascinare i lettori proprio perché rifuggono in ogni modo semplificazioni manichee di sorta.
Onore a Meridiano Zero, quindi, che ha pensato bene di ripubblicare i libri di James Lee Burke acquistandone di recente i diritti e, così facendo, permettendo che uno dei massimi scrittori americani contemporanei giungesse finalmente fino a noi.
Matteo Strukul


scanner.it
28 Gennaio 2010

James Lee Burke ha lasciato nella memorie del noir il detective cajun Dave Robicheaux, corroso nei suoi valori identitari dopo essere venuto a contatto con un mondo criminale che degrada ogni cosa. Burke ambienta le sue storie nel sud degli Stati Uniti, dove ancora è palpabile una profonda ferita che separa i bianchi dai neri. La ballata di Jolie Blon vede come scenario New Iberia, in Louisiana. Qui una ragazza cattolica di sedici anni e la figlia di un pezzo grosso della mafia locale, sono trovate stuprate e ammazzate a colpi di fucile. Il bluesman disgraziato Tee Bobby Hulin è indiziato, ma per il detective Robicheaux non crede nella sua colpevolezza.
Le indagini dell’investigatore cajun si concentrano su Legion Guidry, uomo bianco spietato e senza scrupoli, supervisore delle piantagioni. La sfida tra Robicheaux e Legion, si rivela essere un gioco al massacro che spingerà entrambi in una voragine di violenza, che porta con sé un livore brutale che risiede nella storia di quelle terre cosparse dal sangue generato dalle frustate sulla pelle degli schiavi. E se l’abilità travolgente di assecondare la storia per accapararsi il lettore, Burke mette in scena un horror razziale che fa rabbrividire per la sua selvaggia manifestazione, in una terra controversa dove regna una natura indomabile che sembra incidere gli umori degli uomini in un conflitto perenne di odio e rancore. Non esiste redenzione e pace per questi personaggi, rinchiusi nelle radici di un passato ancora presente nella sua veste gotica, che confonde il bene e il male nelle grigie sovrapposizioni che non lasciano scampo alla speranza di uno sguardo aperto all’orizzonte.
Matteo Merli


sugarpulp.it

Secondo una delle regole fondamentali del genere noir, il bene e il male presentano sempre un’ampia zona grigia di sovrapposizione, in cui il lavoro del detective non è mai così lontano e "altro" rispetto a quello dei peggiori criminali. E tale è infatti la natura della storia e dei personaggi che James Lee Burke ci presenta in questo romanzo, nel quale il detective cajun Dave Robicheaux è costretto a risalire a galla dopo aver perso egli stesso i suoi valori e la sua identità per essere venuto a contatto con un mondo infernale dove gli indagati vivono una bestiale degradazione.
Definito da molti il "Faulkner della Crime Story", Burke ama elaborare storie ambientate nel profondo sud degli U.S.A., quella parte del mondo che ancora risente profondamente degli esiti della Guerra Civile e di una divisione ancora netta e dolorosa tra bianchi e neri. Anche La ballata di Jolie Blon si svolge nella Louisiana selvaggia ed epica dei Rednecks e dei Southerners, una realtà sociale e culturale distante anni luce dalla versione liberal e high-tech delle grandi metropoli costiere, ma indubbiamente più vera, franca e perciò capace di fotografare più realisticamente la società degli Stati Uniti più profondamente rurale. Questo grande noir va letto in un’ottica razziale e storica all’interno della quale, con un’indubbia abilità narrativa (alla quale Burke ci ha abituati) viene calata una storia investigativa travolgente e capace, pagina dopo pagina, di toglierci il respiro e regalarci brividi lungo la schiena. Le indagini in questione ruotano attorno ai cadaveri di due donne, dapprima violentate e poi assassinate brutalmente: una studentessa di buona famiglia e una prostituta figlia di un boss mafioso.
Tali omicidi però risultano presto incomprensibili senza una necessaria e inevitabile rilettura del passato, anzi del torbido passato irrisolto che sembra aver atteso questi crimini per tornare in superficie e fare definitivamente i conti con i personaggi coinvolti in questa cupa trama. Schiavi e schiavisti, come Legion Guidry (incarnazione diabolica dei mali del vecchio Sud), sembrano infatti aver attraversato indenni il tempo e, come in un’incarnazione horror della storia, forse evocati dal sangue, si apprestano ad affrontare la loro maledizione. In questo romanzo, Burke ci offre un intreccio di vite che si snoda al ritmo di una ballata cajun, colorando a tinte forti le ferite storiche di una terra controversa e il grande potere evocativo di una natura fiera, selvaggia e impossibile da dominare.
Matteo Righetto


