Lucidi corpi

Lucidi corpi

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Autore: Harry Crews

Corpi da modellare. Corpi che consumano, corpi tirati al massimo, che devono essere sempre più grossi. Corpi lucidi, tesi, guizzanti, che devono rinunciare a tutto per essere puro muscolo, che tutto devono espellere e niente possono trattenere.
Lucidi corpi è un romanzo sulla ricerca ossessiva della perfezione fisica. E questa ossessione per il corpo diviene simbolo nevrotico di uno stile di vita made in USA che vuole tutto il più grande possibile, dalla macchina al televisore, dai bicipiti alla pistola. Ma è più libero chi sa soggiogare la volontà a fatiche inumane o chi si abbandona senza remore alla debolezza della carne? Perché ci sono anche altri corpi in questo libro, corpi obesi, che non si negano nulla, corpi dediti al piacere, vaste praterie di pelle a buccia d’arancia, carni tremule e straripanti come budini impegnate in scene di comica seduzione.
Al Blue Flamingo Hotel di Miami si decidono i vincitori del mondiale di bodybuilding, che saranno i modelli da imitare per la prossima generazione. Finché in questa parata di corpi perfetti irrompono i parenti di Shereel, una delle favorite per la conquista del titolo Ð, una famiglia di contadini del Sud dalla mentalità gretta e conservatrice. Il padre che tra un pregiudizio e l’altro si scola whisky con i figli, la madre e la figlia che trasudano in uguale misura grasso e ignoranza, il fidanzato con l’hobby di attaccar rissa con il primo che passa. Insomma, tutto il contrario della ferrea e cieca disciplina di quei concorrenti che si sfiniscono sotto pesi titanici, nello sforzo di non essere più un corpo, ma il corpo. E queste due follie tutte americane, accomunate dall’assillante volontà di predominare e imporre il proprio modello, si scontrano in uno snervante crescendo di tensione fino alla premiazione finale. Un romanzo in bilico tra isteria e comicità, dove accettare la sconfitta sembra un’ipotesi ancora peggiore della morte stessa.


"Eccitante, perverso e incredibilmente divertente…"
-Washington Post-



Autore

Harry Crews è nato e cresciuto nella contea di Bacon, in Georgia. Oggi insegna all’Università della Florida ed è uno dei direttori della rivista Southern, per la quale scrive anche, così come scrive per moltre altre riviste e giornali. Visitate il sito di Crews: www.harrycrews.com



Recensioni


il manifesto
15 Ottobre 2005

Epopea di una massa guizzante di muscoli

Tra culturismo e obesità, un romanzo sull’ossessione del corpo.
Dopo La fiera dei serpenti, risalente agli anni Settanta ma pubblicato in italiano da Meridiano Zero solo l’anno scorso, ecco che il meritorio editore padovano pubblica un’altra opera di Harry Crews: Lucidi corpi. Anche questa è stata scritta molti anni fa - in questo caso 15 - ma, come per il precedente romanzo, gli anni non gli fanno perdere un grammo della sua capacità di essere coinvolgente e graffiante.
Protagonista del romanzo è Shereel Dupont, aspirante al titolo mondiale di body building femminile. Solo due cose possono impedirle di vincere il titolo. Una è Marvella Washington, un’altra concorrente che alla palestra ha aggiunto gli steroidi trasformando così il suo corpo non solo in una guizzante massa di muscoli, ma bensì in una enorme massa di muscoli. L’altra cosa che mette a rischio la possibilità di Shereel di vincere è la calata a Miami della sua famiglia, fidanzato compreso. Eh sì, perché la famiglia di Shereel di cognome fa "Turnipseed" (come del resto Shereel stessa prima che l’allenatore le cambiasse il nome con qualcosa di più adatto all’ambiente) ovvero "seme di rapa" e arriva dritto dritto dalla Georgia. E come da copione sono tutti - il padre, la madre, i due fratelli e la sorella - purissimi "rednecks": obesi, maleducati, razzisti.
Per quanto riguarda il fidanzato, soprannominato "Nail Head", andiamo ancora peggio. Già si trattava di un individuo non equilibrato prima di andare a combattere in Vietnam, ma dopo che è stato là dove il suo principale compito era quello di infiltrarsi nelle gallerie e uccidere vietcong strangolandoli, è diventato un individuo pericoloso ed instabile, prontissimo, alla minima risposta sbagliata, ad estrarre il coltello e ad usarlo. E lo scontro tra i Turnipseed e l’oliato mondo del culturismo non manca di far faville fin dall’inizio, quando la sorellina Earline, diplomata in pronto soccorso, pensando che l’arrossamento e il gonfiore di un culturista intento ad una posa sia in realtà il preludio di un infarto, gli pratica la respirazione bocca a bocca mentre il resto della famiglia costringe il malcapitato a terra per la migliore riuscita dell’operazione.
Si potrebbe pensare dunque ad un romanzo sull’ossessione americana per il corpo: da un lato il culturismo che estremizza la dieta e la perfezione fisica; dall’altro l’incuria persino animalesca dei Turnipseed che trangugiano senza criterio dolci, polli fritti, whiskey. E in buona parte lo è. Shereel ha rinunciato al suo nome, ha sottoposto il suo corpo ad una durissima disciplina alimentare e fisica per vincere il campionato mondiale. Nient’altro ha per lei importanza, al punto da pregare il fidanzato - dispostissimo ad aprire qualche buco nella pancia dei giurati col suo coltello, se questo potesse servire - a non fare nulla e a stare buono e tranquillo per amor suo. Ma in un attimo il corpo per Shereel non significa più nulla di fronte alla prospettiva di non essere la prima e perciò, secondo tutto quello che le è stato inculcato dal mondo dello spettacolo, non essere nulla. E allora, di fronte all’assurda inflessibilità di questo mondo, il burbero folklorismo dei Turnipseed torna ad essere quasi umano e preferibile. Più significativo è il fatto che Billy Bat, l’incauto culturista oggetto delle indesiderate cure della famiglia, finirà per innamorarsi di Earline, vedendo nelle sue forme sovrabbondanti tutto il cibo che si è sempre costretto a non mangiare.
L’amore tra i due è la resa del corpo perfetto - per i riflettori e le telecamere, non certo perché "più sano" - di fronte al corpo grasso. E a fare le spese di questa resa sarà proprio Shereel che ha annullato se stessa e le proprie radici per avere il corpo più perfetto del mondo.
Francesco Mazzetta


