Sunset Limited

Sunset Limited

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Autore: James Lee Burke

Non sono stati gli abitanti di New Iberia a crocifiggere materialmente il sindacalista Jack Flynn, eppure il peso di quel crimine grava sulla comunità come un peccato collettivo. Dave sapeva, in quella terribile alba impressa a fuoco nella sua memoria, che la crocifissione davanti ai suoi occhi non era un semplice omicidio, ma la spia di un male più grande e capillare, che affondava le radici, come un albero acquatico, nei segreti di una terra del Sud dove il passato non è mai davvero passato. Trent’anni dopo, Megan, la figlia di Flynn, è tornata al bayou. Trent’anni dopo, l’unica giustizia è ancora la violenza. Lo stupro di una ragazza nera è stato punito con il massacro dei colpevoli da parte di due misteriosi poliziotti bianchi. Quando Dave comincerà a indagare, capirà che i recenti fatti di sangue nella sua cittadina sono parte di un disegno più complesso le cui fila rimandano tutte a quella crocifissione. James Lee Burke è un maestro nel restituirci il più vivido sud degli Stati Uniti. Lo splendore della Louisiana, le luci forti delle sue lunghe giornate che illuminano di ombre il bayou, i combattimenti di galli, i latifondi sconfinati contesi da politici corrotti e mafiosi senza scrupoli, i segreti che riposano nella acque placide e pigre del Mississippi. Il detective Robicheaux, ex alcolizzato, ex agente della squadra omicidi di New Orleans e veterano del Vietnam, con il suo senso incrollabile della verità, vede e racconta il male che pesa e agisce su tutti come una mano oscura.


"James Lee Burke non è semplicemente un autore di crime story
 è il Graham Green dei bayou..."
- New York Daily News -



Autore

James Lee Burke nato a Houston e cresciuto tra il Texas e la Louisiana, di questi paesi racconta la storia sanguinaria e la natura imponente. Ha lavorato come operaio per una compagnia petrolifera, come reporter, professore universitario, impiegato all’ufficio di collocamento della Louisiana, e non solo. Reso celebre in tutto il mondo dalla serie del detective Robicheaux, di cui Meridiano Zero ha pubblicato nel 2004 Sunset Limited, è tra i pochissimi ad aver vinto due Edgar Award per il miglior romanzo di crime fiction dell’anno. Da due dei suoi libri, Two For Texas (Meridiano Zero, 2004) e Heaven’s Prisoners, sono state tratte le versioni cinematografiche. Visitate il sito di James Lee Burke: www.jamesleeburke.com



Recensioni


FilmTV
19 Dicembre 2004

Born on the Bayou Sunset Limited, decimo romanzo (su tredici) dedicato al detective Robicheaux, un cajun del bayou, in Louisiana. Finora inedito, come i successivi tre, tutti acquistati da Meridiano Zero.
L’autore James Lee Burke è un grande scrittore, per il quale si spendono i nomi di Faulkner e Graham Greene. A noi piace paragonarlo a Terrence Malick, per l’estetica naturalista che circonda i personaggi. Questa volta Robicheaux ha a che fare con un delitto compiuto vent’anni prima, un paio di killer psicopatici, gente della Dixie Mafia che fa sembrare Tishomingo Blues una burletta, triadi e quant’altro.
Semplicemente straordinario.
Mauro Gervasini


la Gazzetta del Mezzogiorno
12 Dicembre 2004


ROBICHEAUX, DAVE Investigatore privato più o meno autorizzato. Ex sbirro, ex alcoolista, ora ridotto alla Dr. Pepper, ignobile coca-cola al gusto d’anice. Conosce tutte le pieghe di una Luisiana all’odor di spezie e di violenza che lo ha cresciuto amorevolmente fra neri, blues e pescigatto e lo ha disilluso a botte di ingiustizie, mafiosi, prevaricazioni. Tenero padre di una ragazzina adottiva e di un procione a tre zampe, diventa cattivissimo quando gli toccano i valori in cui crede fermamente. E siccome é praticamente indistruttibile, e oltretutto la guerra sa farla comme-il-faut, quando scende in campo per i cattivi sono problemi seri. Da vent’anni questo paladino della Destra perbene anima, paradossalmente, una delle più riuscite e fascinose serie poliziesche americane "de sinistra": dove i grassi bianchi razzisti e il mondo degli affari fanno schifo, e l’unica saggezza sta fra gli indiani, i vecchi neri e le vittime dell’aggressività capitalistica.
Imperdibile.
Giancarlo De Cataldo


