Le ragazze single non parlano al plurale

Le ragazze single non parlano al plurale

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Autore: Giorgia Lovisotto

Una single è un essere femminile molto singolare. A trent’anni è probabilmente già sopravvissuta a delusioni tali che avrebbero portato qualsiasi maschio a vegetare in casa dei genitori. Ma le ragazze hanno un’abilità speciale per trarre vantaggio dagli errori, sopravvivono sempre: all’ennesimo deludente appuntamento, al cuore spezzato, alla relazione fallita. Anche alla notizia che lo sposo ha festeggiato l’addio al celibato nel privé ricoperto di velluto nero e specchi di un locale gay. Le altre hanno moltiplicato la loro personalità in un "noi". Pensano, parlano e decidono per due. Ma è sempre meglio saper gestire il singolare prima di imbarcarsi nel "noi"…
Ed è poi così necessario rinunciare all’identità per poter far parte di una coppia? Mettere in discussione l’indipendenza, accantonare i mille interessi e i progetti per il futuro, per adattarsi ai gusti di un uomo che oggi c’è e domani potrebbe essere chissà dove? In fondo è solo da se stessi che non ci si separa per tutta la vita.
Con tono confidenziale, stile irresistibile e ironia intelligente, acuta come un tacco a spillo, Giorgia Lovisotto ritrae le trentenni della nuova generazione. I loro sogni a occhi aperti e i desideri in precario e incantevole equilibrio tra indipendenza e femminilità, fragilità e volontà di ferro. Sostenute dalla fede nel valore dell’amicizia e dall’importanza terapeutica di una sincera risata davanti a un cocktail, le ragazze single rialzano la testa e trovano posto per la follia di una scia di brillantini rosa.


COCKTAIL, BUGIE E TACCHI A SPILLO
LE TRENTENNI DI OGGI RACCONTATE CON IRONIA E LEGGEREZZA.




Autore

Giorgia Lovisotto, nata nel 1973 da padre veneto e madre friulana, abita da sempre nei pressi di Milano. Adora il cinema, i libri, le olive verdi, i cani, le scarpe, Edward Norton e i marshmallow, mentre detesta le soap opera, i quaderni a righe, le acciughe, i canarini, i doposcì, Nicolas Cage e i bignè. Il tutto non in quest’ordine. Di recente ha anche sviluppato una preoccupante ossessione per le scarpe a tacco alto e i post-it di ogni forma e colore. Ha iniziato a scrivere racconti nel 2004, con grande disappunto degli ex fidanzati.


Recensioni



Donna Moderna
1 Febbraio 2006

Bridget Jones fatti più in là
Dimenticate le piagnucolose eroine dei romanzi di Helen Fielding. Le italiane da marito se la ridono molto di più.
Almeno quelle di Giorgia Lovisotto nel libro Le ragazze single non parlano al plurale. "È una raccolta di racconti che hanno come protagoniste trentenni, indipendenti, disinibite e senza fidanzato," dice la trentaduenne autrice, single anche lei.
"La novità? Nessuna ha l’ossessione del principe azzurro."


gazzettino.it
26 Gennaio 2006

Le ragazze single non parlano al plurale, una trentenne racconta "L’ho notato solo io che le ragazze sposate parlano sempre al plurale? ’Io’ diventa ’noi’. Non so, ma temo che il mio ego avrebbe dei problemi a ridimensionarsi così...
Compiuti i trent’anni, niente di più facile che ritrovarti circondata di amiche sposate, ormai incapaci di dire anche una sola frase che non includa il rispettivo consorte. E via a parlare del mutuo, i bambini... e poi case, tutte con le pareti bianche e i pavimenti puliti, il microonde e le foto in cornici d’argento, dove non ti offrono nemmeno un caffè per paura di sporcare!
Ma perché se sei single, devi avere per forza qualcosa che non va?" Bersagliando con ironia tutti i cliché del matrimonio e della mogliettina compiacente, è uscito in libreria Le ragazze single non parlano al plurale (Meridiano Zero editore), opera prima della scrittrice milanese Giorgia Lovisotto. L’autrice, anche lei trentenne, racconta con leggerezza il caos delle sue coetanee d’oggi: donne autonome ma un po’ confuse, stufe delle convenzioni sociali e alle prese con la carriera, che amano il divertimento e i cocktail con le amiche (quelle ancora single, ovviamente).
Donne che diffidano dei maschi senza rinunciare alla femminilità e alla seduzione, e con un pizzico di impudenza.
Ma soprattutto le ragazze di queste storie sono sempre irresistibilmente trendy, e il cattivo gusto è l’unica mancanza che non si perdonerebbero mai. Puoi rimanere bloccata per ore in ascensore, o venire a sapere il giorno dell’addio al nubilato che il tuo futuro sposo è gay. Ma per quanto la situazione possa essere terribile, se hai un bel paio di Chanel col tacco, intonate con il vestito, non hai ancora toccato il fondo...
Il trionfo della nuova chic-litterature all’italiana: un libro al femminile singolare, tra Bridget Jones e "Sex and the City" in versione milanese.
F.Capp.