mauriziocrispi.blogspot.com
6 Novembre 2005

Lucidi corpi: dietro l’ossessione del corpo grosso Thanatos è al lavoro

Non ho letto altre opere di Harry Crews (in tutto sono quattro i suoi romanzi tradotti in italiano), ma ho trovato questo Lucidi corpi (Meridiano Zero, 2009), titolo originale Body, godibilissimo per l’intreccio irresistibile di commedia e dramma in cui si muove la vicenda. Lo scenario è un importantissimo Campionato del mondo di Body building "Mr Cosmos" che si svolge presso l’Hotel Flamingo,Miami.
Shereel Dupont (nome d’arte, perchè il suo vero nome è Dorothy Turnipseed che significherebbe "seme di rapa") è una delle candidate alla vittoria in antagonismo con Marvella, la sua più diretta avversaria. Le due rappresentano due diversi modi d’intendere il bodybuilding: allenata con mezzi più naturali la prima, pompata di testosterone la seconda. Naturalmente, viene illustrato per entrambe, il ruolo particolare del coach/manager di ciascuna delle due (rispettivamente Russell Morgan, detto "Muscle", e Wallace) e la natura sui generis e strana della relazione che intercorre tra ciascuno di loro due e la propria "pupilla": una relazione in cui si intrecciano inestricalbimente erotismo, paternalismo, atteggiamenti dittatoriali e messaggi di ferrea disciplina. Dal vertice di osservazione di Shereel si dipana una vicenda in cui si intrecciano la "violenza" della competizione, segnata dalla feroce aggressità tra gli avversari e il tono farsesco, determinato dall’arrivo – non desiderato – dell’intera famiglia di Shereel (i Turnipseed, da una piccola località del profondo Sud degli Stati Uniti), Tennessee) assieme al suo patibolare ex fidanzato, portato alla rissa e alla prevaricazione violenta. La narrazione è scoppiettante, brillante, piena di verve: gustosissimo il capitolo in cui si accende la passione travolgente tra Billy Bat (uno dei papabili alla vittoria maschile) e Earline la sorella ultra-cicciona di Shereel.
Magistrali le pagine sulla celebrazione del concorso Mr Cosmos con tutti i suoi backstage, con le quali dal tono leggero della commedia si ritorna alla più cupa tragedia di cui non si dà qui alcuna anticipazione per non levare il piacere e il brivido della scoperta ai lettori. Il romanzo si presenta con forti contrasti, a tinte forti che non prevedono i chiaroscuri. Dietro l’ossessione per il corpo grosso e muscoloso, con i singoli muscoli pompati e definiti fino all’esasperazione, si cela l’ossessione degli Americani (e, si potrebbe dire, contemporanea) altrettanto forte per obesità e ciccia.
L’altra faccia della medaglia di un’alimentazione severissima in cui vale soltanto il principio – assolutamente asettico – del cibo visto esclusivamente come veicolo dell’apporto di sostanze nutrienti alle masse muscolari in crescita è la dieta sfrenata, mossa dal bisogno d’ingurgitare qualsiasi cosa, purchè sia densa di grassi e zuccheri. Ben celata dall’apparente vitalità di corpi muscolari mostruosi ed inverosimili c’è una continua tensione verso la morte: il piacere ha un ruolo secondario rispetto alla sofferenza, al sudore e al sangue, al sacrificio continuativo e alla rinuncia.
Eros si manifesta unicamente nell’ipertrofia del narcisimo e nella cura del proprio corpo portata all’esasperazione (con identiche valenze , in definitiva, se questo corpo sia grasso o muscolare), ma alla fine – come mostra il finale – è Thanatos a stravincere. Non a caso il romanzo in linguaggio originale è titolato semplicemente "Body".
Nell’ossessione per il corpo si manifesta in modo insidioso una forma di "cupio disssolvi". In più il romanzo è una bella carrellata, in chiave fiction, sul mondo del bodybuilding professionale e agonistico e sul modo di pensare e sentire dei bodybuilder.
Secondo me, reso in modo assolutamente verosimile, anche se l’autore avverte in una sua nota in incipit: "I miei amici nel mondo del body building si accorgeranno che ho preso in prestito elementi dello sport amatoriale e di quello professionistico e li ho mischiati insieme dando vita a una cosa che non esiste e non è mai esistita: in altre parole ho messo il bodybuilding al servizio della narrativa molto più che la narrativa al servizio del bodybuilding."
Harry Crews è nato e cresciuto nella contea di Bacon, in Georgia. Oggi insegna all’Università della Florida ed è uno dei direttori della rivista Southern, per la quale scrive anche, così come scrive per moltre altre riviste e giornali.
Assolutamente pregevole l’iniziativa di Meridiano Zero di portare all’attenzione dei lettori italiani questo romanzo pubblicato negli Stati Uniti nel lontano 1990 (che, peraltro, cade nel pieno degli anni d’oro del bodybuilding), nella bella traduzione di Massimo Bocchiola. Maurizio Crispi Mucchio Selvaggio ottobre 2005 Lucidi corpi racconta il volto di un’America ossessionata.
Anzi, più d’un volto. Quello della protagonista Sheerel, giovane ginnasta che, dalla provincia della Georgia, si gioca a Miami il campionato del mondo di body-building; quello del suo allenatore Russell, che, per farle perdere peso, pratica con lei sesso funzionale, un allenamento come un altro. Espressioni della sacralità del corpo in forma perfetta, di una grossezza al capolinea. E ancora, i familiari di lei, giunti pericolosamente dalla Georgia per assistere alle finali, attaccabrighe bifolchi e qualcosa di più, paladini di un’obesità unta, trangugiatori di polli fritti in serie. T
utti volti di un’America grottesca, in cui gli eventi vanno scientificamente a rotoli, mescolando i Coen, Eastwood e Leonard. Crews racconta il disastro col sorriso, tra nasi tagliuzzati (alla Chinatown), corpi maschili depilati e il (solito) reduce dal Vietnam fuori di testa.
Gianluca Veltri