il manifesto
6 Gennaio 2005

Noir sulla pelle di un sindacalista Scritta da James Lee Burke, Sunset Limited è una storia crudele, in stretta osservanza dei poteri mafiosi, ambientata in Louisiana
"Un’alba come questa l’avevo vista solo due volte in vita mia: la prima nel Vietnam, quando durante una missione notturna una granata a frammentazione era sbucata dal terreno e mi aveva azzannato le cosce con i suoi tentacoli di luce; la seconda, anni prima, nei paraggi di Franklin, Louisiana, quando io e mio padre avevamo scoperto il corpo di un sindacalista che era stato crocifisso alle caviglie e ai polsi, con chiodi da sedici centesimi, contro la parete di un granaio."
Questo l’incipit terribile di Sunset Limited grazie al quale veniamo proiettati nella storia di un delitto - la crocifissione di un sindacalista, appunto, - che dal passato invia le sue ripercussioni sul presente: raccontata da James Lee Burke, la storia appena pubblicata in Italia da Meridiano Zero (p. 345, 15,50), non è ambientata a New York né a Los Angeles né in alcuna altra grande metropoli pullulante di conflitti, e nemmeno in un contesto così eterogeneo da annullare nell’anonimato le differenze: siamo, al contrario, nel profondo sud della Louisiana, reso anche geograficamente labirintico dalla fitta rete di bayou in cui s’allarga il Mississippi prima di sfociare nel mare.
E questo labirinto psico-geografico rende in qualche modo impossibile il fatto di affrontare direttamente i problemi che si presentano, perché occorre invece girarci attorno, dare una spinta qua e una là affinché qualcosa si metta in moto, fino a che il problema, se si è fortunati, si risolve da solo. Per questo può sembrare, a tratti, che Dave Robicheaux, il più famoso personaggio tra quelli ideati da Burke e protagonista di altri dodici suoi romanzi, combini poco gironzolando qua e là, intimidendo i suoi sospetti e passando il tempo libero a pesca.
Forse per questo i polizieschi di Burke hanno il classico respiro del noir statunitense, à la Chandier; e sicuramente per questo piaceranno poco ai cultori dei thriller metropolitani alla Spillane. Ma nel profondo sud è meno che mai possibile andare dal mandante di un assassinio e sbatterlo in galera se questi è l’uomo più ricco e famoso della zona, con tanto di agganci politici. Come sa bene Dave Robicheaux, che pure a un certo punto lo arresta nel corso di una cena, per ritrovarselo rilasciato ancor prima della colazione mattutina.
Ma il nostro detective non è passato indenne dal Vietnam, dall’alcolismo, dal massacro della propria famiglia, senza sapere che nel profondo sud ci sono altri metodi, meno diretti ma non meno efficaci, per giungere al risultato voluto. Se il mandante è apparentemente intoccabile, non lo sono gli esecutori, criminali all’epoca dell’omicidio del sindacalista e ancora oggi foraggiati dalla mafia italoamericana di New Orleans, che vuole punire un nero reo di aver prima rubato loro dei videoregistratori di contrabbando e soprattutto di essere stato tanto furbo da riuscire poi a rivenderglieli. Le cose si complicano quando nel gioco entrano anche i due figli del sindacalista, entrambi prevedibilmente vittime di un’infanzia difficile, ma entrambi adulti di successo, seppur controverso.
In particolare Megan, fotoreporter vincitrice del Pulitzer che usa spudoratamente il proprio fascino femminile per manovrare a proprio vantaggio Dave, grazia anche alla sua la rettitudine. È proprio il suo improvviso arrivo a New Iberia, dove Dave fa il poliziotto ed è proprietario di un negozio di esche, ad essere preannunciato dall’alba terribile dell’incipit. Alla fine il sindacalista ucciso otterrà vendetta, ma una vendetta altrettanto ingiusta della sua morte, in qualche modo dimostrando che non basta conoscere la verità, sapere chi sia il colpevole, per ottenere giustizia o per considerare risolto il caso. E neppure è una soluzione praticabile il fatto di fuggire altrove, sul treno diretto al solare ovest da cui prende il titolo il romanzo. Come in ogni noir pare persa alla fine ogni speranza, ma a Robicheaux rimangono la propria onestà, l’affetto della moglie e della figlia, la barca per andare a pesca nel bayou: e sembra che siano queste le cose fondamentali nella vita di un uomo come lui.
Francesco Mazzetta


