Elementare, Chaplin! recensione su Repubblica

Elementare, Chaplin! recensione su Repubblica

Recensione apparsa su Repubblica il 02 Dicembre 2012

Tutti pazzi per Chaplin, piccolo eroe letterario

di Dario Pappalardo

Bombetta e bastone sono appena andati all’asta. Brodway ha in cartellone il musical sulla vita. Ma anche la fiction contribuisce in questi giorni a togliere un po’di polvere dal mito di Charlie Chaplin. Lo fanno ora due libri uguali e contrari. L’ultimo ballo di Charlot di Fabio Stassi (Sellerio) è già un caso: prima ancora di uscire, alla Fiera di Francoforte ha attirato l’attenzione di una decina di editori stranieri (Gran Bretagna in testa con Portobello/Granta). Leggendolo, si capisce perché. Stassi si impossessa della voce di un Chaplin ormai al tramonto che, in prima persona, ricostruisce la sua storia (e quella della nascita del cinema) in una lunga lettera al figlio più giovane, Christopher, avuto in tarda età. Negli intervalli del racconto, Charlot gioca a scacchi con la Morte, che arriva puntuale ogni Natale. Ma non ci sono pedine, cavalli o re: la partita si disputa sul territorio che più si confà all’attore, quello della comicità. Insomma, l’ex vagabondo in bianco e nero deve riuscire a far ridere la signora con la falce o sarà la fine. Con i baffi finti che si scollano e la schiena che non asseconda più le piroette di una volta, non sarà facile. Già autore di La rivincita di Capablanca, sul campione del mondo di scacchi del 1921, qui Stassi attraversa un’altra vita straordinaria, compiendo un’operazione quasi medianica: restituisce al lettore lo sguardo di Chaplin sul mondo. Tra nostalgia per il sogno perduto del grande schermo e una teatrale ironia (vedi dialoghi con la Morte), l’operazione può appassionare cinefili e non solo.

Su tutto un altro campo letterario gioca invece Elementare, Chaplin! dello spagnolo Raphael Marìn, appena pubblicato da Meridiano Zero (traduzione di Mariana E. Califano) qui siamo dalle parti del puro divertimento. L’autore finge di aver ricevuto un manoscritto in cui lo stesso Chaplin descrive una serie di avventure incredibili. L’incipit, abbastanza corretto dal punto di vista biografico, è folgorante: «Mio padre era un ubriacone. Mia madre era diventata pazza… Venni al mondo l’anno successivo alle vicende di Jack lo Squartatore». Il monello, in questo caso, è lo stesso Charlie, anzi è la «piccola carogna di Kennington Cross», nella Londra di inizio Novecento. A proposito di strade, un’altra in cui si imbatte il ragazzino non ancora star è Baker Street. A questo punto i fan di Sir Arthur Conan Doyle, che già avrebbero dovuto presentire qualcosa dal titolo del libro, sono davvero allertati. Elementare: Chaplin diventa un collaboratore di Sherlock Holmes. Ma non è finita: pagina dopo pagina, compaiono Albert Einstein, Fu Manchu, Oscar Wilde, la Lucy di Dracula e riferimenti a Frankenstein. In letteratura si può giocare senza regole.


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Pubblicato: 07.02.2013
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