omardimonopoli.blogspot.com
24 Giugno 2009

L’ossessione per il corpo di Crews

In questo blog si è già parlato di Harry Crews (c’è il link al suo sito tra gli indirizzi amici e più di un anno fa si era parlato di La fiera dei serpenti, piccolo gioiello nero sempre edito da Meridiano Zero). Lucidi corpi (Body il titolo originale), l’altro suo romanzo tradotto in Italia, è una irridente parabola che affonda nei peggiori istinti umani, scandagliandoli al riparo di qualsivoglia considerazione moralistica. Lo snodo, il perno centrale di questo romanzo è senza ombra di dubbio l’american-dream, quel Sogno Americano che l’autore disseziona chirurgicamente fino alle conseguenze più estreme. A chiunque non possieda uno straccio di titolo di studio e non abbia alternativa tra l’andare a dissodare la terra e partire per la guerra (c’è sempre un conflitto a disposizione), resta solo il corpo come ultimo avamposto prima della disperazione e non c’è sport – ammesso possa ritenersi tale – più estremo e pericoloso del bodybuilding.
Shereel Dupont alias Dorothy Turnipseed si sottopone così ad allenamenti massacranti e ad una dieta ferrea per raggiungere un sogno che è, prima ancora che il proprio, quello del suo volitivo allenatore: Russell Morgan detto "Muscle", un ex campione che riserva alla giovane una disciplina militaresca velata di un perverso sadomasochismo. Lucidi corpi ci parla così di un’America ossessionata dalla sacralità del corpo in forma perfetta, ma anche di un’America buzzurra e ignorante - come quella dei familiari di lei, giunti dalla Georgia per assistere alle finali, paladini di un’obesità unta nonché trangugiatori di polli fritti in quantità industriali. Espressioni di una società grottesca in cui gli eventi vanno scientificamente, inesorabilmente a catafascio, frullando con sensibilità tutta southern i Coen, Lansdale e Leonard.
Crews è uno scrittore in grado di raccontare lo sfacelo, e sa farlo mantenendo sempre il sorriso (o magari è più che altro un ghigno!), tra nasi tagliuzzati (come nel film-cult Chinatown), deltoidi guizzanti perfettamente depilati e svalvolati reduci dal Vietnam.
Semplicemente memorabile!
Omar Di Monopoli