Mucchio Selvaggio
Febbraio 2005

Forse proprio in questo si assomigliano tutti i Sud del mondo, e proprio in questo consiste l’esser Sud: in una persistenza feroce del passato, che continua ad essere presente, sempre. Così i traumi non vengono mai affrontati, le colpe mai emendate, in un perenne affossamento che impedisce al nuovo di germogliare, che strozza ogni riparazione. Le paludi della memoria e della Louisiana sono lo sfondo di una nuova avventura di Dave Robicheaux, il detective cajun di New Iberia.
Lode all’editore Meridiano Zero che, acquistando i diritti di Burke, gli ha assicurato una vita editoriale italiana che ci auguriamo continua e prolifica. Con gran piacere si torna a leggere del bacino del’Atchafalaya, dei bayou increspati del Delta, dei noci pecan e delle umide serate malva di New Orleans. Robicheaux è più disincantato e laconico che mai, circondato dal coro sudista di scorie e personaggi. E memorie cattive, fantasmi: un sindacalista che difendeva i diritti dei braccianti impiccato un mucchio di tempo prima; un trombettista dimenticato a cui strapparono i denti di bocca, poi morto suicida; una schiava nera prima usata come concubina, poi uccisa, roba di quasi 200 anni fa, ma c’entra anche questo, nei romanzi di Burke.
È la sua Spoon River. I due figli del sindacalista sono diventati oggi personaggi controversi: lei, fotografa da Pulitzer, manda in copertina i diseredati della società; lui è un equivoco rimestatore di fondi e case di produzioni. Intorno, l’umanità reietta a cui Burke ci ha abituato: pedofili, secondini violenti, evasi, tossicomani, prostitute e magnaccia, alcolisti, federali arroganti, sicari. È un mondo in cui vige la sopraffazione, la Lousiana illividita di Sunset Limited - "i due terzi del mondo sono delinquenti", dice un personaggio del romanzo -, che non riesce a dimenticare la sua storia, e continua a nutrire un risentimento irresolubile per i conflitti annodati che porta dentro di sé. La trama è complessa da riassumere, è il reticolato dei fili neri che, srotolando i fatti, Robicheaux si trova in mano. Il quale, decenni prima, aveva perso la moglie per le vessazioni di due bianchi prepotenti.
Tutto scorre e nulla va via, tutto torna, più grifagno e spaventoso che prima, al Sud.
Gianluca Veltri


omardimonopoli.blogspot.com
16 Novembre 09

La morte viaggia tra i bayou

Investigatore privato con burrascosi trascorsi da sbirro alcolista nonché reduce del Vietnam, Dave Robicheaux è il personaggio più famoso dello scrittore americano James Lee Burke (classe 1936, Houston, Texas – ne abbiamo parlato qui). Cresciuto fra i sapori speziati del gumbo, il blues e i pescigatto della Louisiana, questo detective rude e assai disilluso – capace però di tenerezze incredibili nei confronti di chi ama – della sua terra conosce a menadito soprattutto le pieghe più dolorose: quelle in cui si annidano sovrabbondanti le ingiustizie e le prevaricazioni.
In Sunset Limited, decimo libro della serie dedicata a Robicheaux, veniamo catapultati in una vicenda che dal passato si riverbera sinistramente sul presente dell’eroe: si tratta della morte di un sindacalista cui proprio all’ex poliziotto era capitata la ventura di trovare il corpo, atrocemente crocefisso. Contattato dalla figlia dell’uomo, l’ex poliziotto comincia a dissotterrare strani collegamenti, ramificazioni pericolosissime tra triadi mafiose, potere corrotto e interessi governativi. E qui sta il punto. Perché Robicheaux – assecondando lo spirito del genere hard-boiled più puro – si ostina a voler risalire alle radici più nascoste del Male. E così taglia, ricuce scampoli di storia per arrivare alla strage degli scioperanti di Ludlow (Colorado) compiuta dai lacché di Rockefeller, al linciaggio impunito degli afroamericani da parte del K-K-Klan – con l’ausilio di poliziotti fascisti – e poi ancora più a fondo, sino agli eccidi della Guerra Civile e al genocidio dei pellerossa. Senza mai fermarsi, giungendo infine al nocciolo della questione per scoprire che l’unica cosa che resta da fare è ricominciare daccapo.
Grande tensione, respiro ampio e serrato e, come al solito, scrittura sopraffina e coinvolgente. Burke è oggi non a caso considerato uno dei maggiori romanzieri americani viventi, un autore capace di far vivere opere implacabili in cui la natura lussureggiante assurge a protagonista parallela delle miserabili avventure dell’uomo. I suoi tramonti infuocati che si srotolano sulle paludi o le sue notti soffocate dall’afa riflettono lo stesso spiritualismo panico che impregnava i racconti di Flannery O’Connor (o le pellicole di un cineasta visionario e meditativo come Terrence Malick), dove la natura assiste indifferente alla tragedia umana come un coro greco, ergendosi a testimone del Male che alligna.
Al solito, una lettura indispensabile.
Omar Di Monopoli