tuttolibri
4 Febbraio 2006

Quelle pollastrelle non parlano italiano
Non si capisce come abbia potuto essere salutato come esempio superbo di chick-lit italiana
Le ragazze single non parlano al plurale di Giorgia Lovisotto. Il libro è piacevole, divertente, ironico, scritto con garbo, ma i personaggi e le situazioni metropolitane sono importati di peso dalla narrativa angloamericana. le ragazze hanno gli stessi tic, la stessa maniacale ossessione per la moda e le sue firme; gli uomini vengono celebrati nel loro solito funerale virile. avrebbero ogni ragione di sollevare una questione di primogenitura le varie Casella, Appiano, Corva, Bertola che veleggiano benissimo in questo genere dilagante ormai da una decina d’anni. In Lovisotto semmai si avverte la piaga della globalizzazione, donne tutte uguali cui appiano fornisce invece un tocco in più e dalle quali Bertola si distacca, svettando con personaggi gustosi e stralunati che assumono l’allure fascinosa e irriverente di una Torino pazzerella e fantasiosa.
Che poi l’ironia delle donne scatti miracolosamente con la chick-lit è una tesi tutta da rivedere, l’ironia, l’amore come amabile commedia già vibrava in Georgette Heyer e perfino nelle fiabe impossibili dell’oggi desueta Barbara Cartland. quanto alle donne "come sono", erano già presenti ovviamente "come erano" nei romanzi di Luciana Peverelli e in quelli (loro sì letteratura) di Brunella Gasperini.
Mia Peluso