Palomar
Settembre-Ottobre 2005


"Io mi controllo sempre, cristo se mi controllo. È ’sto mondo del cazzo, che il controllo non ce l’ha".
Nel corso di un concorso di bodybuilding, i contrasti tra gli avversari e le relative squadre vengono travolti dall’arrivo della famiglia sudista di una concorrente che scatena un turbinio di eventi devastanti e destinati a sconvolgere un mondo effimero e insieme brutale. Visto da Harry Crews, il bodybuilding non è né uno sport né uno spettacolo. Piuttosto, è un’arte vicinissima alla scultura con la differenza che il materiale su cui lavorano manager e allenatori (che nel caso di Lucidi Corpi e, pare di capire, nella realtà, sono sempre campioni di una volta e ancora testimoni del proprio fallimento) è proprio il corpo umano (Body, nel titolo originale) fatto di fibre, pelle, ossa e quant’altro.
Compreso il cuore, che è uno dei muscoli più sollecitati in Lucidi Corpi: l’aspirante campionessa Shereel Dupont nasconde nel suo intimo una provincialissima e fragile Dorothy Turnipseed. In suo aiuto e/o per celebrare il suo imminente successo arriva al Blue Flamingo Hotel di Miami, dove si svolge il più importante concorso di bodybuilding del momento, l’intera sua famiglia (direttamente dai campi della Georgia) con tanto del suo primo amore al seguito, tale Nail Head.
Reduce dal Vietnam, inevitabilmente sbiellato è un personaggio inquietante che se ne va in giro con un arsenale che comprende: a) un coltello da combattimento, sempre pronto all’uso; b) una 357 carica e oliata; c) una granata. Da qui in poi è più interessante scoprire da soli cosa succede in Lucidi Corpi perché Harry Crews firma un capolavoro che con ritmo (incessante), tensione (a tratti palpabile) e una precisione micidiale sconquassa le logiche elementari dell’american dream. Allo scopo il bodybuilding diventa solo la perfetta metafora: puoi essere quello che vuoi (non a caso tutti hanno due o tre nomi diversi), basta che lo vuoi.
Non è vero, se mai lo è stato e Harry Crews, con una lucidità e un’ironia che rasentano il cinismo, racconta così, tra le stanze di uno squallido hotel, fiumi di whiskey, corpi coperti di sudore, il sogno che diventa incubo.
Fin da adesso, tra i migliori romanzi di quest’anno.
Marco Denti


Pulp
Settembre-Ottobre 2005

Il titolo originale, Body, suona asciutto ed essenziale.
Come i corpi costruiti e forgiati dal sacrificio e dal sudore. Tutt’altro che celebrati in questo romanzo del 1990, in cui Harry Crews, oggi settantenne, dichiarava di "aver messo il body building al servizio della narrativa molto più che la narrativa al servizio del body building", insistendo sulla "fantasia" e sul gioco, cui nessun scrittore sa sottrarsi, di mescolare realtà e invenzione.
"Monumenti alla disciplina, all’abnegazione (…) e, in fin dei conti, al dolore", emblema del decennio reaganiano, dell’esasperata adorazione di un corpo concentrato su se stesso e sulla propria immagine, i body builder della East Coast, e il loro mondo anabolizzato e scintillante, sono in realtà i lucidi corpi nei quali si riflette una concezione sfalsata dello "stile americano", del bigness come categoria dello spirito. E dove il biancore della pelle, l’allure irreale delle pose evoca l’immobilità eterna delle statue, la loro funebre bellezza.
Al Blue Flamingo Hotel di Miami Beach, sotto i riflettori del prestigioso concorso che eleggerà Miss e Mister Cosmos, non c’è posto per un corpo votato a una perfezione estranea al culto della "stazza" e degli steroidi. La scena (finale) della competizione e della sfida - approdo obbligato delle storie feroci di Crews, del patire sommesso e iroso dei suoi umanissimi personaggi - è un palcoscenico spietato, una fiera delle vanità che non ammette deviazioni dall’ideale fisico che vuole propagandare.
Lo sa bene Shereel Dupont, ex segretaria di provincia diventata un’icona del body building, creatura del suo allenatore, orgoglio di un’imbarazzante famiglia di freaks (madre e sorella obese, padre tabagista e fratello incredibilmente irsuto) e di un fidanzato reduce del Vietnam. Lei inizia e finisce nel suo corpo scultoreo, mortificato da una mistica nuova: il culturismo come la boxe, sogno proletario e vita da vendere.
Alla fulgida e cruda parabola di Shereel - presenza centrale di un romanzo che non rinuncia a una sua necessaria coralità - Crews accorda una scrittura di rara potenza espressiva e mimetica, pelle e viscere dei personaggi che racconta. E dedica questo libro al figlio, Byron Jason Crews.
Ombretta Romei