Pulp
gennaio/febbraio 2005

James Lee Burke, classe 1936, da Houston, Texas è oggi uno dei maggiori romanzieri americani viventi.
Il primo libro lo pubblica nel 1965 (Half of paradise), l’ultimo (The moon of red ponies), proprio lo scorso anno. In Italia è conosciuto grazie alle pubblicazioni di Mondadori e di Baldini&Castoldi, che hanno permesso a tanta gente di affezionarsi alle storie del detective cajun Dave Robicheaux e dell’avvocato texano Billy Bob Holland, e di seguirle con identica fedeltà e trepidante attesa.
E adesso Meridiano zero dà il via alla pubblicazione dell’opera omnia, a cominciare da Two for Texas (uscito a giugno) e da Sunset limited (lo scorso novembre). Le storie di Burke, ambientate tutte nello stesso profondo Sud di William Faulkner, Flannery O’Connor e Tennessee Williams, intriso di grandi odi e grandi rancori, di passioni calde e conflitti sociali spietati, mescolano con sapienza l’azione più frenetica e la riflessione più ponderata, spingendosi oltre i luoghi comuni (degli scenari e dei caratteri) del genere, fino a dove il bene e il male, il bianco e il nero si mescolano. Tratteggiando con maestria le mille sfumature di grigio dell’animo umano: compassione, speranza, perdono.
Burke ama i suoi personaggi (sia i buoni che i cattivi) e per questo riesce così bene a farceli amare.
- La saga della famiglia Holland sembra avere inizio proprio con Two for Texas. In futuro si spingerà ancora più indietro nel passato?
- La storia della famiglia Holland è una storia che continua a svilupparsi. I richiami al passato hanno per lo più a che fare con il bisnonno di Billy Bob, Sam Morgan Holland, che era uno dei miei avi. Lui è importante nei miei libri perché rappresenta la violenza da cui Billy Bob tenta di staccarsi.
- Billy Bob e Dave Robicheaux: due facce della stessa medaglia? Ama entrambi alla stessa maniera, o nutre una spiccata simpatia più per il detective cajun (e la sua vicenda umana) che per l’avvocato texano?
- Sì, Billy Bob e Dave sono molto simili. Cercano tutti e due di dare la parola a chi non ha mai potuto far sentire la sua voce e hanno tutti e due una visione egualitaria della società. Provengono comunque da due generazioni diverse: Dave, come me, è nato ai tempi della crisi del 1929. Quest’esperienza ci ha forgiati in modo profondamente diverso dalle altre generazioni. Qui da noi, si favoleggia sulla comunità di Missoula nel Montana, ma in realtà non se ne sa nulla.
- Come ha avuto inizio? Chi siete? Le origini della comunità di scrittori di Missoula risale ai tempi di A.B. Guthrie, Dorothy Johnson e Walter Van Tillberg Clark, che vivevano e scrivevano qui. Durante gli anni Sessanta il rettore della Facoltà di Lettere, Warren Carrier, ha inaugurato un corso di scrittura creativa qui all’Università, e ha preso Richard Hugo, James Crumley, Rick Demarinis e molti altri scrittori per insegnare. Da allora questo posto è diventato un punto di riferimento per artisti di ogni tipo.
- L’Alcolisti Anonimi, i dodici passi e la Dr.Pepper. L’elemento predominante del carattere di Robicheaux è il suo essere alcolista nella città a più tasso alcolico di tutti gli States (New Orleans). Ciò che (secondo me), rende il personaggio così incredibilmente forte è proprio la sua conquistata sobrietà...
- Il recupero dopo l’alcolismo è una componente importante nei libri di Robicheaux. Ovviamente parte del materiale è autobiografico. Spero che questi libri siano di qualche aiuto per tutti quelli che cercano una via d’uscita da quella che per molti è un’esistenza miserabile.
- Qual è la sua routine quotidiana in questo periodo, e quanto è importante l’autodisciplina nello scrivere? Io scrivo sette giorni alla settimana, senza giorni liberi, e lavoro dalla mattina a pomeriggio inoltrato.