Venerdì
14 Gennaio 2006

Bridget hai chiuso, stanno arrivando le single all’italiana
Che cos’hanno in comune tante trentenni in carriera, colte e indipendenti, disinibite e perfette nel look? Ambizioni, successi, ma anche uomini evanescenti, amiche che vogliono fidanzarle a tutti i costi. E un’arma segreta: un libro per prendersi in giro. Dell’ultima rappresentante italiana della chick lit, la letteratura per pollastrelle "La storia che le donne vanno sempre in bagno a coppie è vera.
Non so da cosa dipenda, ma diffiderei di qualunque ragazza non lo facesse. Così, per istinto. Se uno ci pensa, esistono infinite leggende metropolitane di questo tipo. Alcune vere, altre no. Le donne che si incazzano se nessuno le guarda. Vera. Le donne che si incazzano se qualcuno le guarda. Ancora vera. La solidarietà femminile. Falsa. L’irritabilità premestruale. Vera. (...) L’intoccabilità dei fidanzati delle amiche del cuore. Falsa. Lo shopping come cura di ogni male. Vera. L’assoluta ambiguità dei monosillabi ’sì’ e ’no’. Vera. Potrei andare avanti per ore".
E Giorgia Lovisotto va avanti spedita e spumeggiante per tredici racconti, che mercoledì prossimo Meridiano Zero porterà in libreria: Le ragazze single non parlano al plurale. Single (o male accompagnate) come le protagoniste di queste storie, inesorabilmente travolte da sventurate peripezie sentimentali. Perché "a noi ci ha rovinato Julia Roberts", si legge, icona della femminilità concentrata sul matrimonio. "Prima Pretty Woman, poi Scelta d’amore, e a seguire tutte quelle storie zuccherose... ’e vissero per sempre felici e contenti’. Quella donna è una serial killer dell’autostima femminile! E poi Il matrimonio del mio migliore amico, Notting Hill, Se scappi ti sposo... Cavolo, non mi ricordavo che fossero così tanti. Ma perché qualcuno non l’ha fermata?".
È un debutto nella scrittura, quello di Giorgia Lovisotto, trentaduenne di Milano, un esordio tutto italiano nella chick lit, in quel genere lanciato dall’inglese Helen Fielding con Il diario di Bridget Jones, che resiste tra le poche forme di narrativa commerciale in buona salute. Anche se certi temi ricorrenti – dalla caccia al maschio strafigo all’ossessione per il look – inalbererebbero la più tollerante delle femministe.
Anche se l’etichetta chicken litterature, letteratura per galline o pollastrelle, inchioda la formula al livello delle soap. Ma proprio qui sta la forza di mercato dei chick books: raccontare con leggerezza e ironia, come la migliore posta del cuore, le debolezze femminili. Sdoganandole. E Giorgia Lovisotto è acuta, sa intrecciare dialoghi brillanti, sa creare maschere di donna in cui tanta in cui tante trentenni di città, alle prese con uomini evanescenti e lavori precari, palestre estenuanti e amici invadenti, possono identificarsi con facilità. E nel confronto lenire un po’ le pene reali di tutti i giorni.
"C’è molto di me nelle protagoniste di queste storie", ammette Giorgia. "E anche le parti inventate sono farcite di episodi capitati ad amici. Tengo da sempre un diario e mi viene naturale scrivere di ciò che mi coinvolge. Con sarcasmo, però: è ridicolo prendersi troppo sul serio. E non amo i finali mielosi e irrealistici alla Bridget Jones. Preferisco la protagonista strampalata, malata di shopping, di Sophie Kinsella. Che come me ha un’ossessione irrefrenabile per le scarpe: io ormai scantono davanti ai negozi di calzature, per non passarci la giornata e lasciarci una fortuna. Però infilo le scarpe in tutto ciò che scrivo. E ormai scrivo a tempo pieno. Quando ho capito che la Facoltà di Ingegneria non faceva per me, pur avendo finito quasi tutti gli esami, mi sono iscritta a un corso di scrittura creativa. Poi ho inviato i miei racconti a varie case editrici. Roba da non crederci: Meridiano Zero ha risposto dopo una settimana".
Così è nata questa schiera di trentenni, rassicurate dallo store di Armani come Audrey Hepburn lo era dai saloni di Tiffany. Sopraffatte da amiche che vogliono fidanzarle a tutti i costi con la persona sbagliata: "Io e Silvia" si legge in un racconto "non abbiamo proprio gli stessi gusti, in fatto di uomini. Lei è sul genere Bruce Willis. Io, Jude Law. Lei resusciterebbe Marlon Brando. Io, Cary Grant".
Donne inesorabilmente deluse dai sogni, vicini e lontani, magari in un villaggio vacanze su un’isola esotica: "Mi sono fatta quasi dieci ore di viaggio per arrivare qui. E sono in un campo di concentramento forzato, pieno fino all’orlo di gente che mi sorride. Mangio cibo italiano e sono invitata a fare gite, escursioni, lezioni di ballo, yoga, fitness, acquagym (...). Possibile che non ci sia una sola persona che NON parla la mia lingua?".
Fuori dalle pagine del libro Giorgia spiega: "Ho ereditato la passione per la moda da mia mamma, che fa la sarta. La fissazione di smontare le cose per vedere cosa nascondono da mio papà, che fa l’elettricista". Ed ecco sulla carta una sfilata di giovani donne indipendenti, disinibite, dal look perfetto, dotate di auto e appartamento. Che però si perdono in un bicchier d’acqua appena si invaghiscono e lui telefona: " Come stai? mi chiese quasi in un sussurro. Devo sedermi. Tutte le mie energie servono ad aggiustare il tremolio che mi incrina la voce. Sorrido come una scema, anche se nessuno mi vede. Rispondo ’Bene’ con il tono cantilenante di una bambina di due anni, alla quale è appena stata insegnata una nuova parola". E poi lui si rivela una delusione: "Avevo la sensazione di essere uscita con Kevin Costner". Peccato che fosse il Kevin del Grande freddo... defunto e invisibile. Oppure il "lui" sta con un’altra, "sempre insopportabilmente francese".
O addirittura rivela altri interessi alla vigilia del matrimonio: "Credo di averlo riconosciuto dalla nuca. Indossava un paio di jeans Diesel e la camicia che avevamo comprato insieme a Santorini. Mi aveva detto che sarebbe rimasto a casa, per riprendersi dal suo addio al celibato della sera precedente. Invece era lì, nel privé del Pinky’s bar. E stava baciando un altro uomo". Questa sarà pure la versione aggiornata di Liala. Ma dopo una giornata di lavoro (magari trascorsa sui tacchi a spillo), di supermercato (a scovare cibi dietetici), di figli da accudire (con un accenno d’influenza), di mille cose da fare tutte insieme (solo agli uomini ne tocca una per volta)... troppe donne si ritrovano, la sera, sole con la loro solitudine. E allora perché non sorridere dei propri guai con i romanzi rosa del Duemila? Pare che ormai anche gli uomini li sbircino, per raccapezzarsi nel misterioso universo donna.
Antonella Barina

Da inserire:


Data di inserimento in catalogo: 23.04.2013.

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