Libreria Terzo mondo

Chi è capace di vivere, vive, chi non ci riesce, legge. Diceva così, più o meno, il protagonista di un film che vidi molti anni fa.
Io non mi rammarico mai dei limiti che le cose portano in sé (chi si ricorda delle parole di Vonnegut?), soprattutto se la vita è quella che descrive Crews nei suoi romanzi. Alcuni mesi fa avevo parlato de La fiera dei serpenti, il primo romanzo di Crews pubblicato in Italia.
Con questo restiamo in America e ci spostiamo dalla Georgia rurale per approdare a Miami. Meglio: una allegra famiglia georgiana lascia il paesello per assistere alla competizione cui deve partecipare la figlia minore, Shereel. Non è una competizione normale, no: si tratta di Body Building; in pratica l’elezione di Miss Universo.
La pletora di personaggi che ruotano attorno a Shereel è semplicemente inimmaginabile, come inconcepibili sono, per chi non si soffermi un attimo a pensare che è logico che ogni realtà lavorativa abbia le sue regole e le sue idiosincrasie, i comportamenti dei vari candidati al premio finale. Shereel in particolare è contrapposta a Marvella, altra culturista che rappresenta il polo opposto rispetto alla georgiana.
Se Shereel è tutto sommato proporzionata, una donna normale costruita perchè si noti la distribuzione simmetrica e pulita (priva di grasso) della muscolatura, Marvella è invece una donna costretta a rappresentare un uomo, grazie all’inizione di steroidi che il suo allenatore non le risparmia. Dopo i giorni di preparazione, incontri con la stampa e scazzi tra allenatori, si arriva alla sfida finale.
La parte più divertente, e tragica, della storia, la rappresenta però la famiglia di Shereel, i Turnipseed, i semi di rapa. Sono in sei, e già all’arrivo all’Hotel dove si svolge la finale creano scompiglio. Sono il prototipi dell’americano rozzo e incolto, quello che lotta contro il governo, che spara agli esattori delle tasse e all’FBI. Papà Fonse, sua moglie Earnestine e i figli, Motor e Turner sono macchiette di contorno.
Personaggi centrali sono invece la figlia, Earline e Nail, il ’fidanzato’ di Shereel. Di Earline, timida, inesperta e grassoccia, che quando si sdraia dispone i suoi grossi seni lungo i fianchi, si innamora un culturista affascinato dalle donne sovrappeso. Il corteggiamento tra i due raggiunge vette di surrealtà incredibili. Invece Nail, il chiodo, impersonifica la tragedia. Reduce dal Vietnam, ha fatto della violenza l’unica via per rapportarsi all’esterno. Sul petto porta tatuate queste parole: "Se ami qualcuno/Lascialo libero/Se ti ama tornerà/Se non torna/Inseguilo e uccidilo".
Non riesce a capire quello che sta facendo la sua ragazza e non approva l’ambiente in cui lavora, ma per amor suo lascia che tutto proceda fino a che viene pronunciato il verdetto della gara. Vi posso assicurare che non lo prende bene.
Antonio Donghi


libreria arte.tiscali.it
ottobre 2005

Questo è un romanzo che vi colpirà allo stomaco.
Perché parla della ricerca ossessiva della perfezione fisica, dell’ossessione del corpo di chi si sottopone a fatiche inumane pur di vincere una gara di body building. Shereel, infatti, è una delle favorite al titolo mondiale di culturismo e digiuna, fatica, non beve pur di arrivare perfetta alla competizione. Ma la sua famiglia è fatta di individui gretti, ignoranti e grassi che le daranno filo da torcere proprio nei giorni più importanti per lei. Irene Merli


Bresciaoggi

Corpi scolpiti di muscoli e luccicanti di olii, corpi espansi e tremuli di grasso. Corpi in ogni caso dilatati, mutanti, ostentati e invadenti, oggetto di culto paranoico, che si impongono diete ferree o che fagocitano tutto in preda ad una bulimia inesausta.
L’egemonia della corporalità dilaga in una società che ha bandito l’anima e ha appiattito i sentimenti. Anche il sesso è ormai una prestazione, anzi un allenamento per la manutenzione del corpo o altrimenti un’ossessione perversa che celebra nient’altro che il trionfo della carne o del piacere.
E’ un romanzo di bruta e materica fisicità Lucidi corpi (Meridiano Zero, pp. 248, euro 13,50) di Harry Crews, ma anche una straordinaria parabola morale e filosofica su un’America oversize, deragliata nel suo delirio di potenza, ipertrofica ed eccessiva.
Troppa in tutto, sia quando insegue lo stoicismo del sacrificio che quando abbatte ogni regola di morigeratezza, poiché la virtù non sta più in medium ma in extremis.
Il teatro della vicenda è un hotel di Miami, il Blue Flamingo, dove si tengono i campionati di body building. Shereel Dupont, la protagonista, una ex dattilografa trasformata in un monumento culturista, sta per coronare il suo sogno, dopo mesi e mesi di fatiche e privazioni. Il suo corpo è stato modellato alla perfezione, disidratato e ripulito anche dell’ultimo grammo superfluo. La vittoria sarà il suo riscatto da un destino gramo, il suo fazzoletto di gloria. I pronostici la indicano tra le favorite per il titolo, finché nell’albergo arrivano i suoi parenti, una famigliola di contadini del Sud, grezzi e gretti quanto basta, una sorta di enclave antropologica tutta animalità, ignoranza e pregiudizio.
Padre in perenne ebbrezza etilica, fratello balordo, madre e sorella taglie forti. In più il fidanzato di Shereel, Nail, un reduce dal Vietnam fuori di testa, attaccabrighe per vocazione e torvo nel suo progetto di follia e violenza. La delusione per la mancata conquista del trofeo innescherà la miccia degli eventi. Il climax tragico è annunciato dopo un crescendo grottesco con intermezzi di impagabile e sarcastica comicità.
Con una penna tagliente e aliena agli indugi psicologici, Harry Crews allestisce un carnevale altmaniano, brulicante di movimenti e di tensioni, mettendo a nudo la provincia greggia e intollerante di un’America di seconda fila, ma anche gli effetti letali delle false mitologie contemporanee. Dietro i volumi e le masse dei corpi si nasconde un vuoto interiore che ha la pericolosità di una polveriera.
Un romanzo che, nella sua grevità allucinata, ha l’afflato della profezia.
Nino Dolfo