- Come ha fatto in passato a sopravvivere a dieci anni di silenzio stampa?
- Ci sono stati 13 anni, verso la metà della mia carriera di scrittore, in cui non riuscivo a pubblicare niente in edizione rilegata, solo in tascabile. Così dovetti ritornare a quando ero agli inizi e imparare di nuovo una lezione fondamentale: che si scrive un giorno dopo l’altro e non si deve mai perdere la fiducia nella propria capacità e che sarà Dio a valutare sia la tua vita che la tua arte.
- I suoi romanzi hanno contribuito ad allargare i confini del noir, alle latitudini della letteratura ufficiale. Sud e Sud-Ovest sono luoghi leggendari e misteriosi che i lettori amano molto e (credo) li preferiscano in forma di scenari ad avvincenti thriller piuttosto che background turistici di vicende ombelicali. Nei suoi libri il bayou non è cartolina ma coprotagonista a tutti gli effetti...
- Io ambiento le mie storie nel Sud e nell’Ovest degli Stati Uniti perché è lì che ho passato la maggior parte della mia vita. In fin dei conti credo che i miei romanzi abbiano un’impostazione storico-sociologica e abbiano più a che fare con l’evoluzione politica nel nostro paese che con il giallo. Ma questa è solo un’opinione personale...
- Il panorama del Montana è decisamente differente da Tens e Louisiana: non ha nostalgia per paludi e deserto? Louisiana e Montana sono molto simili, almeno dal punto di vista culturale. In entrambe l’ambiente è messo duramente a prova. Le industrie estrattive sono lì in attesa come un affamato con coltello e forchetta a un banchetto. E una battaglia continua per salvare i fiumi e le foreste del Montana, e in Louisiana il danno ambientale ha tutte le caratteristiche dello stupro. Se visiti il mio sito (www.jamesleeburke.com - NdA) potrai trovare un collegamento a un articolo che ho scritto per "The Nation" su questo argomento. Secondo la BBC in televisione passa un morto ogni 30 minuti, una scena di guerra ogni 15, feriti ogni 18 ed esplosioni ogni 20.
- In un periodo come questo di fiction sempre più efferata, lei si interroga fino a quale punto oggi sia lecito descrivere la violenza?
- Per quello che riguarda il quadro della violenza, penso che l’arte non debba avere altri limiti che quelli estetici. Quando descrivo la violenza nel mio lavoro, cerco di farlo realisticamente, e voglio dire che cerco di mostrare che e’ sempre una sconfitta, che diminuisce chiunque sia coinvolto, in particolare quelli che la commettono. La violenza è l’ultima risorsa dell’uomo morale e la prima risorsa del vigliacco e del corrotto.
- Come è auspicabile per l’America uscire dal pantano iracheno, e come secondo lei sarebbe giusto si comportassero i paesi suoi alleati?
- Credo che la nostra occupazione dell’Iraq rimarrà l’errore peggiore che abbiamo mai commesso. Penso che il costo, in termini umani e monetari, continueremo a pagarlo per decine d’anni. Adesso penso che l’unica soluzione possibile sia internazionalizzare la situazione sotto gli auspici dell’ONU. Penso inoltre che dovremmo diventare autonomi per quello che riguarda il fattore energetico ed estirparci dal Medio Oriente (può sembrare strano il vocabolo "estirparci", ma lui fa un piccolo gioco di parole, "extract ourselves" - NdA). Chi crede che una nazione occidentale possa occupare una cultura islamica ha un serio bisogno, secondo me, di cure psichiatriche.
- Cos’è cambiato in lei dopo l’11 settembre?
- Nessun americano potrà mai dimenticare quello che stava facendo quando ha sentito dell’attacco alle Torri Gemelle, proprio come nessuno di quelli che c’erano ai tempi dell’attacco a Pearl Harbour o dell’assassinio di john Fitzgerald Kennedy dimenticheranno dov’erano e che cosa stavano facendo in quel terribile momento.
Maurizio Marsico