Tuttolibri
2 Luglio 2005

I cattivi cajun di Robicheaux

L’ultimo noir di James Lee Burke: tra i bayou della Louisiana una storia di stupri e soprusi con una vittima sacrificale, un bluesman nero James Lee Burke è uno di quegli scrittori che non ammettono le mezze misure.
O lo ami svisceratamente fino a elevarlo al rango di autore di culto.
O ti lascia del tutto indifferente, il suo mondo essendo così astruso, selvatico, monco e sincopato, un piccolo angolo d’America che non interessa agli americani, figurarsi al di qua dell’oceano.
Eppure sono proprio quelle sue atmosfere da Sud profondo, razzista, cattivo, spesso insulso, a riempire il lettore di grandi e inattesi fascini, di illuminazioni dolorose e di sentimenti inconsueti, spesso sepolti perché troppo primitivi ed elementari. Dopo una rapida esperienza con Baldini & Castoldi, ora è Meridiano Zero a essersi assicurato i diritti per l’Italia con l’ambizione di farcelo conoscere appieno, anche al di là della sua esperienza noir incentrata soprattutto sul cinico e disilluso detective cajun Dave Robicheaux. Sud, dunque. Louisiana, in particolare. Ma non quella luccicante e inghirlandata di New Orleans.
Ma quella più densa e paludosa dei bayou, degli stagni e delle marcite malsane, quella popolata di neri e di mezzosangue francesi, figli degli antichi deportati canadesi che, emarginati dalle élite bianche, si sono rintanati nel loro bozzolo melmoso, aggrappandosi a radici così fonde da aver costituito un mondo a sé, più vicino al passato che al presente, in cui la purezza della violenza è spesso pari alla sincerità degli affetti di clan. La ballata di Jolie Blon è questo: un thriller angoscioso e tinto di nero pece, ma usato in verità per raccontare gli angoli segreti di un Paese lento e maestoso come il suo Mississippi, pieno di anse fumose di nebbie, di piogge e di piccole grandi tragedie. Come quelle di due donne bianche violentate e massacrate: una sedicenne timorata di Dio e una prostituta figlia di un boss mafioso. Con un colpevole annunciato e già condannato da tutti prima ancora del processo perché vittima facile e quasi predestinata: un bluesman di colore, giovane e sempre nei guai, sacrificabile per il suo passato di droga e spaccio. ma Robicheaux non è dell’idea.
Lui conosce la sua terra, i segreti che nasconde nei suoi alberi genealogici che allungano liane dappertutto, in special modo negli incroci proibiti delle razze, quando il padron bianco poteva fare quello che voleva con le femmine di colore che lavoravano nei suoi campi o attorno al suo desco. Ed è proprio dalla memoria che pare uscire la diabolica figura di un certo Legion Guidry, deus ex machina di ogni male: è crudele, feroce, prepotente, dedito a qualsiasi abuso e sopruso. Ma Robicheaux, dopo essersi bruciato con lui una prima volta, saprà trovale nel suo stesso furore la forza per abbatterlo.
Piero Soria

Da inserire:


Data di inserimento in catalogo: 15.03.2013.

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