Buscadero
Settembre 2005

Come già negli altri romanzi di Harry Crews (ricordiamo almeno La fiera dei serpenti, sempre Meridiano Zero) anche la parabola di Lucidi corpi (nella bella traduzione di Massimo Bocchiola) affonda rapidamente nei peggiori istinti umani, esplorati fuggendo rigorosamente ogni considerazione moralistica. In fondo l’essenza centrale di Lucidi corpi è proprio quell’american dream, puoi diventare qualcuno, se lo vuoi davvero, che Harry Crews disseziona fino alle estreme conseguenze.
A chi non ha istruzione e non ha alternativa tra andare a lavorare nei campi americani o partire per la guerra (c’è sempre un guerra a disposizione), resta il corpo come ultima possibilità e non c’è sport, se si può chiamare tale, più estremo e pericoloso del bodybuilding. Shereel Dupont alias Dorothy Turnipseed si sottopone così ad allenamenti massacranti e ad una dieta al limite dell’impossibile per raggiungere un sogno che è suo, ma ancora di più del suo allenatore, manager e uomo del momento.
Lui, Russell Morgan detto Russell Muscle (attenzione ai nomi perché in questa storia ognuno ne ha due o tre a disposizione e hanno sempre una valenza ben specifica), un ex campione le riserva una disciplina granitica, militaresca e velata di un perverso sadomasochismo. Ecco un esempio pratico dell’educazione a cui sottopone la sua beniamina: "Tu, non parlare. Ascolta.
In questa cosa devi metterci in cuore. Il tuo cuore. Devi lavorare. La vuoi, quell’acqua? Vuoi un bel cubetto di ghiaccio da succhiare. Sono per te, se te li guadagni. O te li guadagni o non li avrai".
Tutto, anche il sesso, è sacrificato sull’effimero altare della gloria che ha il suo luogo d’elezione in un caotico albergo di Miami, il Blue Flamingo Hotel. Mentre il processo di avvicinamento al grande show finale di bodybuiling funziona secondo le ambizioni e le tabelle di marcia di Shereel Dupont e del suo pigmalione, ecco arrivare l’intera famiglia Turnipseed che, sangue del proprio sangue, vuole gustarsi la sua porzione di gloria.
I southern accents dei Turnipseed (che tradotto significa semi da rapa) suonano come echi pericolosi e la loro presenza non è da meno: grassi, unti, dediti ad uno stile alimentare che è all’antitesi del bodybuilding (cibo preferito: pollo fritto in tutte le salse possibili; bevanda ideale ad ogni ora: Jack Daniel’s come se piovesse) in un attimo generano scompiglio in tutto il Blue Flamingo Hotel.
Anche perché alla famigliola si è aggregato Harry Barnes detto Nail Head, un personaggio esplosivo (proprio in senso letterale). Essendo stato il fidanzato di Dorothy Turnipseed prima di andare nel Vietnam, pensa di aver diritto a godersi, come gli altri, il momento di felicità famigliare. Solo che Dorothy Turnipseed è diventata Shereel Dupont e lui, nonostante le assicurazioni ("Io mi controllo sempre, cristo se mi controllo.
È ’sto mondo del cazzo, che il controllo non ce l’ha"), quel poco raziocinio che aveva (molto integro, sembra di capire, non lo è mai stato) l’ha perso nelle gallerie dove andava a caccia di vietcong. Dalla sua apparizione in poi, è facile intuirlo, la storia di Lucidi corpi degenera rapidamente fino alla devastante, imprevedibile raffica di eventi finale. Harry Crews tratteggia i personaggi in modo indelebile, con pochi ed incisivi particolari e poi li butta nella mischia, con un ritmo serrato e dialoghi taglienti. La sua lucidità sfiora il cinismo ma è equilibrata da molta e saggi ironia: non a caso, nel cuore di Lucidi corpi c’infila una love story tra un campione di bodybuilding, Billy Bat e la sorella di Shereel Dupont, Earline (Turnipseed, ovviamente).
Lei trova in lui il principe azzurro dei suoi sogni e lui trova in lei tutto ciò che per i muscoli, la pelle e il bodybuilding si è negato: "pasticcini, braciole di maiale, pollo fritto, frollini madidi di burro" di cui lei, naturalmente, ha fatto incetta.
Nel loro paradossale abbraccio si consuma tutto il mondo dei Lucidi corpi che è spiazzante nel tracciare una linea molto labile tra i vincitori e gli sconfitti, tra le vittime e i carnefici, tra il sogno e l’incubo (che, guarda caso, per Shereel Dupont hanno comunque la stessa colonna sonora: Streetfightin’ Man dei Rolling Stones). Imperdibile.
Marco Denti