tuttolibri
18 Dicembre 2004

Torna Dave Robicheaux il detective dei bayou

Di Dave Robicheaux, il detective dei bayou di New Orleans, si erano perse le tracce.
Ora ritorna grazie a Meridiano Zero che (fortunatamente per i cultori del noir cajun) se n’è assicurato i diritti.
Il suo inventore, James Lee Burke, è tra i pochi ad aver vinto due Edgard Award e le sue storie ambientate in quella Louisiana profonda ed ancora vagamente razzista sono altrettante fotografie, nitide e talvolta agghiaccianti, di un Sud in cui il tempo s’è fermato.
In questo ultimo Sunset Limited, (trad. Angela di Franco, pp. 354, Euro 15,50) incombe un’aura livida e vendicativa: un delitto del passato rimasto irrisolto (un sindacalista crocifisso sul bordo di una palude), i due figli inquieti e ambigui nel loro rientro a casa dopo anni di assenza (lei, premio Pulitzer grazie a fotografie agghiaccianti di morte e sevizie; lui attore di successo ma sotto schiaffo), e una serie di killer prezzolati, che eliminano tutti quelli che che possono ancora ricordare qualcosa. E Robicheau nel mezzo.
Grande tensione, ottimo ritmo e, come al solito, scrittura altamente coinvolgente.
Piero Soria