fahrenheit451quarrata.over-blog
21 Maggio 2009

Corpi da modellare. Corpi che consumano, corpi tirati al massimo, che devono essere sempre più grossi.
Corpi lucidi, tesi, guizzanti, che devono rinunciare a tutto per essere puro muscolo, che tutto devono espellere e niente possono trattenere. Lucidi corpi è un romanzo sulla ricerca ossessiva della perfezione fisica. E questa ossessione per il corpo diviene simbolo nevrotico di uno stile di vita made in USA che vuole tutto il più grande possibile, dalla macchina al televisore, dai bicipiti alla pistola.
Ma ci sono anche altri corpi in questo libro, corpi obesi, che non si negano nulla, corpi dediti al piacere, vaste praterie di pelle a buccia d’arancia, carni tremule e straripanti come budini impegnate in scene di comica seduzione.
Protagonista del romanzo è Shereel Dupont, aspirante al titolo mondiale di body building femminile. Solo due cose possono impedirle di vincere il titolo. Una è Marvella Washington, un’altra concorrente che alla palestra ha aggiunto gli steroidi trasformando così il suo corpo non solo in una guizzante massa di muscoli, ma bensì in una enorme massa di muscoli. L’altra cosa che mette a rischio la possibilità di Shereel di vincere è la calata a Miami, direttamente dalla Georgia, dei suoi parenti, una famiglia di contadini del Sud dalla mentalità gretta e conservatrice.
Il padre che tra un pregiudizio e l’altri si scola una bottiglia di Wisky con i figli, la madre e la figlia che trasudano in eguale misura grasso e ignoranza, il fidanzato con l’hobby di attaccar rissa con il primo che passa. Insomma tutto il contrario della ferrea e cieca disciplina di quei concorrenti che si sfiniscono sotto pesi titanici, nello sforzo di non essere un corpo ma il corpo. Queste due follie tutte americane, accomunate dall’assillante volontà di predominare e imporre il proprio modello, si scontrano in uno snervante crescendo di tensione fino alla premiazione finale.
È un romanzo di bruta fisicità, ma anche una straordinaria parabola morale e filosofica su un’America over-size, deragliata nel suo delirio di potenza, ipertrofica ed eccessiva.
Un romanzo in bilico tra isteria e comicità, dove accettare la sconfitta sembra un’ipotesi ancora peggiore della morte stessa.

la Gazzetta del Mezzogiorno
15 Ottobre 2005

VITE DI ATLETI IN POSE MUSCOLOSE

Avete presente i culturisti, quegli atleti dai corpi scolpiti, i muscoli ben definiti ed esaltati in pose plastiche che rievocano la perfezione delle antiche statue greche? Molto spesso, forse anche per invidia, sono oggetto di critiche, quando non di scherno, per l’estremo estetismo, quasi fine a se stesso, di cui sono espressione.
Eppure, dietro, sopratutto se le finalità sono agonistiche, professionali, c’è un mondo di sacrificio paragonabile, se non superiore, a qualsiasi altra disciplina sportiva: allenamenti massacranti e specifici, quotidiani, feroce attenzione all’alimentazione, allo stile di vita, riposo in giusta dose, tensione continua. Certi sorprendenti risultati corporei non sono affatto casuali.
E quanti, tra i culturisti o body-builder che dir si voglia, si preparano per concorrere a gare di Mister o Miss Muscolo, siano nazionali o internazionali, affrontano stress fisici e psicologici non minori di un atleta qualsiasi ad una analoga competizione ufficiale.
Le famose "pose", poi, hanno un loro codice e valenza precise. Apprendiamo tutto ciò da un romanzo di grande presa, divertente, ironico, ma al contempo serio e partecipato, molto competente, che apre uno squarcio importante su questo mondo, nel suo complesso, più di quanto possa farlo una delle tante riviste del settore in commercio anche in Italia (segno, comunque, di un mercato più vasto di quanto si creda).
Parliamo di Lucidi corpi dell’americano Harry Crews, edito da Meridiano Zero, una commedia brillante che volge alla tragedia, e che va letto, oltre che per l’argomento così singolare, per le qualità letterarie che esprime in termini di racconto, trama, personaggi, psicologie. La storia è tutta raccolta intorno a Shereel Dupont, raffinato nome de plume del più volgare Dorothy Turnipseed (traduzione letterale: seme di rapa), una splendida body-builder che partecipa, a Miami, ai campionati del mondo di culturismo. Shereel è in assoluto la favorita.
La posta in palio è altissima, non solo per il titolo, ma anche per il prestigio ed i soldi, in termini di sponsorizzazioni, che quello trascina con sé. Una vittoria diventerebbe una garanzia di vendita per tutto ciò che concerne l’abbigliamento, il cibo, gli attrezzi sportivi, ai quali il suo nome sarebbe associato (ecco perché un cognome come Turnispeed doveva essere necessariamente cancellato addirittura dall’anagrafe, dimenticato, rimosso). Ma, presto, capiremo che per Sheereel in particolare, non è una questione solo economica, ma anche di affermazione morale, per dare un senso agli estremi sacrifici che il risultato di quel suo corpo ha comportato e continua a comportare in ogni minuto della giornata, e che deve essere mantenuto fino al momento della gara, nel corso della quale Shereel si troverà a competere con altri corpi di donna simili al suo.
La vediamo pertanto alle prese con il suo fanatico allenatore, Russell Morgan detto Russell "Muscle", che le impone esercizi e dieta calibrati al grammo e alle ripetizioni e metodologie dei singoli set per mantenere forme e peso, compatibili con la sua altezza, per non parlare poi del giusto apporto di vitamine, liquidi, sali minerali e quant’altro che le permetterà di essere la numero uno al mondo.
Lo stesso sesso, svuotato del suo valore erotico, è sottoposto a questa finalità. Russell inchioda al letto Shereel, strapazzandola con i suoi coiti animali, per farla sudare e consumare calorie quel tanto da farla riportare, a causa dei pochi grammi in più che si ritrova, all’interno dei suoi ideali cinquantasei chili. E Shereel tutto accetta e subisce con uno spirito di sopportazione che esclude qualsiasi tipo di godimento che anche un sesso maschio come quello di Russel può darle. Finché però, ad assistere alla gara, non arriva dalla profonda provincia americana in cui è nata e cresciuta, la sua famiglia al completo, padre, madre, fratello, sorella obesi e crapuloni, in compagnia del fidanzato di Shereeel, un violento e pericoloso reduce della guerra nel Vietnam, che nulla sa del tipo di gara a cui la sua promessa sposa parteciperà.
È qui che si mette in atto la vera e propria commedia che lo scrittore Harry Crew allestisce con pagine di forte presa narrativa, divertenti, quasi comiche, seppur sul filo di un terrore incombente che la presenza inquietante del fidanzato di Shereel continuamente minaccia di far esplodere. Fino al momento, esaltante, carico di pathos, della gara che vedrà Shereel competere con la meravigliosa, temibile, Marvella, e la cui conclusione assumerà una svolta tragica, inaspettata e malinconica, per quanto tutta contenuta nelle premesse.
Diego Zandel