carmillaonline
12 Dicembre 2004

Sunset Limited. È il nome di un treno. Quello che portava dall’est all’ovest, dalla Louisiana proletaria alla California dei sogni di gloria e di ricchezza.
È anche il titolo di un libro, edito da Meridiano Zero, scritto da James Lee Burke. Il decimo dedicato a Dave Robicheaux. Un poliziotto.
Non siamo di fronte al solito noir, perché dietro ai libri di Burke ci sono un universo e una mitologia. L’universo, inteso come mondo circoscritto, microcosmo, è quello dei cajun. Che sarebbero poi gli antichi "acadiens" (letto all’inglese suona più o meno come "a-cajun") del Canada francese deportati nelle paludi della Louisiana alla fine del ’700, con la malcelata speranza che in quello sputo di posto prima o poi morissero tutti. Invece, sono ancora là. Abitano nel distretto di New Iberia. Suonano lo zydeco e mangiano pesci sac-au-lait.
La mitologia è quella del sud. Della guerra civile. Di una vecchia aristocrazia che si ripropone in nuove forme, spesso mostruose, spesso addolcite dai modi e dal cosiddetto southern comfort, che non è soltanto un bourbon ma anche un luogo comune.
Ma Burke è anche estetica. I suoi romanzi non sarebbero così implacabili e abbaglianti senza quelle immersioni nel paesaggio. Mai stucchevoli, mai oleografiche. Perché la natura, le albe sanguinarie sulle paludi o le notti umide e traslucide, riflettono lo spiritualismo tenebroso del quale i romanzi sono pregni. Come in Flannery O’Connor. O come nei film di Terrence Malick, dove la natura assiste alla tragedia umana come un coro greco, facendosi con il proprio silenzio e la propria indifferenza testimone critica del Male. Il Male per Burke non ha nulla di metafisico, in questo la radice ideologica dei suoi noir non è diversa da quella dei classici dell’hard boiled (Hammett in particolare) o degli illustri contemporanei (James Ellroy e James Crumley soprattutto). È un fenomeno umano. Ha un inizio. Ed è questo inizio che ossessiona Robicheaux.
Sunset Limited
può essere benissimo letto anche se non si conoscono i romanzi precedenti. Basta conoscere un paio di cose. Robicheaux è un cajun, un reduce del Vietnam, un ex poliziotto di New Orleans, un ex alcolista che ancora frequenta gli alcolisti anonimi, è un agente dello sceriffo di New Itaca, la sua prima moglie è stata assassinata tempo fa, ha adottato una bambina sudamericana, il suo migliore amico è un irlandese di un quintale che non esiterebbe a sparare a qualcuno in mezzo agli occhi, se solo pensasse che lo meriti, la sua partner una sbirra lesbica con un terribile passato di molestie sessuali.
A tempo perso, Robicheaux gestisce un negozio-bar per pescatori nel bayou, insieme a un nero dall’età indefinita che si chiama Batist. In Sunset Limited viene contattato dalla figlia di un uomo, un sindacalista, che lui e suo padre trovarono crocifisso molti anni prima. Lei vorrebbe proteggere un carcerato che ha cercato di fregare la mafia, quella centenaria italoamericana di New Orleans, quella che c’era dietro il delitto Kennedy. Ma i tempi sono cambiati, e adesso la Louisiana è terra di conquista: Triadi, Dixie Mafia
É Il caos. Che diavolo c’entra, con la lotta di potere ai vertici criminali, l’atroce massacro di un sindacalista sepolto da anni? E qui sta il punto. Perché Robicheaux disseppellisce. Scava. Si ostina a voler risalire alle radici del Male. Alla strage degli scioperanti di Ludlow, Colorado, compiuta dagli sgherri di Rockefeller, al linciaggio impunito degli afroamericani da parte del Klan o di poliziotti fascisti e poi ancora più giù, fino agli eccidi della guerra civile e al genocidio degli indiani. Scava. E una volta che pare scoprire il movente della malvagità è costretto a ricominciare, ad andare ancora più a fondo, mentre tutti i suoi fantasmi gli gridano forsennati nelle orecchie.
La grandezza del personaggio di Burke è che lui l’indagine la fa soprattutto nella memoria. Non che non sia un uomo d’azione, ma sono soprattutto i suoi amici a fare il lavoro sporco. In Sunset Limited, per intenderci, perde le staffe una sola volta, quando arresta platealmente il potente di turno, e la cosa gli si ritorce subito contro. No, lui spulcia gli archivi, parla con la gente, legge i giornali, scova la verità in un dagherrotipo ingiallito e, guarda caso, sotterrato.
E poi, ha una tale empatia con quella terra di bellezze e di orrori che l’istinto finisce per essergli più utile dell’intuito. Una terra, quella delle paludi, dove anche la ciclicità del Male, il suo continuo ritornare, ha un che di fatale.
Come dice quel vecchio detto cajun? "Se hai cercato in tutta la palude l’alligatore che si è mangiato il tuo porco e non lo hai trovato, torna da dove hai iniziato e ricomincia da capo. Devi esserci passato sopra".
Mauro Gervasini


repubblica.it
9 Dicembre 2004

"Un’alba come questa l’avevo vista solo due volte in vita mia: la prima nel Vietnam, quando durante una missione notturna una granata a frammentazione era sbucata dal terreno e mi aveva azzannato le cosce con i suoi tentacoli di luce; la seconda, anni prima, nei paraggi di Franklin, Louisiana, quando io e mio padre avevamo scoperto il corpo di un sindacalista che era stato crocifisso alle caviglie e ai polsi, con chiodi da sedici centesimi, contro la parete di un granaio". Benvenuti a New Iberia, Lousiana, nel mondo del detective Dave Robicheaux.
Benvenuti all’inizio di Sunset Limited (tr. A. Di Franco, Meridiano zero, 15,50) quando il passato di Robicheaux torna a farsi vivo all’alba quando incontra la figlia di quel sindacalista, giornalista premio Pulitzer, gli porta un caso su cui indagare. Anche se oggi si cerca di etichettare tutto come noir, questo è un noir.
Perché c’è una grande discrimante per capire il noir. L’autore che crede di scrivere un noir descrive quello che il protagonista è o vorrebbe essere, i suoi tic, la sue disavventure, il suo nichilismo, gli immancabili omicidi mettendo insieme tutti gli elementi che ritiene far parte del noir. L’autore che scrive un noir invece non descrive i suoi personaggi. Semplicemente li fa agire. Mescolandole, come tanti colori, le azioni danno il nero.
Per questo Sunset Limited è un noir.
Dario Olivero

Da inserire:


Data di inserimento in catalogo: 15.03.2013.

Meridiano Zero. Via Benedetto Marcello 7, 40141 Bologna, Italy
Tel/Fax +39.051474494 - info@meridianozero.info - P. iva 02774391201
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