imolaoggi.it
5 Dicembre 2005

Corpi da modellare. Corpi che consumano, corpi tirati al massimo, che devono essere sempre più grossi. Corpi lucidi, tesi, guizzanti, che devono rinunciare a tutto per essere puro muscolo, che tutto devono espellere e niente possono trattenere.
Lucidi corpi è un romanzo sulla ricerca ossessiva della perfezione fisica. E questa ossessione per il corpo diviene simbolo nevrotico di uno stile di vita made in USA che vuole tutto il più grande possibile, dalla macchina al televisore, dai bicipiti alla pistola. Ma è più libero chi sa soggiogare la volontà a fatiche inumane o chi si abbandona senza remore alla debolezza della carne? Perché ci sono anche altri corpi in questo libro, corpi obesi, che non si negano nulla, corpi dediti al piacere, vaste praterie di pelle a buccia d’arancia, carni tremule e straripanti come budini impegnate in scene di comica seduzione.
Al Blue Flamingo Hotel di Miami si decidono i vincitori del mondiale di bodybuilding, che saranno i modelli da imitare per la prossima generazione. Finché in questa parata di corpi perfetti irrompono i parenti di Shereel – una delle favorite per la conquista del titolo –, una famiglia di contadini del Sud dalla mentalità gretta e conservatrice. Il padre che tra un pregiudizio e l’altro si scola whisky con i figli, la madre e la figlia che trasudano in uguale misura grasso e ignoranza, il fidanzato con l’hobby di attaccar rissa con il primo che passa. Insomma, tutto il contrario della ferrea e cieca disciplina di quei concorrenti che si sfiniscono sotto pesi titanici, nello sforzo di non essere più un corpo, ma il corpo. E queste due follie tutte americane, accomunate dall’assillante volontà di predominare e imporre il proprio modello, si scontrano in uno snervante crescendo di tensione fino alla premiazione finale.
Un romanzo in bilico tra isteria e comicità, dove accettare la sconfitta sembra un’ipotesi ancora peggiore della morte stessa.


kataweb.it/francescamazzucato
17 Febbraio 2006

Come sempre, o quasi sempre, una manciata di titoli da comprare, ordinare, sfogliare, accarezzare annusare e leggere nel fine settimana e non solo. ... La letteratura che parla di corpi, che parte dal corpo e si dilata, si apre, raccontando mondi. Spesso impensabili. Spesso perversi, esilaranti e divertenti. Harry Crews in Lucidi Corpi, Meridiano Zero, racconta corpi perfetti, muscoli tesi, la fatica e il sudore per diventare simili a gigantesche sculture di carne, corpi guizzanti coi muscoli in evidenza, ma anche corpi imperfetti, grassi e malvestiti. Che arrivano e che portano, con l’imperfezione fisica anche l’inaspettato evento narrativo, ciò che fa deragliare dall’immagine ossessiva e fasulla di perfezione che viene evocata nelle prime pagine. Attraverso corpi variamente declinati, corpi folli, corpi disperati Crews si rivela uno strepitoso narratore di un’America nera, provinciale, devastata. Un paese dove il grasso, il sudore, l’ignoranza e la follia colano insieme alla bava. Un paese che è stato raccontato in tanti modi, ma che Crews riesce a far sentire nello stomaco, nelle budella e sulla pelle con una voce strepitosa e originalissima. Potente come poche altre.
 Francesca Mazzucato

Da inserire:


Data di inserimento in catalogo: 20.03.2013.

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